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I Mercati di Traiano: il supermercato dell’Antica Roma

I Mercati di Traiano sono un complesso archeologico che rappresenta un unicum a Roma: questo quartiere ha infatti vissuto un’evoluzione continua, vedendo modificato il suo utilizzo: da centro amministrativo strategico dei Fori imperiali, a residenza nobiliare, a fortezza militare, a sede prestigiosa di convento, sino ad essere una caserma.

Le origini del termine macellum

Il macellum nell’Antica Roma è sempre stato un edificio nella sua piena eccezione del termine; oggi, invece, nella lingua corrente più che a un edificio costruito fa pensare più ad una funzione economia. Prima di addentrarci nella funzione, dobbiamo chiederci da dove derivi il termine. Il termine, come la maggior parte di quelli utilizzati dai latini, viene da una parola greca che identifica sì il mercato in senso stretto, ma solo dopo la conquista romana. Prima di questo deriverebbe da una parola semita che in qualche modo aveva a che fare con dei “recinti” o delle “inferiate”, adibiti alla circoscrizione di botteghe permanenti o bancarelle temporanee. Con l’andare del tempo il termine che si ritrova spesso in iscrizioni, epigrafie e fonti letterarie, si è evoluto ed è andato a identificare diverse installazioni separate e poco delimitate fino ad un vero e proprio spazio unitario e ben definito.

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Veduta interna dei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali ©

Il macellum di Traiano

Accresciuti di molto i bisogni della città di Roma, la prima età imperiale vide la costruzione di due nuovi macella di cui si conservano pochissimi resti. Vi era il macellum Liviae, attestato sull’Esquilino, e quello fatto erigere da Nerone, il macellum Augusti noto come macellum Magnum, cioè il grande mercato.

Tra la fine del I e l’inizio del II d.C., la distruzione del vecchio macellum situato presso l’antico Foro repubblicano, con la conseguente costruzione del forum Pacis di Vespasiano, i Mercati di Traiano ricoprirono un posto importantissimo nell’ideazione di una nuova strategia di accumulo e smercio delle derrate alimentari. A questo punto bisogna però essere consapevoli del fatto che ancora ad oggi non si è a conoscenza della precisa funzione che ricopriva questo complesso di edifici, quello che è possibile supporre è che non svolgeva un’unica funzione ma diverse, perché strutture del genere dovevano per loro natura continuare a cambiare servizio in base alle esigenze della città e del contesto urbano, fattori in continuo mutamento.

Questo mercato perciò doveva servire Roma, quindi doveva essere duttile e rispondere a diverse esigenze di diverse nature. È assai probabile che si organizzassero, stoccassero e distribuissero le derrate alimentari, nonché venivano messi in affitto locali per la vendita al dettaglio di merce.

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Veduta interna dei Mercati di Traiano – ScoprendoRoma.info ©

L’importanza per gli studiosi

Nonostante queste lacune, il complesso riveste una grande importanza per gli studiosi perché ad oggi chiunque   può vedere direttamente e studiare sul campo le diverse tecniche edilizie utilizzate: sono ancora presenti e ben osservabili la maggior parte dei muri d’alzato, delle volte, nonché i rivestimenti degli ambienti fino all’ultimo livello, questo il più marcatamente rimaneggiato nel corso dei secoli.

Tutto ciò è ancora più importante alla luce del fatto che anche durante le fasi di costruzione fu un vero e proprio laboratorio di sperimentazioni: dalle forme disparate delle volte, alla correzione in itinere di errori di progettazione, alla profonda trasformazione territoriale che vide coinvolta la sella montuosa che collegava in origine il Quirinale e il Campidoglio.

La struttura

Il complesso è costituito da due grandi blocchi edilizi a pianta irregolare, articolati in vari corpi di fabbrica disposti su terrazze a diversi livelli di quota che raggiungono i quattro piani. Gli studiosi nelle proprie trattazioni hanno sempre distinto i due blocchi maggiori, poi singoli edifici o corpi di fabbrica importanti e caratteristici. Nella non ampia letteratura si trova spesso parlare, per la parte inferiore, del Grande Emiciclo, costituito da due sale semicircolari situate alle opposte estremità denominate rispettivamente Aula di Testata nord e Aula di Testata sud. Successivamente si parla del Piccolo Emiciclo e di due altri edifici che stanno al lato nord e al lato sud di via di Campo. Nella parte superiore si distingue una Grande Aula e un edificio disposto su quattro livelli denominato Corpo Centrale. Altre costruzioni che non hanno trovato una denominazione specifica sono: i “nicchioni” e l’arcone ad essi appoggiato; al di là di una strada che oggi taglia il complesso si trova l’insula a Cisterne.

L’esedra centrale con la facciata scandita da architravi, piedritti in travertino e rivestita di mattoni era a due piani: a terra lo spazio accoglieva undici botteghe, mentre la parte superiore aveva ventiquattro finestre ad arco inquadrate da pilastrini, che illuminavano un corridoio curvilineo coperto a volta. Questo corridoio era sovrastato da una terrazza, il terzo piano, dove erano ammesse altre botteghe rivolte in direzione opposta a quelle del pianterreno. A nord della struttura si ergeva il cuore pulsante dell’intera costruzione: una navata centrale coperta da una volta a sei crociere era fiancheggiata da dodici botteghe, sei per lato, mentre al piano superiore trovavano posto delle tabernae. Questa organizzazione apre ancora oggi interrogativi sulla sua reale funzione, anche se alcuni esperti pensano che si possa identificare come parte della basilica Ulpia. A sud si estendevano ambienti che potevano ospitare altri uffici o servizi.

Nel grande emiciclo sono stati ritrovati pavimenti di marmo e opus sectile alle pareti, si deduce che forse lì vi erano uffici pubblici, forse connessi con attività culturali-educative. Ad avvallare questa teoria c’è Eugenio La Rocca, che trovando sedute di legno le connette a quelle aventi la stessa funzione nei ginnasi. La facciata del grande emiciclo ha inoltre un’alternanza di timpani di diversa forma, intervallati da lesene in laterizio e terminanti in capitelli di travertino in ordine tuscanico. Questa teatralità ha fatto molto discutere gli studiosi sull’effetto scenografico che si poteva avere mentre si camminava nella sottostante strada, altri dirimono la questione propendendo più ad un necessario accordo illusionistico tra la basilica, Foro e il colle.

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Pianta dei Mercati di Traiano – StorieParallele ©

Datazione

Alcuni bolli laterizi ritrovati sui mattoni possono far pensare ragionevolmente che i lavori iniziarono fra il 94 e il 95 d.C., durante l’impero di Domiziano; l’inaugurazione vera e propria avvenne successivamente tra il 112 ed il 113 d.C. La maggior parte del complesso sicuramente venne completata durante l’età traianea, probabilmente sotto la supervisione dell’architetto Apollodoro di Damasco.

Bibliografia

C. Ricci, Il Mercato di Traiano, in Capitolium, 5, 1929, pp. 514-555.
R. A. Staccioli, I Mercati Traianei, in Capitolium, 40, 1965, pp. 584-593.
F. Coarelli. Roma, Guide archeologiche Laterza, Roma-Bari, 1980, pp. 118-119.
P. Gross, Architettura Romana. Dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dell’alto impero. I monumenti pubblici, Longanesi&C., Milano, 1996, pp. 504-519.
Ungaro L., I Mercati Di Traiano: Aspetti Funzionali e Strutture, in Bullettino Della Commissione Archeologica Comunale Di Roma, 104, 2003, pp. 205–218.

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a cura di

Simone Bonaccorsi

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