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Tridentum: Trento ai tempi degli Antichi Romani

Ebbene sì, gli Antichi Romani arrivarono sino a Trento. La conquista romana del Trentino avvenne nel corso del I secolo a.C. e la città di Trento venne battezzata Tridentum, ovvero città dei tre denti. La città, già accampamento militare (castrum), divenne municipium tra il 50 e il 40 a.C.

L’antica città è stata riportata alla luce ed è ora visitabile: lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, ricorda l’antico quartiere cittadino denominato appunto Sas, in parte raso al suolo negli anni ‘30 per fare spazio alla piazza antistante gli scavi, dedicata a Cesare Battisti. Non solo un’area archeologica: in questo spazio vengono ospitati anche attività didattiche, incontri, conferenze, mostre e spettacoli.

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Tridentum – Una porzione di pavimento finemente decorato di mosaici

La scoperta della Trento romana

Gli scavi archeologici, effettuati in occasione del restauro e dell’ampliamento del Teatro Sociale, occorso fra il 1990 e il 2000, hanno portato alla luce 1.700 mq di città romana. L’allestimento, mantenuto al di sotto dell’attuale manto stradale, si snoda in una vera e propria città sotterranea: scendendo le scale di accesso, il visitatore viaggi nel tempo, tornando indietro di circa 2000 anni. L’ampia area è costituita da spazi pubblici ed edifici privati. Si possono infatti ammirare un buon tratto del muro della cinta urbica orientale con una torre trasformata in età imperiale in porta urbica, un esteso segmento di strada pavimentata con grandi lastre di pietra rossa locale, in cui sono peraltro visibili i solchi lasciati dalle ruote dei carri.

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Tridentum – Un tratto di strada pavimentata

Al di sotto dello stesso impianto stradale romano, sono stati riportati in luce vari condotti riferibili ad un’articolata rete fognaria: caratteristica la presenza di un pozzo, che ancora funzionante, vede innalzarsi il livello dell’acqua quando la città è colpita da perturbazioni. Non mancano abitazioni private con ricchi pavimenti decorati a mosaico, cortili e la bottega di un vetraio. Nel sito di Palazzo Lodron sono stati rinvenuti i resti di due praefurnia, cioè le caldaie realizzate in laterizi, che servivano a riscaldare l’aria e ad incanalarla sotto i pavimenti delle stanze adiacenti.

Le recenti ricerche archeologiche condotte nella regione, in particolare nell’area occupata dall’attuale capoluogo e nella piana Gardesana, stanno restituendo informazioni di fondamentale importanza per ricostruire il processo di romanizzazione del territorio trentino.

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Tridentum – Il pozzo ancora funzionante

Ostriche e vino: in cucina con gli Antichi Romani

I numerosi ritrovamenti riferibili all’archeologia del cibo hanno ispirato l’allestimento della mostra “Ostriche e vino”. Ricchissimi i reperti esposti: utensili e suppellettili da tavola in ceramica di varia fattura, vasellame in bronzo per la cottura dei cibi, raffinate coppe e bicchieri in vetro smerigliato denotano l’abilità artistica degli artigiani del territorio. Numerosi anche i resti organici, fra cui possiamo ammirare cereali, legumi, vinaccioli. Molti i commestibili che non ti aspetti di trovare in una regione montana, come le ostriche di mare, provenienti probabilmente dalla costa adriatica.

Gli scavi hanno restituito reperti importanti per ricostruire la storia della gastronomia antica, come i resti di griglie in ferro per mantenere i recipienti di cottura separati dal contatto diretto con il calore. Rinvenute anche delle teglie antiaderenti di grandi dimensioni, adatte alla cottura di pane o frittate, molto simili a quelle attualmente presenti nelle nostre cucine. All’interno di un complesso produttivo, attivo tra il I ed il III secolo d.C., sono state rinvenute alcune teglie dotate di un fondo ricoperto da uno spesso strato di vernice rossa, con funzione impermeabilizzante: queste erano utilizzate per la cottura di pasti per i lavoratori dell’officina, una sorta di “servizio mensa aziendale”.

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Tridentum – Materiali per la cottura dei cibi

Sempre all’interno della cerchia cittadina, più precisamente all’interno del sito di Piazza Verzeri, oltre alle ostriche è stato rinvenuto un frammento di contenitore destinato a contenere del miele, come suggerisce la scritta graffita mellis. Rinvenuto nell’hinterland trentino, più specificamente nella località di Arco, degno di nota è il bicchiere in vetro bianco con pareti sfaccettate, prodotto nelle officine renane ed ispirato a manufatti importati dal Vicino Oriente.

Cereali, legumi, frutta e verdura, ma anche spezie e piante aromatiche: questi gli alimenti maggiormente attestati nello scavo di Navicello, località nei pressi di Rovereto. Qui sono stati rinvenuti soprattutto miglio e lenticchie, oltre ad una varietà locale di frumento. I semi e i resti organici rinvenuti negli scavi archeologici ci testimoniano quella che doveva essere la dieta abituale del tempo. Oltre a pane e polenta, fra i cereali troviamo miglio, farro, frumento, farricello, orzo e panìco, accompagnati da legumi come piselli, lenticchie, fave, cicerchie. Fra la frutta troviamo testimonianze di semi e gusci carbonizzati di pere, pesche, noci, nocciole, cornioli e uva, rinvenuti nella zona della Val di Non.

Tridentum – Cereali, semi, noccioli di pesca e gusci di ostriche

Fra le carni, meno diffuse per il loro costo, troviamo resti di ovini, caprini, bovini, suini, pollame. Non mancano la cacciagione, in particolare resti di lepri, cervi, orso e cinghiale. Questi resti sono stati rinvenuti in quelle zone della città dove venivano gettati i rifiuti delle cucine e delle botteghe, oltreché nei condotti fognari: ossi di vitello, maiale, agnello, pecora, capra, pollo e, tra la selvaggina, cinghiale, cervo e giovane orso. Curioso lo scheletro di maialino di pochi mesi, caduto accidentalmente in un tombino, si è conservato per intero. Pesi da rete e ami, rinvenuti in gran numero, erano usati per la pesca nei torrenti, nei fiumi e nei laghi, regalando alle tavole pesci di acqua dolce e chiocciole.

Tridentum – Scheletro di maialino e ossa di altri animali

Immancabile il vino, diluito ovviamente con acqua e poi filtrato attraverso colini per eliminare i residui, spesso aromatizzato con miele e spezie per stemperarne il sapore forte. Le impronte di sei grandi botti, rinvenute nel sito di Palazzo Lodron, sono un esempio di scorta vinaria: questa zona doveva essere allestita per accogliere tini e botti, molto probabilmente destinati alla vendita, molto probabilmente all’interno di una bottega vinaria. La scoperta, di particolare rilevanza, conferma l’importanza attribuita al vino in età romana: si ricorda la figura di Publio Tenatio Essimno, un mercante di vino di Tridentum.

La mostra propone al visitatore anche ricette e suggerimenti gastronomici: accanto alle vetrine dei reperti troviamo pannelli informativi che propongono le ricette di Marco Gavio Apicio, noto gastronomo romano nonché autore del De Re Coquinaria. Fra le pietanze proposte troviamo l’Epityrum a base di olive, i boccioli di rose al forno, la salsa afrodisiaca ai ricci di mare, le fave alla moda di Vitellio, la crema d’orzo e stinco di maiale e una salsa al cumino per ostriche.

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Tridentum – Alcuni preziosissimi reperti in vetro con semi carbonizzati e ostriche

Bibliografia

💻 www.cultura.trentino.it

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a cura di

Martina Tapinassi

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