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La dinastia degli Ottoni: le origini di un nuovo potere imperiale

La dinastia sassone degli Ottoni raccolse la pesante eredità dell’Impero carolingio nel segno della cosiddetta Renovatio imperii già precedentemente indicata da Carlo Magno nel tentativo di creare un solido equilibrio istituzionale e politico nei territori sottoposti alla sfera imperiale.

Enrico I e l’ascesa della Casa di Sassonia

Conosciuti anche come Liudolfingi dal nome del capostipite della dinastia Liudolfo, duca di Sassonia dal’844 al 866, gli Ottoni si inserirono nel contesto temporale immediatamente successivo alla disgregazione dell’impero carolingio, il quale non sopravvisse alla morte del figlio di Carlo Magno Ludovico il Pio, venendo così diviso in tre parti tra gli eredi di quest’ultimo: il Regno dei Franchi Orientali a Ludovico II il Germanico, la Francia Media, assieme al mantenimento del titolo imperiale, al primogenito di Ludovico ossia Lotario I e infine il Regno dei Franchi Occidentali a Carlo il Calvo.

Il cd Regno dei Franchi Orientali era costituito da quattro grandi ducati, territori sottomessi già da tempo dalle tribù degli Svevi e dei Bavari e in seguito entrati nell’orbita imperiale franca; i capi delle tribù locali si inserirono nel sistema feudale franco con il titolo di duchi, subordinati all’aristocrazia locale franca ma dotati al contempo di proprie prerogative che li rendevano di fatto autonomi dal potere centrale: i quattro ducati in questione erano conosciuti come Baviera, Svevia,Sassonia e Franconia.

L’unificazione di questi quattro ducati avvenne sotto la guida di Enrico I di Sassonia, soprannominato l’Uccellatore, che ottenne il titolo regio della parte orientale dell’ex impero carolingio, corrispondente più o meno all’attuale Germania, grazie all’appoggio degli altri duchi nonché dell’aristocrazia locale franca che, di fronte alla minaccia di ulteriori incursioni da parte delle tribù slave e magiare in quel periodo molto frequenti, ritennero necessario procedere all’accentramento dei poteri nelle mani di una sola persona che potesse dare una garanzia di maggiore stabilità istituzionale sia all’interno che all’esterno dell’area germanica. Enrico riuscì ad ottenere successivamente anche il controllo della regione della Lorena, contesa tra il Regno dei Franchi Occidentali e quello dei Franchi Orientali nella situazione di criticità determinatasi con la morte senza eredi di Lotario II, figlio di Lotario I, riuscendo a consolidare il proprio regno dotandolo di un efficiente struttura politico-istituzionale nella quale favorì l’intermediazione dei duchi tra il potere regio e l’aristocrazia, oltre che a rafforzarlo sul piano militare con l’assoggettamento delle tribù slave nei territori oltre il fiume Elba seguito dalla vittoria sui Magiari nella battaglia di Riade il 15 marzo 933, evento che di fatto consentì ad Enrico una maggiore stabilizzazione del regno sia a livello interno che a livello esterno.

I suoi piani per un ulteriore consolidamento del proprio potere, nei quali vi era l’obiettivo della nomina imperiale da parte papale, non vennero realizzati a causa della sua morte improvvisa nel 936, lasciando nelle mani del figlio Ottone un regno già di fatto indipendente dalla precedente presenza regale e politica franca quanto maggiori poteri che avrebbero permesso al nuovo re di rafforzare le proprie prerogative a spese dell’aristocrazia, nonché di portare a compimento il processo di stabilizzazione di un’identità regale germanica che avrebbe portato di lì a poco alla nascita del Sacro Romano Impero e all’egemonia sassone sul continente.

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Dettaglio dell’albero genealogico della dinastia ottoniana – Chronica St. Pantaleonis – Herzog August Bibliothek (Wolfenbüttel)

Ottone I di Sassonia e la costruzione del Sacro Romano Impero

Ottone succedette al padre nella posizione di duca di Sassonia e di re di Germania all’età di 24 anni venendo incoronato per mano dell’arcivescovo Hildeberto il 7 agosto 936 nella cattedrale di Aquisgrana, quasi a sancire una “solida continuità” tra il precedente potere franco e l’attuale sassone.

Nonostante Ottone venne a trovarsi a capo di un regno sicuramente più stabile a livello istituzionale rispetto al suo predecessore dovette affrontare l’opposizione interna dei singoli duchi e aristocratici, i quali miravano ad una maggiore autonomia in seno alle istituzioni regie, oltre che conflittualità familiari conseguenza dello scontro tra Ottone e il fratello, nonché futuro Duca di Lotaringia, Enrico I di Baviera in merito alla successione sul trono di Germania.

La scintilla che fece scoccare il conflitto tra Ottone e i duchi fu provocata dall’intervento di Eberardo, figlio e successore del duca di Baviera Arnolfo, il quale si opponeva alla politica istituzionale regia di Ottone sulla Baviera giudicata troppo centralista rispetto a quella precedente del padre che aveva comunque lasciato un determinato margine di autonomia ai singoli ducati. Si venne così a costituire un fronte ribelle all’autorità di Ottone a cui facevano parte il già precedentemente menzionato Eberardo di Baviera, il suo omonimo Eberardo di Franconia, Gilberto duca di Lotaringia e il vescovo di Magonza Federico che appoggiavano la candidatura al trono del fratello del re Enrico, sostenuti a suo volta dal re di Francia Luigi IV, il quale mirava al controllo della Lotaringia. Ottenuto l’appoggio del Conte di Parigi nonché cognato Ugo il Grande, rivale dello stesso Luigi IV, Ottone riuscì a debellare la coalizione ribelle presso Andernach, località allora situata in Lotaringia sul fiume Reno, nella battaglia avvenuta il 2 ottobre 939; la sconfitta del fronte dei cd Corradiani, dinastia a cui apparteneva lo stesso Eberardo di Franconia che trovò la morte in battaglia, e dei suoi alleati comportò la perdita dei ducati di Franconia e di Svevia da parte dei primi, prevenendo altresì ulteriori tentativi di rivolta nei confronti del potere centrale e inaugurando una precisa linea politica in cui di fatto l’autonomia dei singoli ducati veniva fortemente ridimensionata a favore dell’autorità regia.

Il programma ottoniano prevedeva infatti una radicale riduzione del feudalesimo laico a vantaggio dell’autorità ecclesiastica, i cui vescovi sarebbero stati d’ora in avanti subordinati al sovrano e non più all’aristocrazia locale, elevandoli alla dignità di “conti palatini”: la Chiesa veniva ad assumere un carattere del tutto nuovo, in cui le questioni riguardanti essa diventavano questioni politiche, quindi delle stesse istituzioni regie. L’incoraggiamento da parte di Ottone di nuove fondazioni ecclesiastiche ed esenzioni al Clero miravano quindi a consolidare ancora di più il potere regio in stretta connessione con il corpo ecclesiastico, rigorosamente selezionato da Ottone e approvato da esso con un giuramento di fedeltà al re, che andava a prendere il posto della precedente aristocrazia laica che si era sempre dimostrata insofferente nel riconoscere l’autorità effettiva del sovrano, sovrano che arrivava anche ad assumere una nuova figura di “difensore della fede”. L’estensione di una politica di cristianizzazione fuori dai confini del regno era mirante ad estendere altresì la sfera d’influenza germanica fino all’area del Baltico, con la costituzione di nuovi vescovadi sia nei territori tributari all’autorità regia tedesca come la Polonia sia nei regni confinanti come lo stesso Regno di Danimarca.

Nel 951 Ottone ottenne anche la corona del Regno d’Italia grazie al suo matrimonio con Adelaide di Borgogna, vedova del precedente re d’Italia Lotario II, matrimonio successivo alla sconfitta di Berengario d’Ivrea che reclamò per sé la corona del Regno d’Italia e che fece imprigionare la stessa Adelaide, provocando  di conseguenza l’intervento in Italia dello stesso Ottone; il nuovo titolo di Re d’Italia consentì la riunificazione dei due regni, quello d’Italia e quello di Germania, garantendo ad Ottone una continuità istituzionale tra di essi sotto la sua potestà.

Ma i problemi interni per Ottone non erano terminati: il figlio Liudolfo, il quale era stato posto al comando del ducato di Svevia nel 950, aveva opposto la decisione del padre di invadere l’Italia e di assumerne la corona, come del resto la stessa unione con Adelaide che avrebbe messo in pericolo i suoi interessi futuri in merito ad una successione al trono. La sua opposizione all’autorità regia del padre innescò una ribellione che coinvolse anche i ducati di Lotaringia e di Baviera assieme naturalmente a quello di Svevia; nonostante l’appoggio del cognato Corrado il Rosso, duca di Lotaringia, l’ennesimo tentativo di ribellione ad Ottone venne a dissolversi con la sconfitta di Liudolfo e di Corrado che si videro privati dei loro rispettivi ducati, riassegnati a Burcardo e all’arcivescovo di Colonia Brunone, rispettivamente nipote e fratello di Ottone.

L’autorità di Ottone venne a scontrarsi fuori dai confini del regno ad est con le tribù magiare, le quali già in epoca carolingia si erano spinte verso l’Europa Occidentale rendendosi protagoniste di continue devastazioni. Tra il 954 e il 955 i Magiari erano entrati in Franconia e Baviera, abbandonandosi a saccheggi e violenze, conseguenza di un tentativo di invasione in piena regola; rendendosi conto dell’imminente pericolo che successive incursioni magiare avrebbero comportato per la tenuta del suo stesso regno Ottone, che nello stesso periodo si trovava ad affrontare le altrettanto problematiche incursioni delle tribù slave dei Vendi, decise di affrontare in campo aperto le armate nemiche.

Nonostante le sue truppe fossero come numero in netta minoranza rispetto a quelle dell’esercito magiaro, circa diecimila unità di cavalleria pesante contro cinquantamila unità di cavalleria leggera, Ottone confidava fortemente in un scontro diretto che avrebbe sicuramente portato scompiglio nelle file avversarie, abituate più a scontri a distanza con gli arcieri a cavallo piuttosto che a combattimenti corpo a corpo; nella piana di Lechfeld ,nei pressi di Augusta, il 10 agosto 955 avvenne lo scontro decisivo tra l’esercito di Ottone, scontro che cambiò in maniera decisiva le sorti del continente. La battaglia si concluse in una totale disfatta per l’esercito magiaro, che non era riuscito ad attuare un accerchiamento della colonna in cui si era disposta l’esercito di Ottone con tutti i suoi reparti divisi per nazionalità, ne peraltro a resistere all’impeto della carica della cavalleria germanica che lo travolse letteralmente con ingenti perdite.

Lechfeld segnò la fine delle incursioni magiare in Europa e aprì la strada alla stessa successiva cristianizzazione del regno dei Magiari, oltre che all’ulteriore consolidamento del potere germanico sul continente nelle mani di Ottone, il quale ricevette dal proprio esercito l’appellativo di “Grande”.

La morte di Corrado di Lorena nella battaglia e quella di Liudolfo in Italia, durante una spedizione contro Berengario II, di fatto non fecero che preannunciare la successiva ascesa di Ottone I sul trono imperiale. Lo stesso Berengario, che in precedenza aveva fatto atto di sottomissione all’imperatore dichiarandosi suo vassallo, mirava a governare in maniera autonoma da Ottone e decise di attuare una politica aggressiva nei confronti dello stesso Stato della Chiesa, di cui invase successivamente i territori.

Su sollecitazione di Papa Giovanni XII Ottone scese in Italia al fine di risolvere definitivamente la questione, oltre che per assicurarsi la corona imperiale. Abbandonato dalle proprie truppe a Berengario non rimase che asserragliarsi nella fortezza di San Leo, presso Rimini fino alla sua completa disfatta e deposizione da parte di Ottone, che lo esiliò assieme alla moglie a Bamberga, in Baviera; di fatto la sconfitta di Berengario posero fine ad ogni futura speranza di indipendenza dal regno Italico dall’orbita germanica, passando quindi sotto il dominio dei futuri imperatori germanici.

Il 2 febbraio 962 Ottone venne incoronato con il titolo di ‘Imperatore dei Romani’ da papa Giovanni XII nella Basilica di San Pietro a Roma: la suddetta incoronazione aprì un nuovo capitolo nella storia europea, giacché si venne a riconoscere un nuovo potere imperiale dotato di un efficace influenza politico-militare sul continente europeo, quanto di un successivo dualismo tra Impero e Chiesa nell’esercizio del potere, dualismo che segnerà l’intera epoca medievale e porterà a successivi profondi contrasti tra le due ‘autorità universali’ incarnate per l’appunto da imperatore e papa; il 13 febbraio dello stesso anno venne promulgato per mano del neo-imperatore Ottone il cd ‘Privilegium Othonis’, un documento in cui l’imperatore venne a proclamarsi come garante dell’indipendenza papale oltre che naturalmente dell’elezione degli stessi papi, i quali avrebbero avuto d’ora in avanti una sorta di approvazione imperiale. Allo stesso tempo alla Chiesa veniva confermato il proprio dominio sui territori ribadendo quanto già stabilito in epoca carolingia prima con Pipino e poi con Carlo Magno. Tale ‘patto di alleanza’ venne successivamente tradito dallo stesso Giovanni XII, cosa che comportò una sua temporanea deposizione da parte dello stesso Ottone, deposizione successiva alla convocazione a San Pietro di un sinodo in cui lo stesso papa venne messo sotto stato d’accusa per tradimento portando all’elezione del laico LeoneVIII; nonostante poi Giovanni riuscì a riottenere la carica papale era chiaro che qualcosa nei rapporti tra Impero e Papato era cambiato , giacché venne stabilito che l’imperatore aveva necessariamente la prima e ultima parola nell’elezione del papa.

Dopo aver consolidato il proprio potere nell’Italia settentrionale Ottone volse le proprie attenzioni anche nella parte centro-meridionale della penisola, che non rimase quindi estranea all’influenza imperaile germanica, trovandosi così contrapposto alla già preesistente potenza bizantina in loco, che vide nella politica d’espansione ottoniana una minaccia ai propri interessi in Italia; grazie alla grande capacità politico-diplomatica di Ottone il conflitto tra le entità imperiali venne a risolversi tramite trattative diplomatiche che portarono il figlio, nonché erede al trono e futuro imperatore Ottone II, a sposare una principessa bizantina, Teofano, nipote di Giovanni I Zimisce, imperatore dell’Impero romano d’Oriente dal  969 al 976: questa mossa diplomatica consentì non solo a stabilizzare la presenza imperiale anche nel meridione, quanto a creare una sorta di continuità ideale tra i due maggiori Imperi dell’epoca, i quali entrambi condividevano l’eredità dell’antico Impero Romano.

Il figlio, già associato da Ottone nel ruolo di co-imperatore nel 967, succedette al padre appena diciassettenne l’8 maggio 973, il giorno successivo alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel suo palazzo di Memleben, in Sassonia, all’età di sessant’anni, dopo circa trentasette anni di regno in cui riuscì definitivamente ad affermarsi come il più potente sovrano d’Europa in quel periodo.

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La vittoria di Ottone su Berengario II – Chronica di Ottone di Frisinga – Biblioteca Ambrosiana (Milano)

L’Impero nel mezzo della tempesta: il regno di Ottone II

Il figlio Ottone II venne a trovarsi come l’unico successore alla carica imperiale e, a differenza del padre, non venne immediatamente a trovarsi in lotte interne per la successione. Uno dei primi atti da neo-imperatore fu quello di confermare quanto già deciso dal padre in materia politico-istituzionale, per esempio la conferma dei diritti e dei possedimenti dell’arcivescovo di Magdeburgo;L’arcivescovato di Magdeburgo venne creato da Ottone I al fine di garantire una stabilizzazione dei territori orientali dell’Impero attraverso l’opera di cristianizzazione di essi. Ma l’istituzione di tale nuova sede religiosa non andò comunque a vantaggio di Ottone, perché opposta dalla stessa nobiltà sassone, così come del resto la stessa unione con la stessa principessa Teofano voluta dal padre nel tentativo di una possibile riunificazione futura degli antichi domini romani. Nonostante alla morte del padre, per cui aveva servito come correggente del trono per alcuni anni, avesse lasciato l’Impero molto probabilmente come il regno allora più influente sull’intero continente, vi erano ancora come già detto dei problemi irrisolti all’interno del regno, problemi che riguardavano sempre le aspirazioni dei singoli duchi ad estendere il proprio potere personale a scapito dell’equilibrio istituzionale che Ottone I era riuscito faticosamente a costruire durante il suo regno. Il conflitto questa volta riguardava l’imperatore e il cugino Enrico II di Baviera; quest’ultimo ambiva ad estendere la propria influenza anche sulla Svevia arrivando, pur senza averne formalmente l’autorità, a nominare il proprio cugino Enrico come vescovo di Augusta, appoggiato dal duca Burcardo di Svevia; alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 973 Enrico di Baviera si vede negare le proprie pretese sul ducato da parte dello stesso Imperatore, il quale aveva peraltro precedentemente proceduto all’investitura di Enrico come vescovo al fine di evitare una possibile guerra civile. Essendo Burcardo III venuto a mancare senza eredi il ducato di Svevia venne affidato da Ottone al nipote omonimo, figlio del fratellastro  Liudolfo di Svevia, che già era stato implicato nelle lotte intestine del regno germanico contro il padre Ottone il Grande.

Il rifiuto opposto dall’imperatore alle richieste del cugino Enrico portò al successivo conflitto noto come ‘Conflitto dei tre Enrichi’, che rappresentò l’ennesimo scontro tra il potere centrale rappresentato dal sovrano e quello locale rappresentato da singoli esponenti a capo dei ducati, i quali diverse volte avevano manifestato forme di dissenso in merito alla politica ottoniana di centralizzazione del potere.

Il nome dato a questo conflitto fa riferimento al fatto che i tre principali protagonisti del conflitto in opposizione ad Ottone II furono lo stesso Enrico di Baviera, il vescovo Enrico di Augusta e Enrico il Giovane duca di Carinzia; quest’ultimo era stato peraltro messo a capo del ducato di Carinzia da parte dello stesso Ottone nel processo di riorganizzazione dei ducati tedeschi meridionali, con l’obiettivo di limitare fortemente l’influenza bavarese sulla stessa Italia settentrionale.

Dopo una breve prigionia Enrico era riuscito a tornare in Baviera, con l’obiettivo di organizzare una ribellione nei confronti di Ottone,cercando di coinvolgere altri elementi della nobiltà sassone, ma il piano fallì con l’occupazione da parte dell’imperatore della Baviera. Due anni dopo, nel 978, la cospirazione anti-imperiale ebbe nuovamente atto, fu di breve durata: Ottone II con l’appoggio di suoi nipote nonché duca di Svevia e Baviera riuscì a catturare i tre esponenti ribelli che si erano nel frattempo rifugiati nella città di Passau, ponendo fine alla rivolta. Contrariamente al padre Ottone II non perseguì una ‘politica di amnistia’ nei confronti degli sconfitti, temendo che in futuro ci potessero essere nuove rivolte che avrebbero minacciato ulteriormente il proprio potere quanto la stabilità del regno; con l’allontanamento definitivo di Enrico e dei propri alleati, Ottone decise altresì di subordinare a sé lo stesso ducato della Baviera, che aveva già comunque subito una grande decurtazione territoriale oltre che una propria politica autonoma.

Ai problemi interni si erano naturalmente aggiunti quelli esterni: Ottone si trovò infatti a fronteggiare prima il Regno di Danimarca e poi successivamente lo stesso Regno dei Franchi Occidentali. Già all’epoca del padre Ottone I la Danimarca era finita nell’orbita imperiale, diventando un regno vassallo dell’ex imperatore. Nel 974 l’allora re di Danimarca Harald, che aveva già subordinato a sé anche la stessa Norvegia, decise di ribellarsi al potere imperiale al fine di garantire al proprio regno una piena autonomia; nonostante il successo iniziale anche grazie all’ausilio di truppe provenienti dalla Norvegia la rivolta di Harald terminò rovinosamente, con l’annessione diretta dei territori danesi all’Impero e l’esilio dell’ex sovrano in Norvegia.

Il conflitto con la Francia fu invece molto più burrascoso, perché riguardava un territorio da sempre contesto tra gli eredi della dinastia carolingia a capo dei due rispettivi regni: trattasi cioè della cd Lorena già nota come Lotaringia. Il re francese Lotario aveva chiare mire espansionistiche su tale territorio,  e aveva in qualche maniera favorito lo stesso Enrico II di Baviera nel suo tentativo di ribellione contro l’imperatore Ottone II; quest’ultimo non intendeva assolutamente accettare l’influenza francese sulla Lorena, affrettandosi peraltro a nominare il fratello dello stesso re Lotario, nonché cugino dell’imperatore germanico, e cioè Carlo a Duca di Bassa Lorena, sostenendo altresì le pretese al trono di quest’ultimo.

Approfittando della presenza della famiglia reale germanica ad Aquisgrana nei pressi del confine francese, Lotario invase la Lorena raggiungendo la stessa città di Aquisgrana che occupò per cinque giorni; nel frattempo Ottone II era già fuggito assieme alla moglie nel tentativo di riorganizzarsi per un futuro scontro contro Lotario; nell’autunno del 978 Ottone invase la Francia, procedendo ad una rapida occupazione del territorio nemico arrivando alle porte della stessa capitale Parigi, cingendola d’assedio. Nonostante l’estrema posizione di vantaggio ottenuta dalle truppe imperiali a complicare le cose soggiunse durante l’inverno un’epidemia di peste che rese le condizioni dell’esercito di Ottone II insostenibili, provocando una situazione di malcontento nelle sue file; la situazione si aggravò ulteriormente con l’intervento del marchese di Neustria nonché futuro re di Francia Ugo Capeto a sostegno di Lotario, evento che portò Ottone a sciogliere l’assedio il 30 novembre e a tornare in patria. Il conflitto terminò nel 980 con un accordo di pace tra i due sovrani su iniziativa dello stesso Ottone II. L’accordo prevedeva che Lotario avrebbe rinunciato ad ogni diritto sulla Lorenza, mentre Ottone avrebbe riconosciuto la successione al trono francese al figlio di Lotario Luigi.

Le ambizioni espansionistiche di Ottone furono principalmente rivolte alla stessa Italia meridionale. Nel tentativo di emulare il padre che era riuscito ad estendere l’influenza imperiale anche nel meridione della penisola italiana, Ottone vi organizzò una spedizione nel tentativo di debellare definitivamente la presenza musulmana in Sicilia e di consolidare il proprio potere anche in quelle zone. Contando sulla neutralità bizantina Ottone ritenne che quello fosse il momento buono per agire, arrivando a fronteggiare i Saraceni dell’Emiro della Sicilia Abu-al Qasim sbarcati in Calabria.

Nella battaglia di Capo Colonna avvenuta nel luglio 982 le truppe imperiali non riuscirono ad infliggere una sconfitta decisiva all’esercito nemico, arrivando addirittura a subire ingenti perdite. L’obiettivo di Ottone di inglobare in maniera definitiva tutte le popolazioni cristiane locali all’interno del suo impero era fallita.

Ottone, sopravvissuto alla disfatta del proprio esercito in Calabria, risalì la penisola e riunì una dieta con i più importanti dell’Italia settentrionale; nel corso di tale dieta il figlio ed erede al trono Ottone, futuro imperatore Ottone III, venne nominato re d’Italia.

Ottone si ammalò di malaria nel corso di una nuova spedizione in Italia e morì a Roma il 7 dicembre 983.

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Imperatore Ottone II – Registrum Gregorii – Musée Condé (Chantilly)

Il sogno imperiale greco romano di Ottone III

Ottone III si ritrovò nelle mani il titolo di re di Germania ad appena tre anni a seguito della morte del padre Ottone II avvenuta nel corso di una nuova spedizione militare in Italia. A causa della giovanissima età dell’erede e del momento particolarmente fragile in cui si era venuto a trovare in quel momento l’impero la madre Teofano assunse il ruolo di reggente del figlio. Un episodio che condizionò l’infanzia del futuro imperatore fu lo scontro all’interno della casata reale venuto a crearsi per mano del cugino di Ottone Enrico  II, che già dal padre era stato sconfitto e deposto come duca di Baviera nel 976, e successivamente imprigionato. Quest’ultimo infatti mirava ad approfittare del giovanissimo cugino ed erede al trono rivendicandone la reggenza, augurandosi così di poterlo successivamente scavalcare come erede al trono, obiettivo che lo stesso Enrico non aveva minimamente perso di vista.

Nonostante le opposizione della stessa Teofano nonché della nonna del giovanissimo erede, l’imperatrice vedova Adelaide, Enrico poté prendere la reggenza del bambino; trovandosi in una chiara posizione di vantaggio nei confronti della famiglia imperiale Enrico cercò di trovare appoggi sia all’interno che all’esterno dell’Impero al fine di legittimare la propria rivendicazione al trono imperiale; sebbene gli venne garantito anche l’appoggio di alcune importanti figure istituzionali ed ecclesiastiche, come per esempio lo stesso re di Francia nonché cugino Lotario II al quale promise il possesso della Lorena, e gli arcivescovi di Treviri e Magonza, la maggior parte dei nobili tedeschi rimase fedele al legittimo erede Ottone, anche nella stessa Baviera. Considerato il rischio di un’ennesima guerra civile che avrebbe sicuramente compromesso la stabilità del regno Enrico decise di rinunciare alla reggenza di Ottone, e di conseguenza ad ogni pretesa sul trono imperiale.

Nell’educazione del giovane Ottone la madre Teofano e il teologo e abate Guglielmo d’Aurillac svolsero un ruolo di primo piano; le influenze culturali bizantine da parte materna fecero maturare in lui l’idea che l’antico Impero Romano andasse ricreato sia culturalmente che politicamente, un ambizioso progetto che era già stato idealizzato dal nonno Ottone I che aveva cercato senza successo di unificare i territori italiani dell’antico Impero sotto unica corona e altresì di ristabilire una continuità tra i due imperi eredi di Roma antica.

Alla morte di Teofano nel 991 la reggenza venne affidata ad Adelaide, la quale venne codiauvata in esso dall’arcivescovo Willigis di Magonza. Nel settembre del 994 il quattordicenne Ottone iniziò a governare in maniera autonoma senza più necessità alcuna di un reggente.

Tra i primi provvedimenti di Ottone vi fu quello di nominare l’ecclesiastico, nonché futuro vescovo della città di Colonia, Eriberto a suo cancelliere per il territorio italiano. Nel marzo 996 Ottone scese in Italia in soccorso di Papa Giovanni XV, il quale era stato costretto a rifugiarsi presso il marchese di Toscana Ugo a causa di uno scontro che lo vide contrapposto contro la potente famiglia romana dei Crescenzi , nonché per ottenere per mano dello stesso papa il titolo imperiale, cosa che gli avrebbe consentito di consolidare il proprio potere nei territori italiani.

Giunto a Pavia in occasione della Pasqua del 996 Ottone venne proclamato Re d’Italia ma, prima che Ottone potesse raggiungere Roma il pontefice era venuto a mancare per via di un attacco di febbre; nel maggio dello stesso anno Ottone  assicurò al pontificato l’allora ventitreenne suo cugino Bruno di Carinzia, che prese il nome di Gregorio V, il papa di nazionalità germanica; il nuovo pontefice incoronò Ottone il 21 maggio dello stesso anno come Imperatore del Sacro Romano Impero.

Come nuovo Imperatore Ottone decise che era venuto il momento di esercitare un maggiore controllo sulla Chiesa, arrivando addirittura a considerare la sede romana alla stregua di un vescovado metropolitano sotto l’autorità imperiale; a differenza della politica conciliatoria con quest’ultima che era stata precedentemente condotta dal nonno Ottone I per mano anche dello stesso “Privilegium Othonis”, emanato al fine di risolvere definitivamente i rapporti fra papato e impero, il nuovo Imperatore era deciso a far valere la sua piena autorità anche a scapito dei precedenti privilegi concessi alla Chiesa. La decisione dell’Imperatore di rompere con il passato naturalmente non poteva non avere ripercussioni, giacché la Chiesa stessa si era sempre riservata il diritto di nominare il papa tra i propri membri.

Non appena Ottone fece ritorno in Germania nel dicembre dello stesso anno Crescenzio II, che già in precedenza aveva tramato contro l’Imperatore stesso e già aveva ottenuto la grazia da esso,  assieme all’arcivescovo di Piacenza Giovanni Filagathos e con l’appoggio dell’Imperatore Basilio II si attivò per deporre il già nominato pontefice Gregorio V; il piano di Crescenzio andò a buon fine e Gregorio si vide costretto ad abbandonare Roma sostituito da un antipapa nella persona dello stesso arcivescovo, Gregorio XVI. Ottone III, che in quel momento era impegnato a fronteggiare le incursioni delle popolazione slave che minacciavano i confini dell’Impero, si vide costretto a rientrare in Italia nel dicembre del 997 per fronteggiare Crescenzio, non prima però di aver nominato un reggente in Germania, ruolo che sarà ricoperto da sua zia Matilda di Quedlinburg.

Nel febbraio del 998 Ottone riuscì a riprendere il controllo della situazione facendo prigioniero Crescienzio, che si era rifugiato a Castel Sant’Angelo dopo la presa della città da parte imperiale, e successivamente giustiziandolo.

Ottone cercò di riportare Roma agli antichi fasti dell’antico Impero Romano, facendone la sua capitale amministrativa in un’atmosfera decisamente orientata ad una “bizantinizzazione” della stessa Urbe; nel far rivivere l’antico sistema di governo della città Ottone nominò un Prefetto e inoltre un corpo giudiziario che avrebbe dovuto attenersi solo ed esclusivamente al diritto romano.

Mentre l’Imperatore era impegnato nel febbraio del 999 in un pellegrinaggio a Benevento Gregorio V, che era stato ricollocato come Pontefice dopo la caduta di Crescenzio, si spense a Roma dopo una breve malattia; a succedergli nel pontificato fu il tutore di lunga data dell’Imperatore, Gerberto di Aurillac, che prese il nome di Silvestro II.

Una serie di disordini che interessarono i domini imperiali in Italia richiamarono Ottone in Italia intorno all’anno 1000; dopo essersi trovato a fronteggiare dei tumulti esplosi nelle città di Capua e di Napoli l’Imperatore assisté agli inizi dell’anno successivo ad una grande ribellione portata avanti dalla città di Tivoli, che venne stretta d’assedio dalle truppe imperiali fino alla sua capitolazione. Successivamente anche la stessa Roma si ribellò al proprio Imperatore, con il popolo che arrivò a porre l’assedio allo stesso palazzo imperiale dove Ottone si era rifugiato. Grazie anche all’intervento del vescovo Bernward di Hildesheim Ottone riuscì a condurre trattative di pace con i ribelli romani ma, nonostante fosse stato in grado di riportare l’ordine preesistente egli non godeva più della fiducia del popolo romano.

Ottone decise così di lasciare l’Urbe dirigendosi verso Ravenna, fermandosi nel monastero di Sant’Apollinare in Classe per fare penitenza, meditando tuttavia ad una seconda spedizione che avrebbe gli avrebbe consentito di ristabilire la propria autorità su Roma.

Ottone inoltre rafforzò i rapporti con la stessa Venezia, rapporti che già lo stesso nonno Ottone I aveva provveduto a stabilire, incontrandosi personalmente anche con lo stesso doge Pietro II Orseolo, al cui figlio fece anche da padrino; con il regno di Polonia mantenne una solida alleanza che consentì all’Imperatore di avere un ulteriore alleato nella lotta contro le tribù slave.

Ottone si spense ancora in giovanissima età nel 1002 nel corso di una spedizione verso Roma, molto probabilmente di malaria. La morte improvvisa del sovrano tedesco fece fallire ogni piano di ristabilimento della sfera imperiale nel Mezzogiorno, nonché il già programmato matrimonio con la principessa bizantina Zoe, figlia dell’Imperatore Costantino VIII.

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Ottone III successore dell’imperatore Ottone II – Evangelario di Ottone III – Bayerische Staatsbibliothek (Monaco di Baviera)

Bibliografia

📖 Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006
📖 Elena Boni, La politica vescovile di Ottone III di Sassonia fra Italia e Germania, in I Quaderni del MAES VII (2004) a cura di Roberto Sernicola
📖 Gerhart B. Ladner, L'immagine dell'imperatore Ottone III; con prefazione di Charles Pietri, Roma 1988

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a cura di

Lorenzo De Min

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