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Anfione e il potere della musica

Figlio di Zeus e di Antiope, Anfione nella mitologia greca è identificato come un personaggio dall’animo gentile, cultore della poesia e della musica. Di lui ci parla Apollodoro nella sua Biblioteca , ma anche Omero nella più celebre Odissea.

Il mito di Anfione

Una versione del mito narra che la madre Antiope, figlia di Nitteo re di Tebe, fu sedotta da Zeus, e per sfuggire alle ire del padre quando si accorse della gravidanza inattesa, si rifugiò presso Epopeo, re di Sicione città situata sul golfo di Corinto. Questo scatenò una sanguinosa guerra durante la quale Nitteo fu ucciso. Lico, zio di Antiope, sconfisse Epopeo, vendicando così la morte del fratello, e riportò Antiope in catene a Tebe.

Qui la ragazza diede alla luce due gemelli, Anfione e Zeto, e quando Lico ne venne a conoscenza ordinò che questi venissero abbandonati sul monte Citerone, dove li trovò un pastore che li prese con sé e li crebbe come figli suoi. Antiope fu quindi riportata incatenata e in schivitù nella Cadmea, l’antica roccaforte di Tebe, dove Lico e sua moglie Dirce avevano occupato il trono vacante. Un giorno però Antipe riuscì a fuggire, e dirigendosi verso il monte Citerone, si riunì con i figli ormai cresciuti. Venuti a sapere delle ingiustizie e dei maltrattamenti subiti dalla madre Antiope, Anfione e Zeto subito si diressero a Tebe per vendicarla e reclamare il trono.

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Dettaglio del Toro Farnese – Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Ph. Roberto De Martino ©

Sconfitto ed espulso lo zio Lico, i gemelli iniziarono la costruzione della parte bassa della città. Zeto rimproverava spesso ad Anfione la sua passione per la lira; “la musica ti distrae” gli diceva, “e ti impedisce di dedicare il tuo tempo a cose utili“. Tuttavia al suono della lira di Anfione le pietre si mossero ubbidienti, ammucchiandosi docilmente l’una sopra l’altra, e fu così, grazie al potere della musica di Anfione, che vennero costruite le poderose mura della città di Tebe.

” […] due pargoletti aveva concetti, Anfione e Zeto,
che Tebe pria fondaron, città di settemplici porte,
che la munir di torri; perché rimaner senza torri,
per quanto in Tebe fosser gagliardi, possibil non era. […]”

(Omero – Odissea – Canto XI)

Anfione e Zeto: il Ciclo Tebano

Il mito di Anfione e del fratello Zeto, come le vicende delle madre Antiope, fanno parte di una lunga serie di miti raccolti nel cosiddetto Ciclo Tebano, oggi completamente perduto fatta eccezione per qualche brevissimo frammenti proveniente dalla letteratura e dalla drammaturgia greca. Secondo la leggenda, i due fratelli vollero cingere Tebe di mura, ma mentre Zeto portò avanti il lavoro con fatica potendo contare solo sulla forza delle braccia, Anfione lo completò facilmente, grazie alle risorse della sua arte musicale e alla lira, ottenuta in dono da Ermes per le sue abilità di cantore e musico. Attraverso il suono portentoso della lira divina, Anfione trascinò giù dal monte Citerone le pietre, che andarono da sé a collocarsi in modo da formare il cerchio delle mura: la materia non gli oppose alcuna resistenza.

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Gian Battista Tiepolo – Trionfo dell’eloquenza – Palazzo Sandi (Venezia)

Il potere civilizzatore dell’eroe tebano evoca numerosi parallelismi con il mito di Orfeo: come quest’ultimo con il suo canto e con la musica è in grado di placare le belve feroci, così Anfione ammansisce con la musica e con il canto la razionalità del fare costruttivo.

La lyra nelle fonti

Lo studio delle fonti letterarie relative al mito di Anfione permette di individuare alcune varianti circa lo strumento musicale adoperato nella costruzione della cinta muraria.

Per la maggior parte degli autori antichi egli si serve della lyra, ma alcune fonti menzionano la kìthara (Apollodoro di Atene) e la phorminx (Apollonio Rodio), strumento intermedio tra la lyra e la cetra di probabile origine mesopotamica. Talvolta si ha l’impressione che  i tre termini siano impiegati come sinonimi.

“Zeto si occupava del bestiame, e Anfione invece si esercitava nella citarodia, con la cetra che gli aveva donato Ermes.”
(Apollodoro – Biblioteca – Libro III)

Pausania riporta una tradizione secondo la quale Anfione sarebbe stato l’inventore della lyra a sette corde, avendo aggiunto tre corde alle quattro già esistenti. Lo strumento che ha presieduto alla creazione delle mura e la creazione sono dunque inscindibili: la forma stessa della lyra è iscritta nelle mura circolari di Tebe e le sue sette corde corrispondono alle sette porte. La lyra diviene così una metafora della città stessa.

Bibliografia

🏺 Omero - Odissea
🏺 Apollodoro - Biblioteca
📖 Robert Graves - I miti greci - Dèi ed Eroi in Omero vol. 1 - Longanesi - 1992
📄 Elisabetta Pala - La mousiké téchne nel mito greco - Medea vol. 1 - Giugno 2015

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a cura di

Niccolò Renzi

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