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Piano Sequenza: la tecnica cinematografica

Quando si parla di piano sequenza generalmente si pensa ad alcuni film chiave recenti come Birdman del 2017 diretto da Alejandro González Iñárritu o 1917 del 2019 di Sam Mendes, interamente girati con questa tecnica. Il piano sequenza è infatti, anzitutto, una tecnica cinematografica.

Cos’è e come nasce il Piano Sequenza

L’espressione plan-séquence nasce nel 1949 con André Bazin, uno dei più importanti teorici del cinema nonché fondatore della famosa rivista cinematografica francese Cahiers du Cinéma, che analizzando i film del noto regista Orson Welles, concepì quest’espressione per indicare un’inquadratura che coincide con la durata di una sequenza. In parole povere: una sequenza interamente composta da un’unica inquadratura.

Nell’accezione moderna tuttavia, il piano sequenza è diventata una tecnica utilizzata soprattutto come esercizio di stile. Sono infatti moltissimi i casi in cui vediamo la macchina da presa (mdp) muoversi all’interno di una scena utilizzando un’unica inquadratura. E ormai sono diventati molti anche i film girati utilizzando unicamente questa tecnica.

Rimaniamo a bocca aperta quando vediamo un film “senza tagli”, proprio come i suddetti Birdman o 1917. Ma capita anche spesso che alcuni di questi film siano in realtà formati da un finto piano sequenza unico. All’interno di essi infatti, possono celarsi alcuni tagli fantasma, tagli che vengono effettuati durante un’inquadratura buia, o durante movimenti di macchina facilmente replicabili più volte, o ancora durante un’inquadratura fissata su un oggetto. Questa stessa tecnica dei tagli fantasma venne utilizzata da Hitchcock nel 1948 per il film Rope, in Italia noto come Nodo alla gola, realizzato con otto rulli che potevano immagazzinare fino a dieci minuti di girato, collegati tra loro in post-produzione. Il risultato è incredibile: 80 minuti assolutamente da recuperare.

Tuttavia ci sono anche casi di film realizzati interamente con un unico vero piano sequenza. È il caso di Arca Russa di Aleksandr Sokurov del 2002, film che si svolge tutto all’interno del palazzo dell’Hermitage. Non c’è neppure un taglio fantasma. Tutto è stato organizzato perfettamente. Guardandolo assistiamo a 99 minuti di pura maestria tecnica. La videocamera, montata su una steadycam, segue gli attori dall’inizio alla fine del film, senza stacchi. Per girarlo tutto correttamente sono stati necessari quattro tentativi. Anche questo, ve lo consiglio caldamente.

Chiaramente tutti i piani sequenza, fittizi o reali che siano, necessitano di un’enorme organizzazione sul piano riguardante la pre-produzione. Tutto deve essere perfetto: dagli oggetti messi in scena passando per la recitazione degli attori e finendo con il timing di qualsiasi cosa che deve essere necessariamente preciso.
Se nei primi casi citati, quelli dei finti piani sequenza dei film Birdman, 1917 o Rope questa pre-produzione è già difficile da organizzare, proviamo a pensare al lavoro dietro ad un capolavoro come Arca Russa.

piano sequenza
Rispettivamente alcune scene di Birdman – Rope – 1917

Alcuni esempi nella Storia del Cinema

Ma chiaramente un piano sequenza, per essere tale, non deve durare per forza da inizio a fine film. I piani sequenza hanno durata variabile. Possono durare trenta secondi o un minuto, dieci minuti, un’ora. Sono tanti gli esempi di piani sequenza maestosi all’interno di tutta la storia del cinema. Vediamone alcuni:

  • The Passenger (Professione: reporter), ad esempio. Un film di Michelangelo Antonioni del 1975 che si conclude con un piano sequenza tra i più importanti all’interno della storia del cinema. La macchina da presa esce dalla stanza dove si trova David Locke per roteare nella piazza antistante, infine rientra nella stessa stanza dalla quale era uscita;
  • Touch of Evil (L’infernale Quinlan) del 1958 di Orson Welles. Nel film è presente uno tra i piani sequenza più celebri e più analizzati della storia del cinema;
  • In Snake Eyes (Omicidio in diretta) del 1998 di Brian De Palma, poco dopo l’inizio del film vediamo un piano sequenza lungo più di dieci minuti che segue le vicende del protagonista Rick Santoro, interpretato da Nicolas Cage, all’interno di un palazzetto dello sport durante un incontro di pugilato. Un piano sequenza difficilissimo da realizzare per il numero di comparse presenti all’interno di esso;
  • Barton Fink dei fratelli Coen, del 1991. È presente un piano sequenza quasi surreale, come il film stesso;
  • La scena iniziale di Gravity del 2013, di Alfonso Cuaròn, è un piano sequenza che dura circa 17 minuti.

Ma non finisce qui. Infatti, i piani sequenza vengono utilizzati anche nelle serie tv. Ad esempio nella puntata numero cinque della terza stagione di Mr. Robot del 2017, eps3.4_runtime-error.r00, il regista Sam Esmail decide di realizzare la puntata con un unico piano sequenza di ben 44 minuti. O, ancora, nella serie tv True Detective, il regista Cary Fukunaga, nel 2014 all’interno dell’episodio Who Goes There inserisce un incredibile piano sequenza di ben sei minuti.

Rispettivamente alcune scene di Snake Eyes e Touch of Evil

Per concludere, il piano sequenza è sicuramente una tecnica cinematografica molto apprezzata nel cinema contemporaneo, in grado di sorprendere continuamente gli spettatori. Tuttavia esso deve anche essere contestualizzato, in quanto certe volte potrebbe risultare un puro mero esercizio di stile, non apportando alcun beneficio alla pellicola.

Bibliografia

📖 Storia del cinema. F. Di Giammatteo. Editore Marsilio
📖 Introduzione alla storia del cinema. Autori, Film, Correnti. A cura di Paolo Bertetto. Editore UTET Università

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a cura di

Salvatore Pizzuto

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