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Il Periodo Orientalizzante nell’Arte dell’Antica Grecia

Il Periodo Orientalizzante (VIII – VII secolo a.C.) segue il Periodo Geometrico ed è così denominato per le grandissime e importanti influenze, non solo nell’arte ma nella cultura greca in generale, provenienti dall’Oriente. Assistiamo infatti all’intensificarsi di scambi commerciali con Cipro, la Fenicia, la Siria e la Cilicia ed anche alla migrazione di popolazioni dovuta alla forte pressione assira attestata tra il IX e il VII secolo a.C. La conseguenza più importante è l’influenza che la cultura orientale ha su quella greca: l’introduzione della mitologia orientale più macabra e piena di mostri come grifoni, centauri e chimere provoca una risposta dalla cultura greca che a tutto questo caos contrappone l’ordine rappresentato dal pantheon delle sue divinità.

La ceramica: l’aryballos di Bellerofonte

In questo periodo la capitale indiscussa della ceramica fu Corinto. Mentre infatti ad Atene si andava ancora ripetendo senza innovazione lo stile geometrico, a Corinto, forte anche della sua posizione geografica al centro degli scambi commerciali con l’oriente, si assiste all’evoluzione della ceramica con l’introduzione di decorazioni sempre più dinamiche e complesse.

L’aryballos di forma allungata da Tebe, conservata al Museum of Fine Arts di Boston, racconta un mito molto caro a Corinto, Bellerofonte che affronta la Chimera, ma lo fa riempiendo la scena di decorazioni che nulla hanno a che fare con l’azione: due sfingi ai lati, una caccia alla lepre in basso e nello sfondo varie decorazioni. Notiamo come il tutto però non perde di significato senza diventare troppo carico, ma mantiene una sua fluidità che non appesantisce affatto l’occhio.

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Aryballos da Tebe – Museum of Fine Arts (Boston) ©

La scultura: la Dama di Auxerre

É di questo periodo lo sviluppo della scultura monumentale e l’affermazione del cosiddetto stile dedalico. Dedalo, che deriva dal verbo che significa lavorare ad arte, è stato negli ultimi anni definitivamente riconosciuto come una figura mitica dopo molte incertezze dovute principalmente alla miriade di informazioni che abbiamo sulla sua vita.

Per parlare della scultura del Periodo Orientalizzante prenderemo ad esempio la Dama di Auxerre, conservata al Musée du Louvre di Parigi, per spiegare le caratteristiche di questo stile. Innanzitutto notiamo che questa statua, composta di pietra calcarea, è un tutto tondo che rappresenta una giovane donna vestita con un peplo, probabilmente policromatico, e con una acconciatura di tipo orientale in una posizione che sembra essere votiva.

La frontalità della figura con le parti del corpo giustapposte ad un asse centrale è la principale caratteristica dello stile insieme alla faccia triangolare, la bocca che accenna ad un sorriso e le mani e piedi sproporzionate contrastate dalla rotondità plastica del seno e delle braccia. Una notevole evoluzione dallo stile geometrico precedente ma di cui si possono ancora intravedere le influenze rimaste.

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Dama di Auxerre – Musée du Louvre (Parigi) – Ph. Christian Larrieu ©

Architettura: Heraion di Olimpia

Con l’avvento del Periodo Orientalizzante assistiamo alla più grande ed importante evoluzione dell’architettura greca con la sostituzione del legno con la pietra e la definitiva affermazione della peristasi, specialmente nell’area dorica, della trabeazione e delle tegole.

Massimo esempio di questo nuovo stile è lHeraion di Olimpia eretto tra il 650 a.C e i primi anni del VI secolo a.C. Costruito in pietra e circondato da una peristasi, anch’essa composta da colonne in pietra, è importantissimo per la composizione che si affermerà negli anni come quella canonica da rispettare. E’ composto da un distilo in antis (ovvero con le colonne fra le ante), due colonne poste all’entrata e alla parte posteriore del tempio, e dalla composizione di pronao, la parte anteriore, della cella, la parte centrale del tempio che custodiva la statua della divinità, e l’opistodomo, la parte posteriore citata prima che conteneva le offerte votive.

Si può notare come questa nuova forma fosse molto simmetrica e piacevole non solo agli occhi ma anche per i fedeli che ora potevano usufruire di posti al riparo dalle intemperie per offrire tributi e pregare le divinità.

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Heraion di Olimpia – Pianta

Bibliografia

📖 Giorgio Bejor, Marina Castoldi, Claudia Lamburgo, Arte Greca dal decimo al primo secolo a.C., Mondadori Università, 2013

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a cura di

Bogdan Aurelio Chifor

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