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Nerone, Imperatore e Artista

Nerone, da sempre figura controversa dell’età imperiale, è conosciuto da tutti per essere il presunto incendiario di Roma. Non tutti sanno però che nutrisse una vera passione per l’arte, il teatro, la poesia e soprattutto la musica greca. Scopriamo insieme le molte facce di questa personalità poliedrica.

Nerone, l’Imperatore

Nato il 15 dicembre del 37 d.C. Lucio Domizio Enobarbo, colui che passerà alla storia come Nerone, è figlio di Agrippina Minore e di Gneo Domizio Enobarbo. La madre era la quarta dei nove figli di Germanico e di Agrippina Maggiore, a sua volta figlia di Giulia, unica figlia di Augusto, e di Marco Vipsanio Agrippa. Il padre Gneo Domizio Enobarbo era figlio di Lucio Domizio Enobarbo (Nerone ebbe lo stesso nome del nonno) e di Antonia. Questa era la prima delle due figlie di Ottavia e di Marco Antonio. Nel 54 d.C. a soli diciassette anni, sale al trono imperiale con il nome di Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, quinto (e ultimo) imperatore romano appartenente alla dinastia Giulio-Claudia.

Le fonti

“L’epoca dell’apostolo Paolo (cioè, in sostanza, l’epoca dei due imperatori Claudii: Claudio e Domizio Nerone, da lui adottato) è, senza dubbio, l’epoca più difficile della storia mondiale. […] la tradizione ci presenta un Tiberio ipocrita, un Caligola pazzo, un Claudio imbecille, un Nerone istrionico o sanguinario.”
(Santo Mazzarino – L’impero romano, Volume I – p. 211).

Imperatore dalla fama più controversa nella pur problematica galleria dei principi romani, Nerone nell’immaginario collettivo si è affermato come l’icona stessa del tiranno folle, vizioso e sanguinario, tradizione alimentata da secoli di storiografia condizionata dalle uniche tre fonti disponibili: Tacito, Svetonio e Cassio Dione. Tutti e tre appartenenti all’elitè sociale romana ostile a Nerone, non esitarono a condannarlo alla damnatio memoriae dopo la sua morte.

Nessuno di loro era però un contemporaneo dell’Imperatore, perciò i loro scritti si basano su fonti precedenti, delle quali purtroppo non sappiamo nulla. A tutto ciò si aggiunge una tradizione storiografica cristiana (Aurelio Vittore, Orosio, Girolamo, Eutropio), che ha sempre identificato Nerone come il “capostipite” degli imperatori persecutori dei cristiani: all’accusa di essere un imperatore vizioso e ellenizzante si aggiunse dunque l’accusa di essere il proto-persecutore dei cristiani, se non addirittura l’Anticristo stesso.

Negli ultimi anni tuttavia è andata affermandosi una nuova corrente di pensiero storiografico che sta smentendo, o almeno ridimensionando, la maggior parte degli aspetti apparentemente più negativi associati alla figura dell’Imperatore Nerone, mettendo in crisi l’immagine dell’Imperatore sanguinario e capriccioso al vertice di un impero decadente. Questo grazie ad un maggior rigore nello studio e nell’analisi delle fonti, frutto anche di collaborazioni interdisciplinari.

Il Grande Incendio

A questa nuova corrente di pensiero storiografico sembrerebbe appartenere Alberto Angela, noto e amato divulgatore scientifico, paleontologo e scrittore, intervistato da Giulia e Piero Pruneti per la rivista ArcheologiaViva (bimestre Gennaio/Febbraio 2021) in occasione dell’uscita del suo primo libro della trilogia dedicata a Nerone, intitolato L’ultimo giorno di Roma. Viaggio nella città di Nerone poco prima del grande incendio (Rai, Libri-Harper Collins).

L’incendio di Roma del 64 d.C. è sicuramente l’episodio più conosciuto sul quale domina la figura controversa di Nerone, e come raccontato da Alberto Angela, questo evento catastrofico rientra nella categoria delle tematiche poco discusse, di cui abbiamo informazioni sommarie e che alla fine ha prodotto solo il “perpetuarsi di luoghi comuni” (Alberto Angela, ArcheologiaViva, gen/feb 2021).

Il divulgatore prosegue sottolineando il fatto che mentre per Pompei, una modesta città di provincia rispetto a Roma, abbiamo una produzione scientifica e divulgativa enorme, sulla catastrofe che coinvolse la capitale stessa dell’Impero, le pubblicazioni attendibili sono limitate e mancano opere divulgative basate su ricerche aggiornate. Roma all’epoca aveva orientativamente due milioni di abitanti, era una metropoli caotica, cresciuta nei secoli senza un vero criterio urbanistico; paradossalmente le colonie erano meglio organizzate.

La “Roma dei fasti”, dei colonnati enormi, la città imperiale coperta di preziosi marmi colorati è la Roma del giorno dopo l’incendio, ricostruita principalmente dai Flavi, ma, come ricordato da Alberto Angela, messa in sicurezza da Nerone, a cui va riconosciuto il merito di aver posto le basi per una città più sicura, stabilendo limiti di altezze e distanze fra le case, oltre ad aver realizzato la costruzione della Domus Aurea con i padiglioni principali sul Palatino, sull’Oppio e parte del Celio, e un grande lago al centro di parchi e vigneti successivamente prosciugato da Vespasiano al fine di costruirci il più grande anfiteatro del mondo: il Colosseo.                                                                                                                                                   Tutti i giorni si accendeva il fuoco nelle botteghe, per far da mangiare, per illuminare le strade, e il problema degli incendi era ricorrente e non mancavano ronde dei vigiles: settemila uomini pronti a bloccare sul nascere i focolai. L’incendio che scoppiò sotto Nerone partì in maniera particolarmente violenta poiché fu la somma di numerosi fattori negativi: case e palazzi in legno, l’alto numero di abitanti che accendevano fuochi, l’estate molto calda, il sopraggiungere di un vento molto teso, senza scordare l’epicentro di tutto ciò, il Circo Massimo, costruito per due terzi in legno, con solo le arcate in pietra, era di fatto la più grande legnaia di tutta la città.

L’incendio scoppia nella notte tra il 18 e il 19 luglio, le pareti in fiamme del Circo Massimo crollano sulle case vicine, che sono ad appena sei – sette metri di distanza, e alimentato dal vento l’immenso falò dilaga per nove giorni distruggendo buona parte dell’Urbe:   

“Si verificò poi un disastro, non si sa se accidentale o per dolo del principe, gli storici infatti tramandano le due versioni, comunque il più grave e spaventoso toccato alla città a causa di un incendio. Iniziò nella parte del circo contigua ai colli Palatino e Celio, dove il fuoco,scoppiato nelle botteghe piene di merci infiammabili, subito divampò, alimentato dal vento, e avvolse il circo in tutta la sua lunghezza. […] Nerone, allora ad Anzio, rientrò a Roma solo quando il fuoco si stava avvicinando alla residenza, che aveva edificato per congiungere il Palazzo coi giardini di Mecenate. […] Per prestare soccorso al popolo, che vagava senza più una dimora, aprì il Campo di Marte, i monumenti di Agrippa e i suoi giardini, e fece sorgere baracche provvisorie, per dare ricetto a questa massa di gente bisognosa di tutto. Da Ostia e dai comuni vicini vennero beni di prima necessità e il prezzo del frumento fu abbassato fino a tre sesterzi per moggio. Provvedimenti che, per quanto intesi a conquistare il popolo, non ebbero l’effetto voluto, perché era circolata la voce che, nel momento in cui Roma era in preda alle fiamme, Nerone fosse salito sul palcoscenico del Palazzo a cantare la caduta di Troia, raffigurando in quell’antica sciagura il disastro attuale.”
(Tacito – Annales – Libro XV)

Sulla colpevolezza dell’Imperatore furono scritte numerose falsità, e c’è praticamente unanimità tra gli storici nel sollevarlo da ogni accusa: Nerone si trovava nella sua villa di Anzio al momento dello scoppio dell’incendio, e si precipitò a Roma per dirigere l’opera di spegnimento nonché i soccorsi; le fiamme distrussero i suoi palazzi e le sue collezioni, se fosse stato nel luogo attribuitogli dalla tradizione, il Palatino, sarebbe sicuramente morto nell’incendio.

“Intanto si ricercarono i colpevoli dell’incendio. Sin dalle prime ore è indicato quale responsabile lo stesso Nerone, che decide di scaricare le accuse su una nuova setta di matrice giudaica. Così sono “condannati a morte i cristiani, gente dedita al culto di una nuova e malefica credenza religiosa.”
(Svetonio – Vita dei Cesari – Libro VI)

A causa dell’incendio i cristiani, a cui viene data la colpa, vengono perseguitati e martirizzati, ed è verosimilmente nel corso di queste persecuzioni che vengono giustiziati Simon Pietro e Paolo di Tarso.  L’apostolo Pietro verrà sepolto oltre il Tevere, in Vaticano, a poche decine di metri dal luogo in cui lo uccidono, e li si costruiscono progressivamente un santuario, poi una chiesa, che nei secoli diventa una basilica: come dice Alberto Angela, nella sua intervista sopracitata, l’incendio di Roma ha “nutrito il radicamento del cristianesimo nella grande capitale dell’Impero.”

Nerone, l’Artista

“Fu il primo ad istituire a Roma un concorso quinquennale, articolato in tre settori, secondo l’usanza greca: musicale, ginnico ed equestre, e lo chiamò «giochi neroniani». […] In seguito andò a sistemarsi nell’orchestra, in mezzo ai senatori; accettò la corona dell’eloquenza e della poesia latina, che si erano contesa i più onorevoli cittadini e che gli era stata ceduta di comune accordo, ma quando i giudici gli assegnarono quella di sonatore di cetra, si genuflesse e diede ordine di portarla davanti alla statua di Augusto.”
(Svetonio – Vita dei Cesari – Libro VI)

Le fonti ci raccontano come Nerone nutrisse fin da piccolo una vera passione per l’arte, il teatro, la poesia e soprattutto la musica greca. Sin dalla tenera età fu istruito nel migliore dei modi, dal saggio precettore Seneca, che lo iniziò all’arte, alla filosofia e alla disciplina.

Nerone scrisse molti componimenti poetici originali, suonava con maestria la cithara, e si esibì come attore teatrale in numerose parti. Trasportato dal suo amore per  la cultura greca, finì per modellare su base ellenica una nuova tradizione sportiva da portare a Roma, i Neronia, che videro la luce nel 60 d.C. divisi in concorsi artistici, ginnici ed ippici. Le regole prevedevano che per tutta la durata dei giochi i concorrenti dovessero vestire abiti greci o gareggiare nudi come alle Olimpiadi.

Nel 61 d.C. fece costruire uno splendido Ginnasio, per dare spazio ai Neronia, di ampliarsi e di crescere. Nella seconda edizione dei giochi, tenutasi nel 65 d.C., si cimentò egli stesso in un’esibizione a Pompei, pur limitandosi ad una performance artistica.

Bibliografia

🏺 Svetonio, Vite dei Cesari
🏺 Tacito, Annales
🏺 Cassio Dione, Storia Romana
📰 ArcheologiaViva - Incontro con Alberto Angela - n. 206 Marzo/Aprile 2021
📷 Locandina del film "Quo vadis: Nero sings while Rome burns" - George Kleine - 1913

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a cura di

Niccolò Renzi

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