fbpx

Il 31 dicembre è sempre stata la fine dell’anno?

Ci apprestiamo a festeggiare la fine dell’anno, come di consueto, il 31 dicembre: ma ci siamo mai chiesti se il 31 dicembre è sempre stata la fine dell’anno?

La risposta è molto semplice: no!

A seguito del crollo dell’Impero Romano d’Occidente, con la deposizione di Romolo Augustolo da parte del barbaro Odoacre, il sistema di datazione usato in Europa subisce un importante contraccolpo. Come per il sistema legislativo, anche sul sistema di datazione aveva inciso moltissimo il fatto che ci fosse un solo organismo unico a cui fare riferimento (cioè l’intera macchina imperiale) agevolando notevolmente l’unitarietà del sistema di ordinamento cronologico. Bisogna ammettere che noi siamo abituati ad avere la stessa data, il 31 dicembre, in praticamente tutti gli Stati del mondo, cosa che è senza alcun dubbio alquanto comoda.

Il sistema di datazione medievale

Spesso, abituati appunto a un sistema di datazione pressoché univoco a livello internazionale, ci dimentichiamo che non è sempre stato così. Anzi, nella stessa penisola italica (perché prima del 1861 di Italia ancora non si può effettivamente parlare) c’erano almeno quattro modi diversi di datare i documenti e altrettanti capodanni!

Le nozioni riguardo ai diversi capodanni presenti nella penisola, che in un luogo si festeggiavano un giorno mentre in un’altra città in una data diversa, arrivano dallo studio dei documenti medievali, soprattutto dagli atti usciti dalle cancellerie notarili. Sia che si trattasse di un documento papale, imperiale o ancora privato. In realtà, sono soprattutto i documenti privati a mostrarci informazioni diverse riguardo ai capodanni e ai vari calendari. A partire dall’anno Mille, infatti, lo sviluppo dei commerci, la conseguente crescita demografica e urbanistica, il rinnovato interesse per la cultura e l’ascesa di nuove classi sociali come quelle mercantili, impose anche ai privati di recarsi presso un notaio e di redigere degli atti che certificassero vendite, doti, passaggi di proprietà, o qualsivoglia altra azione. Questi documenti, provenienti da ogni parte del suolo italico, ci hanno permesso di capire come la datazione fosse diversa dalle Alpi alla Sicilia!

La data dava il valore del documento ma, appunto, nel Medioevo c’erano sistemi diversi di datazione: si poteva partire dall’anno del papato, dall’anno del podestà, dell’imperatore, del console, dalla fondazione di una città etc. Qualsiasi avvenimento che potesse essere considerato straordinario, nel senso di fuori da una routine quotidiana, come l’arrivo di un nuovo podestà, poteva fungere da punto di partenza del calendario, a scapito del nostro 31 dicembre.

Il calendario ab exordio mundi

Ci furono dei tentativi di cronologia assoluta (cioè di creazione di un calendario universale come il nostro). Uno degli esempi più noti è quello bizantino che partiva dall’origine del mondo: ab exordio mundi. Si partiva cioè dalla genealogia della Genesi e si sommavano le età dei patriarchi, giungendo a 5507 anni prima della nascita di Gesù, e l’anno in cui egli era nato = 5508 anni dall’origine del mondo. Nell’Italia meridionale sono stati trovati dei documenti con questo sistema di datazione, che in certi casi è stato usato addirittura nell’età umanistica. In questo caso il Capodanno era il primo settembre, poiché non si prendeva in considerazione nessun aspetto della vita di Gesù, ma solo l’arrivo dell’autunno e a conseguente fine della bella stagione.

Lo stile

Parlare di stile significa indicare il giorno del  Capodanno. Ci sono stati nella nostra penisola vari stili principali durante il Medioevo, tutti legati a un momento della vita di Gesù:

  • Stile della circoncisione: fa riferimento alla presentazione di Gesù al Tempio e coincide con il 01/01;
  • Stile della nascita: coincideva con la nascita di Gesù, ovvero il 25/12, ed era in uso a Roma;
  • Stile dell’incarnazione: prende spunto dal concepimento, nella data del 25/03, ed era in uso a Firenze;
  • Stile della passione: coincidente con la resurrezione del Cristo, con data variabile.

Si deve ammettere che, per fortuna, quest’ultimo è stato un modo di datazione poco usato perché tra le due Pasque da anno in anno ci posso essere o meno o più di dodici mesi (a seconda se la Pasqua sia alta o bassa, cioè se arrivi i primi di marzo o gli ultimi di aprile): per di più si partiva a contare gli anni dal 33 d.C.!

A Pisa invece il Capodanno era sempre il 25/03, ma nove mesi avanti rispetto agli altri stili e un anno in più per il resto d’Italia. Perché? Pisa contava i nove mesi di gestazione di Maria prima del Natale, per cui spostava il calendario avanti di nove mesi!

Qualche esempio per fare chiarezza

  • Un documento scritto a Roma il 31 dicembre 1302 a Milano sarebbe stato ancora il 31 dicembre 1301;
  • Un documento scritto a Firenze datato il 14 febbraio 1303 a Milano sarebbe stato datato 14 febbraio 1304;
  • Un documento datato il 27 marzo 1304  a Firenze, o nel resto d’Italia, a Pisa sarebbe stato intestato al 27 marzo 1303 (Firenze il 25 marzo si allinea con l’anno corrente in Italia).

Come venivano segnati i giorni del mese?

Il mese e il giorno potevano essere segnati secondo il modo romano (kalendae, idi e none) o come facciamo noi. Tra i sistemi più curiosi, e tra i più usati dai notai, vi era quello Bolognese. Il sistema di datazione bolognese divideva i giorni del mese in due metà, cioè 15 giorni + 15 giorni:

  • I giorni dall’1 al 15 venivano segnati con la scritta intrante mense, con numerazione crescente per la prima quindicina;  
  • I giorni dal 16 al 30 venivano seguiti dalle parole exéunte mense, ma la numerazione era decrescente (16, 15, 14, 13, …)
  • I mesi che avevano 31 giorni consideravano i primi 16 come intrante mense e i successivi 15 come exéunte mense;
  • In caso di febbraio bisestile, ovvero di 29 giorni, consideravano i primi 15 intrante mense e i successivi 14 come exéunte mense.

Indizione

A tutto questo si aggiunge il sistema antichissimo dell’indizione, già usato dagli Egizi, usato soprattutto per mettere in ordine tutti gli elementi cronologici di un documento.

Che cos’era? L’indizione indica la posizione di un anno entro un ciclo di 15: con la scritta indizione seconda era indicato il secondo anno dei 15. Poi arrivati al 15 su 15 si ricominciava.

Ma c’è un grosso problema: senza anno non sappiamo situare i 15 anni nel secolo! Tramite calcoli complessi dall’anno possiamo risalire all’indizione ma non il contrario. Dobbiamo quindi aiutarci con delle tavole sinottiche, in particolare quelle del Cappelli.

Adriano Cappelli indica indica nelle sue tavole, in ordine: anno corrente, indizione, giorno e mese (segnato con la lettera iniziale puntata). Un esempio può essere: 1033 – 1 – 22 A. ovvero anno nostro – indizione prima – 22 aprile.

Nel Cappelli ci sono anche i calendari perpetui. Ad esempio, sono indicati tutti gli anni in cui si è festeggiata e si festeggerà la Pasqua il 22 aprile, a partire dal 47 d.C. fino al 2265, indicando i bisestili con l’asterisco.

I giorni e o i mesi possono anche essere indicati con il nome del Santo o della festività, ad esempio il giorno di San Benedetto, cioè il 21 marzo (data valida nel Medioevo, poiché ora è festeggiato l’11 luglio).

Bibliografia

📖 ADRIANO CAPPELLI, a cura di M. VIGANÒ, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo. Dal principio dell'era cristiana ai nostri giorni; Casa Editrice Hoepli, 2012, Milano

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

a cura di

Silvia Gigliotti

Altri articoli

Alto Medioevo

Iscriviti alla

Newsletter

Ultimi articoli

StorieParallele.it (C) – 2019
Tutti i diritti riservati
info@storieparallele.it
Privacy Policy

Iscriviti alla

Newsletter