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Berengario e le guerre d’Italia

Con la morte di Carlo Magno nell’814 d.C. scomparve con lui anche un’epoca storica che aveva segnato in lungo e in largo l’Europa Occidentale attraverso quella fioritura culturale e artistica promossa da sempre dal sovrano franco, che prese il nome di rinascita carolingia. Per capire come Berengario diventerà uno dei protagonisti della fase successiva, occorre analizzare la situazione dell’Impero.

La crisi e l’anarchia

Oramai privo di una vera e propria guida politica che potesse tenere a freno i vari dissidi politico-religiosi creatisi in seno alla società carolingia, oltre che le ambizioni individuali dei vari sovrani che si erano susseguiti sul trono, l’Impero entrò in una crisi irreversibile che ne determinò inesorabilmente la fine, già de facto segnata dalla sua divisione avvenuta dopo il regno del figlio di Carlo Magno, Ludovico il Pio e che pose le basi storico-culturali e politiche dei moderni stati di Francia e Germania.

La deposizione di Carlo il Grosso, che viene considerato come l’ultimo dei sovrani carolingi che riuscì da Imperatore a esercitare la propria autorità su tutto il territorio dell’Impero, avvenuta nel novembre 887 ne accelerò lo sgretolamento provocando un settantennio circa instabilità politica che interessò in particolar maniera il Regno d’Italia, la cui corona spettava comunque allo stesso Imperatore. In quel momento l’Italia si trovò in preda ad una vera e propria situazione di anarchia, dove i più potenti feudatari, sia franchi che longobardi,  ambivano al corona del cosidetto Regnum Italiae, e di conseguenza al controllo dei territori che fino ad allora erano stati soggetti all’influenza carolingia, territori che di fatto erano considerati alla stregua di periferie.

La questione della successione

Tra i maggiori pretendenti al Regno d’Italia vi erano il marchese del Friuli e nipote di Ludovico il Pio, Berengario, e un discendente di Carlomanno, Guido di Spoleto, conosciuto anche come Pipino d’Italia. Entrambi potevano vantare dei legami stretti con la dinastia carolingia e, di conseguenza il loro diritto di successione al trono d’Italia. Forte dell’appoggio di numerosi duchi e vescovi, Berengario riuscì già nel febbraio 888 a farsi proclamare a Pavia Re d’Italia. Tale elezione non venne riconosciuta dallo stesso Guido che, dopo aver ottenuto l’appoggio dello stesso Papa Stefano V, mosse il suo esercito contro Berengario arrivando a sconfiggerlo nei pressi del Fiume Trebbia, vicino a Piacenza e a strappargli successivamente anche il titolo di Re d’Italia, venendo proclamato da un nuovo concilio a Pavia nel 889.

Il potere politico in Italia fu temporaneamente riunito nelle mani di Guido il quale, nonostante fosse riuscito a prevalere sul suo avversario non fu in grado di metterlo definitivamente fuorigioco né, peraltro, di allargare la sua influenza a tutto il territorio italiano con il Friuli ancora strettamente in mano a Berengario, che aveva trovato un potente alleato in Arnolfo, re dei Franchi orientale. Nonostante Guido fosse arrivato a detenere a partire dall’891 anche la carica di Imperatore con suo figlio Lamberto II nominato Re d’Italia, la successiva scomparsa di Stefano V e i contrasti con il suo successore Formoso crearono le possibili condizioni per il suo allontanamento dal trono; la discesa di Arnolfo in Italia tra l’893 e l’894 provocò numerose devastazioni nel Nord Italia, oltre ad aggravare il già fragile equilibrio in loco.

Il piano di Arnolfo nel rimuovere Guido da Spoleto dal trono fallì, ma il regno di quest’ultimo non durò a lungo perché morì nel novembre del 894 lasciando sul trono d’Italia il figlio Lamberto. Successivamente si arrivò ad un accordo tra Lamberto e Berengario per la divisione delle rispettive sfere d’influenze nel Regnum Italiae, con il secondo che mantenne i territori del Friuli; nel frattempo Arnolfo era riuscito a riprendersi il titolo imperiale concessogli dallo stesso Papa Formoso.

Berengario: l’uomo, il regnante, il combattente

Berengario, che aveva fatto di Verona la sua capitale facendone un importante centro politico e strategico, dovette ancora una volta fronteggiare il pericolo degli Ungari ad Est, oltre ulteriori rivendicazioni del trono d’Italia, che misero in serio pericolo la stabilità del suo regno e del suo prestigio in loco. Dopo aver sconfitto Ludovico III di Provenza nel contesto delle lotte per il controllo dell’Italia settentrionale, il condottiero friulano fu uno dei protagonisti della vittoria ottenuta nel giugno 915 dalla Lega Cristiana contro i Saraceni nei pressi del fiume Garigliano scongiurando una possibile espansione di questi ai danni dello Stato Pontificio.

Il trionfo al Garigliano consentì a Berengario di essere eletto Imperatore e di porre momentaneamente fine alle lotte fraticide che avevano fino a quel momento insanguinato la penisola italiana. Ma la tregua durò qualche anno, fino alla venuta nel 922 di Rodolfo di Borgogna che, dopo aver sconfitto Berengario sull’Adda gli tolse la corona d’Italia.

La fine di una dinastia

Berengario, nuovamente spodestato dal trono, fece ancora una volta affidamento a mercenari nell’organizzare una controffensiva ma, risultato colpevole agli occhi di numerosi feudatari di aver lasciato che la stessa Pavia venisse saccheggiata e devastata da parte delle truppe magiare che egli stesso aveva assoldato nell’ennesimo tentativo di tornare al potere, venne fatto assassinare nel 924 nella chiesa di San Pietro a Verona dove egli si trovava per una funzione religiosa. Evento che presenta una macabra somiglianza con la molto successiva Congiura dei Pazzi.

Con Berengario scomparve molto probabilmente l’ultimo tentativo dei superstiti della dinastia carolingia di riportare i territori italiani sotto la propria influenza politica, aprendo così le porte all’avvento dei re germanici di origine sassone, quella degli Ottoni, la cui dinastia rivestirà un ruolo centrale nella storia italiana per circa una sessantina di anni.

Bibliografia

📖 Balzani U. - Federico Barbarossa e la Lega lombarda - cap. XXV, vol. IV - Collana Storia del Mondo Medievale - 1999
📖 Caravale M. - Il regno normanno in Sicilia - Giuffrè - 1966
📖 Bloch M. - La società feudale - Einaudi - 1992
📖 Le Goff J. - Il Medioevo. Alle origini della civiltà europea - Laterza - 2002

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a cura di

Lorenzo De Min

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