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Restauri Ottocenteschi: antico o neo-antico?

In questo approfondimento vorrei affrontare un periodo storico ben preciso e dell’eredità che ci ha lasciato in termini di opere monumentali. Più precisamente sto parlando XIX secolo, in questo periodo infatti, si sono realizzati moltissimi restauri o, per meglio dire, moltissimi completamenti di edifici storici in Italia ma anche all’estero. Vedremo quindi qualche esempio di edificio storico simbolo di epoche ben più lontane che però deve gran parte del suo aspetto a lavori di soli 200 anni fa.

Prima di addentrarci nell’analisi dei restauri ottocenteschi, dobbiamo specificare che la teoria del restauro contemporanea pone una forte attenzione più alla conservazione dei nostri beni artistici, più che ad una loro valorizzazione estetica. Ciò significa che il nostro obbiettivo dev’essere solo quello di mettere in sicurezza l’oggetto storico, di restaurarne la parte materica già esistente, e quello di diffondere nel tempo la sua identità storico-artistica. Quindi, nella pratica: si mette in sicurezza ciò che esiste e non si ricostruisce nulla. L’unica cosa che si può aggiungere all’opera sono elementi che ne garantiscano la conservazione nel tempo e particolari che ne aiutino la lettura e il godimento da parte della comunità. Per approfondire l’argomento vi consiglio di leggere i contributi dedicati a Cesare Brandi, padre spirituale del restauro e al ritocco pittorico.

Tornando a noi dovete sapere che il 1800 è stato un periodo di forte studio e rivalutazione di periodi storici più antichi, c’era infatti un forte gusto e interesse nel richiamare epoche come il Classicismo, il Rinascimento e il Medioevo. Ciò ha portato alla nascita di correnti artistiche quali appunto il neo-classicismo, il neo-egizio… fino ad arrivare allo stile eclettico, capace di accostare elementi di diverso stile creando una composizione nuova ed originale.

Ora, nulla da eccepire se questo gusto artistico si riferisse solo alla costruzione di elementi nuovi, se però si utilizza questo stesso approccio all’antico su beni già esistenti, capite bene che c’è una forte dicotomia con la filosofia odierna di cui vi ho accennato prima. Nell’800 infatti, non si è solo costruito ex novo ma si sono spesso completati edifici antichi o si sono addirittura abbattuti tutti quegli elementi aggiunti nel corso dei secoli alla ricerca di un presunto aspetto originale.

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Il restauro della Torre del Filarete

É questo il caso della Torre del Filarete questa torre è la principale del castello sforzesco di Milano, castello che ha avuto, nel corso della sua esistenza più cambi di destinazione, periodi di abbandono, ricostruzioni, perciò dovrebbe apparirci ricco di tracce della sua storia. Queste sono state però quasi completamente cancellate dai restauri ottocenteschi da parte dell’architetto Luca Beltrami. Ma la cosa che a noi oggi può risultare maggiormente sorprendente è che il Beltrami,  oltre ad aver dato a tuto il castello un generale aspetto medievale, ha anche completamente abbattuto la facciata 600esca che dava verso la città con l’obbiettivo di ricostruire la torre originale dell’architetto quattrocentesco chiamato il Filarete.

Di questa antica torre però non vi era più alcuna traccia, non vi era nemmeno nessun progetto o documento che ne attestasse le precise forme e proporzioni. Beltrami basò quindi la sua ricostruzione principalmente su due riproduzioni artistiche della torre: la madonna Lia, dipinto su tela di scuola Leonardesca, e un affresco rinvenuto in una cascina di Milano. Ciò che vediamo oggi è quindi una costruzione inaugurata nel 1905 che imita in modo assolutamente non scientifico una torre più antica di circa 500 anni.

restauri ottocenteschi
Restauri Ottocenteschi: la Torre del Filarete – Il Castello di Milano sotto il dominio degli Sforza dei Visconti (Ulrico Hoepli, 1894) ©

Il restauro del Duomo di Milano

Mi perdonerete ma essendo io milanese porto un altro esempio della mia città, ossia il Duomo. I lavori iniziarono nel 1386 e avevano fin da subito una chiara ricerca degli elementi gotici dell’epoca quali le guglie, gli archi rampanti e una generale spinta delle forme verso l’alto. tutte caratteristiche ben riscontrabili anche nella facciata, la quale però, essendo stata completata nel XIX secolo, risulta essere decisamente particolare. Ed è qui infatti che un occhio un po’ più allenato dovrebbe notare alcuni particolari un po’ discordanti. É molto strano infatti trovare in una chiesa gotica, con aperture quindi ogivali, dei timpani tardo rinascimentali sopra ai finestroni. Altro aspetto non-gotico è la facciata a capanna, tipica invece dello stile romanico lombardo.

Una storia molto simile è possibile riscontrarla nella facciata di Santa Maria del Fiore, a Firenze, la quale, sebbene sembri perfettamente compatibile con il campanile giottesco ed il battistero antistante, è stata inaugurata solo nel 1887. Avviata nel 1200 e decorata fino al Quattrocento, venne però demolita nel 1587 e, nonostante i numerosi progetti, non venne mai più completata fino al 1876. è quindi una facciata che si finge gotica e coeva al battistero e al campanile ma che si tradisce nella sua sovrabbondanza di decorazioni (vizio ottocentesco).

Restauri Ottocenteschi: le facciate del Duomo di Firenze e del Duomo di Milano – StorieParallele ©

Altri restauri iconici: Venezia e Bresci

Un altro esempio è il Campanile di San Marco a Venezia che è stato completamente ricostruito a causa di un crollo avvenuto nel 1902. L’inaugurazione fu celebrata anche con un’emissione di particolari francobolli, i quali avevano una vignetta ai lati del campanile in cui campeggia l’iscrizione “Come era, dove era”, che dice molto sulla filosofia del tempo.

In fine è interessante vedere come già nel 1935 l’etica di approccio ai beni storici cominciava a cambiare. Mi riferisco, per esempio, al Capitolium a Brescia, il quale era l’antico tempio affacciato sul foro di Brixia, la Brescia romana. Qui si è sì ricostruito ma soltanto le parti più leggibili al momento degli scavi e, soprattutto, con materiali che si autodenunciassero come non originali, non confondendo più quindi ciò che è originale con ciò che è rifacimento. Tra l’altro questo è un tema molto attuale in quanto anche oggi c’è chi propone la ricostruzione del Tempio G nel sito archeologico di Selinunte, in Sicilia.

Conclusioni

Concludendo vorrei sottolineare che nonostante vi abbia riportato solo casi monumentali, i rifacimenti ottocenteschi sono certamente presenti anche in dipinti su tela o opere marmoree antiche come nel gruppo del Laocoonte.

É doveroso fare anche una veloce riflessione sul fatto che nonostante siano eticamente molto diversi da quanto facciamo oggi, gli interventi che ho prima descritto hanno donato ai nostri centri storici sicuramente un fascino e una bellezza che non possiamo non sottolineare e soprattutto non ammettere.

Bibliografia

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a cura di

Giulio Claudio Barbiera

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