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Una visita guidata tra gli arazzi del Quirinale

Quante volte, visitando una mostra di un museo o passeggiando tra le stanze di antiche residenze vi siete ritrovati in presenza di singoli pezzi e/o intere serie di arazzi posti a decorazione parietale: vi siete mai soffermati ad osservarli da vicino? Oppure il vostro occhio è andato oltre, magari attratto da qualche dipinto poco più in là?

Purtroppo, a causa di convinzioni ed etichette storicizzate, i manufatti tessili sono da sempre stati considerati un’arte minore rispetto alla pittura, alla scultura e all’architettura e per questo astratti dall’interesse del turista comune.

Attraverso questo articolo cercherò di infondere a te, mio caro lettore, la curiosità e la volontà di “non passare oltre” di fronte ad un ciclo di panni instoriati, presentandoti una delle raccolte di arazzi più importante a livello italiano ed internazionale: sto parlando della Collezione degli Arazzi del Palazzo del Quirinale a Roma!

La Collezione di Arazzi del Palazzo del Quirinale: una raccolta dal valore internazionale

La Collezione di arazzi della Dotazione della Presidenza della Repubblica Italiana consta di duecentotrentasei panni di varia provenienza (italiana, fiamminga e francese), prodotti in un lasso temporale che si estende dal XVI al XIX secolo; a questi se ne aggiungono altri in deposito temporaneo provenienti dal Museo di Capodimonte di Napoli, accorpati alla Collezione dal 1998. La maggior parte delle opere si trova esposta o immagazzinata tra le mura del Palazzo, mentre minoritari sono i casi di deposito o trasferimento esterno.

Veduta dall’alto del Palazzo del Quirinale – Presidenza della Repubblica ©

Il valore della raccolta risiede nella varietà delle manifatture, nell’importanza dei committenti e dei cartonisti, nella notorietà delle botteghe dei tessitori, nei linguaggi artistici, nella cronologia di produzione, nei materiali e nella tematica iconografica rappresentata. Ogni serie, o meglio ogni manufatto, si pone come elemento emblematico, come particolare caratterizzato da una propria essenza storico-artistica, materica, conservativa e da un proprio tempo vita. Ma il singolo pezzo si relaziona poi con la totalità, con l’insieme della Collezione e la volontà di chi portò alla sua formazione.

La storia della Collezione è legata a quella del Regno d’Italia e al rinnovato gusto verso il mondo degli arazzi che dopo decenni di abbandono, veniva a rifiorire, grazie soprattutto alla Regina Margherita di Savoia (1851-1926) e al clima antiquariale e collezionistico assai proficuo. Approfondendo le vicende di ciascuna serie, è possibile intuire come l’importanza della raccolta sia da ricondurre senza dubbio alla sua stessa natura, contraddistinta da differenti filoni di collezionismo, ‘testimoni’ dell’evoluzione dello stile, della tecnica e della moda tra le case regnanti in Italia prima dell’Unità.

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Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale – Presidenza della Repubblica ©

Nonostante il grande prestigio del patrimonio artistico del Quirinale (paragonabile ad altre collezioni nazionali europee e statunitensi) e il suo valore storico-politico, le attività dedicate allo studio, alla valorizzazione e alla conservazione dei manufatti tessili sono assai recenti. In merito, è necessario ricordare l’opera di catalogazione effettuata da Forti Grazzini nel 1994, che ha contribuito ad ampliare la conoscenza della Collezione sotto il profilo dell’inquadramento storico-artistico, critico e descrittivo. L’obiettivo di tale pubblicazione fu quello di divulgare il ‘sapere’ di un bagaglio culturale nazionale di ‘nicchia’ su scala specialistica e comune.

‘L’intreccio’ tra le norme dell’Ordinamento dei Beni Culturali e l’operatività, la prassi quotidiana e i continui incroci delle vicende della conservazione con quelle del collezionismo hanno portato all’istituzione del Centro Operativo Manutenzione e Restauro Arazzi interno al Palazzo, il cui operato e metodologia di intervento si basano sulla difficoltà di gestire una Collezione così vasta, che viene esposta in condizioni non museali ma bensì di “casa museo”. Passando dalla teoria alla pratica, dalla considerazione dei parametri conservativi previsti in contesti museali alla reale funzione dell’edificio, cioè quella di essere dimora ufficiale del Capo dello Stato, si è venuto a definire il concetto fondamentale di ‘luogo’, di ‘contenitore di opere d’arte’ deputato alla conservazione della storia. All’interno del Palazzo tutto concorre a soddisfare le esigenze della vita istituzionale dello Stato; si tratta di una situazione storicizzata e in questo contesto l’atteggiamento critico della conservazione deve scendere a compromessi con la fruizione degli ambienti, scongiurando in questo modo il sovvertimento delle ambientazioni e il ritiro in deposito dei manufatti.

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Centro Operativo Manutenzione e Restauro Arazzi – Presidenza della Repubblica ©

Assetto espositivo della Collezione del Quirinale

Al primo piano del Palazzo, a decorazione dei saloni di rappresentanza si trovano molti degli arazzi brussellesi del XVII secolo e le“Storie di Giuseppe”, fiorentine, quest’ultime nella Sala del Bronzino che dà loro prende il nome. Decine di altri parati sono esposti poi negli ambienti del piano nobile del Quirinale e in aree non accessibili ai visitatori esterni, quali la Palazzina, dove risiede e opera il Presidente della Repubblica, gli Appartamenti Imperiali, sede di accoglienza degli ospiti illustri, gli Uffici della Pubblica Amministrazione, tra cui la cosiddetta “Vetrata”, tappezzata di arazzi fiorentini, napoletani e torinesi del 1600 e 1700, il Comando dei Corazzieri e gli alloggi privati.

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Sala degli arazzi di Lille – Collezione Arazzi del Quirinale – Presidenza della Repubblica ©

L’attuale percorso istituzionale ed espositivo è frutto di numerose edificazioni e ampliamenti, che si vennero a perpetuare nel corso di tutta la storia del Palazzo, avviata già dal VIII secolo a.C., con la fondazione della città di Roma, e protrattasi, con alterne fortune, fino ai giorni nostri.

L’antica reggia sorge sul cosiddetto colle Quirinalis, dal nome della divinità venerata dalla tribù locale (ante VIII secolo a.C.), che grazie alla sua posizione strategica e al clima salubre, ospitò nuclei residenziali, edifici pubblici e di culto fin dall’antichità. In seguito alla caduta dell’Impero Romano, le costruzioni antiche andarono in rovina e i loro marmi furono utilizzati per erigere nuove fabbriche. Tra il XV e il XVI secolo il Monte Cavallo diverrà progressivamente di proprietà pontificia: intorno alla piazza e lungo la via Alta Semita si disposero i palazzi e le ville dei nobili e dei prelati, tra i quali anche il cardinale Oliviero Carafa, proprietario della “villa con vigna” sul luogo dove oggi sorge il Palazzo del Quirinale. La residenza divenne di proprietà papale grazie a Sisto V nel 1587 e da allora fu avviato il moderno processo di urbanizzazione, di ampliamento e di riorganizzazione del complesso palaziale, al fine di assecondare le esigenze della corte ecclesiastica. L’architettura dell’edificio, nell’aspetto che ancora oggi mantiene, fu portata a compimento nel corso del pontificato di Paolo V Borghese (1605-21) grazie a due importanti architetti: Flaminio Ponzio e Carlo Maderno.

La tradizione della proprietà ecclesiastica quirinalizia subì una svolta nel 1800 ed ebbe esiti importanti anche sulle vicende artistiche del Palazzo: il Quirinale venne infatti scelto nel 1809 dal governo napoleonico come residenza dell’Imperatore, in seguito alla cattura e deportazione in Francia di papa Pio VII (1800-1823). Nel 1814, grazie al Trattato di Parigi, l’immobile tornò in possesso del Capo del Chiesa, fino al 1870, quando papa Pio IX (1846-78) lasciò il colle per ritirarsi definitivamente nella cittadella vaticana.

Il corteo dell’ambasciatore veneziano Alvise Mocenigo dopo l’udienza papale nel palazzo del Quirinale – Antonio Joli – Presidenza della Repubblica ©

L’8 novembre 1870, dopo la breccia di Porta Pia e l’annessione di Roma al Regno d’Italia, il Quirinale divenne la nuova reggia della famiglia reale. Quando il generale Alfonso La Marmora entrò dal portone del Palazzo trovò tredici arazzi che, come annotato nell’Inventario dei Beni Mobili del Palazzo stilato dai notai Fratocchi e Serafini, erano di proprietà papale; gli addetti pontifici non avevano, infatti, avuto il tempo di sgomberare dall’edificio le ultime suppellettili rimaste.

La raccolta del Palazzo del Quirinale si venne a formare grazie a un frenetico fenomeno di acquisizioni, redistribuzioni e uso di arazzi, basato sulla spoliazione dei guardamobili delle residenze presenti nelle città di Torino, Milano, Firenze e Napoli; attraverso una “transumanza” da nord a sud del Regno, i vari arredi finirono per confluire definitivamente nella città di Roma. La movimentazione dei panni istoriati può essere definita storicamente come una prassi, essendo per l’appunto gli arazzi paragonabili a pitture parietali mobili; ovviamente tutto ciò causava effetti deleteri dal punto di vista conservativo.

Come si evince dalla consultazione degli Inventari (specialmente i primi per i quali era in uso la sigla O.D.C., Oggetti d’Arte della Corona), in un primo tempo si fece ricorso, per arredare la reggia, a tappezzerie fiamminghe di gusto barocco. Successivamente, con l’affermarsi del gusto “umbertino”, in parallelo con l’aprirsi dell’edificio alla vita mondana della capitale e per volontà della Regina Margherita, si richiesero parati dallo stile decorativo e dal tema ‘frivolo’, come gli arazzi settecenteschi francesi.

Tra questi vi sono gli arazzi delle Collezioni ducali di Parma che comprendono: I pergolati con scene mitologiche (Bruxelles 1559-1560); le Storie di Scipione l’Africano (Bruxelles 1650-1665 ca.); le Portiere degli Dei (Parigi, 1743-1747); le Storie di Psiche (Beauvais, 1748-1750 ca.) e gli Amori degli Dei (Beauvais, 1750-1752).

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Alcune immagini della Collezione degli Arazzi del Quirinale – Presidenza della Repubblica ©

Dal Granducato di Toscana provengono, invece, i panni della manifattura medicea fondata da Cosimo I, che realizzò capolavori come la famosa serie delle Storie di Giuseppe ebreo (Firenze 1545-1553), tessuta dai fiamminghi Rost e Karcher su cartoni realizzati da Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati.

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Serie dedicata a Giuseppe ebreo – Collezione Arazzi del Quirinale – Presidenza della Repubblica ©

Dal momento della presa del Palazzo, furono avviati importanti lavori di ristrutturazione, terminati intorno al 1880, al fine di adeguare la residenza alle nuove esigenze di corte; successivamente si intervenne, tra il 1888 e il 1893, nella cosiddetta “Lunga Manica” per la realizzazione degli Appartamenti Imperiali, situati al piano nobile, e destinati a ospitare a più riprese l’Imperatore Guglielmo II di Germania. La visita  ̶  di natura politica internazionale  ̶  doveva consacrare la nuova Casa regnante d’Italia tra le antiche dinastie europee. Furono attuati provvedimenti al fine di esaltare la “grandeur” della famiglia reale; il tutto caratterizzato dalla caotica mancanza di programmazione e dai tempi ridotti. La scelta delle nuove tappezzerie fatte arrivare dal Palazzo Reale di Torino non fu casuale, poiché alcune di queste erano “affettivamente” vicine ai personaggi della famiglia reale, in quanto legati alla Casa Savoia, come le serie fatte tessere a Bruxelles, tra il 1665 e il 1666 per volontà di Carlo Emanuele II.  Il periodo aureo che riguardò l’accrescimento della Collezione terminò con la morte di Umberto I, avvenuta nel 1900, e l’ascesa al trono di Vittorio Emanuele III. Contemporaneamente la condizione del patrimonio tessile rimase in una situazione di stallo per alcuni decenni; le ultime annessioni alla raccolta riguardano l’ultima e attuale fase storica del Palazzo del Quirinale, divenuto sede di rappresentanza della Repubblica Italiana.

Bibliografia

📖 C. CONTI, Ricerche storiche sull’arte degli arazzi in Firenze, G.C. Sansoni, Firenze, 1865
📖 G. CAMPORI, L’arazzeria estense, Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1980.
📖 A. GHIDOLI, Storie di arazzi al Quirinale. Nascita di una Collezione, in Il restauro degli arazzi del Quirinale, a cura dell'Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze, Marsilio, Venezia, 1998, pp. 13-27.
📖 L. DOLCINI, Il progetto di restauro, in Il restauro degli arazzi del Quirinale, a cura del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica et al., Marsilio, Venezia, 1998, pp. 29-39.
📖 L. MOROZZI et al., Gli Appartamenti Imperiali nella Lunga Manica, in Il Catalogo delle opere d’arte del Quirinale, Ist. Poligrafico e Zecca dello Stato – Archivi di Stato, Roma, 1998.
📖 N. FORTI GRAZZINI, Il patrimonio artistico del Quirinale. Gli arazzi, Editoriale Lavoro, Gruppo BNL, Roma, 1994
📖 T.P. CAMPBELL et al., Tapestry in the Baroque: new aspects of production and patronage, catalogo della mostra (New York, Metropolitan Museum of Art, 2007), a cura di T.P. Campbell e E.A.H. Cleland, Metropolitan Museum of Art Symposia, New York, 2010.
📄 E. MONFASANI, Frammento di bordura inferiore della serie delle Storie di Ulisse (Bruxelles 1665-66): la diagnostica a supporto delle problematiche dell’intervento di pulitura, restauro e conservazione del filato metallico negli arazzi, Tesi di laurea magistrale LMR/02, Corso Quinquennale a Ciclo Unico per Restauratore di Beni Culturali, Fondazione Enaip Lombardia Scuola Regionale per la Valorizzazione dei Beni Culturali di Botticino (Brescia), a.f. 2018/2019.

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a cura di

Elisa Monfasani

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