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Incastellamento: fondazioni e roccaforti

Per quanto riguarda l’origine del fenomeno dell’incastellamento, permane il problema delle fonti relative alla datazione delle prime fondazioni. Avere dei documenti permetterebbe di ricostruire con precisione il ritmo di crescita insediativo.

Le fonti

Esistono dei documenti ma sono particolarmente rari dei veri e propri certificati di nascita, cioè atti di fondazione del castrum. In altri casi si hanno invece documenti con l’improvvisa comparsa di fondazioni già solidamente radicate nel territorio, di solito dovute all’iniziativa personale di un signore laico. Grazie alla precisione del linguaggio notarile, e anche grazie all’interesse che ne ebbero gli autori di svariati chronica monastici, vengono ricostruite le tappe evolutive del castello vero e proprio.

Si passò da semplici luoghi generali, chiamati locus o contrada, a luoghi (come i fundi, cioè i terreni coltivati) facenti parte di un habitat comune (villae, curtes, coloniae) per arrivare al primo appellativo dato a una costruzione fortificata, il castrum. Il terminus a quo fu dunque la prima menzione di una forma di centro abitato quale il fundus, il locus, la villa, il casale, mentre il terminus ante quem si ebbe quando a questa forma venne dato per la prima volta l’appellativo di castrum.

Rispetto a quanto riguarda il clima sociale e le modalità concrete ed effettive di fondazione, le fonti alla base furono le carte di popolamento o, a seconda dei casi, di ripopolamento. Sempre in numero relativamente esiguo, riguardarono principalmente piccoli centri abitativi non destinati a un grande sviluppo, e si possono dividere in due gruppi:

  • le carte che riguardarono contratti stipulati da un signore ecclesiastico con un imprenditore, cui egli offre un sito, compreso di terre coltivabili, per la creazione di un nuovo abitato;
  • le altre carte che legarono direttamente un signore fondiario a un gruppo di coloni, talvolta anche a un gruppo di milizie, in cui l’insediamento era esteso a tutti coloro che avessero voluto unirsi al nucleo originario.

Gli attori e i luoghi

Da dove nasce quindi l’incastellamento? Il punto di vista era strettamente signorile, e l’obiettivo principale dei fondatori era quello di amasare o congregare homines, che normalmente erano coloni e affluivano in famiglie strutturate. Solo raramente, infatti, la fondazione di un castrum coinvolgeva persone isolate, era più usuale che esso venisse costruito da gruppi di famiglie coniugate, o da consorterie organizzate, che raccoglievano al loro servizio vagabondi e miserabili. La carta di popolamento descriveva un capofamiglia alla testa del gruppo e responsabile dell’insediamento castrense che andava creandosi. Non era insolito che si trattasse di un prete, soprattutto nell’Italia centro-meridionale, circondato da numerosi parenti.

Al popolamento dei nuovi insediamenti contribuirono piccoli contadini allodieri, artigiani rurali, ferrari, viri honesti, homines bonae iuventutis, etc, cui il signore offriva un luogo adatto all’edificazione di un nuovo villaggio, un podium ad castellum faciendum, dotato normalmente di fonti perenni e possibilmente di qualche antica rovina per nobilitare il luogo e, soprattutto, per risparmiare sul lavoro di costruzione.

Il terreno veniva delimitato da un primo tracciato destinato a diventare la futura linea difensiva, dentro cui a ogni capofamiglia il signore affidava un lotto rettangolare, le cui dimensioni erano dettate dalla carta di popolamento e cui era annesso un piccolo orto alla base della cinta muraria. Per quanto riguarda la posizione della fortificazione, i criteri per la scelta dei siti più opportuni da fortificare furono già riassunti in età tardo antica da Vegezio:

“Urbes atque castella aut natura muniuntur aut manu aut utroque, quod firmius dicitur; natura aut locorum edito vel abrupto aut circumfuso mari sive paludibus vel fluminibus; manu fossis ac muro.”
“Città e castelli sono muniti naturalmente o artificialmente o in entrambi i modi, ciò che li fa più sicuri: la natura provvede con luoghi elevati o dirupati, o circondandoli di mari, paludi e fiumi; la mano dell’uomo interviene con fosse e con mura.”
(Vegezio – Epitoma, 4)

Queste sull’incastellamento sono considerazioni piuttosto generali, ma valide per ogni tempo e luogo. In Italia, e soprattutto nell’Italia del nord, nel X secolo il fenomeno dell’incastellamento prese avvio, nel modo descritto dal trattatista tardoantico, non solo a causa delle sentite esigenze difensive dovute alle ricorrenti invasioni, ma anche per esigenze economiche. La posizione elevata prescelta per la costruzione del castello permetteva dunque un controllo tattico sulla pianura circostante, quindi con relativi corsi d’acqua e paludi a scopo difensivo, e garantiva la protezione immediata di centri abitati, cioè dei punti di maggiore interesse economico.

I preferiti erano perciò i siti rocciosi, con dirupi, scoscesi, i più difficilmente accessibili, tanto che la parola rauca, roca, passerà ad indicare, dopo la metà del X secolo, non più una rupe, o una collina rocciosa isolata, ma per antonomasia diverrà direttamente la fortificazione che vi era costruita sopra. Il termine rocca, tuttavia, continuò ad essere sentito per tutta l’epoca medievale come un volgarismo, tanto che in alcuni documenti ufficiali verrà sostituito con parole più tradizionali, come rupes ad esempio. Comparirà come termine solo a partire dal XII secolo in alcuni documenti, ma sporadicamente e perlopiù per indicare fortificazioni costruite in pianura, fino a diventare, nel secolo successivo, denominazione tipica di castelli lombardi ed emiliani, ma ormai di epoca rinascimentale, con nessun legame a un sito roccioso.

Bibliografia

📖 GIANDOMENICO SERRA, Ceneri e faville, III: note etimologiche e lessicali di dialettologia italiana, Loescher Editore, Torino, 1942
📖 CARLO PEROGALLI, I castelli della Lombardia, Tamburini Editore, Milano, 1969
📖 GABRIEL FOURNIER, Le château dans la France médiévale: essai de sociologie monumentale, Paris: Aubier Montaigne, Parigi, 1978
📖 A. SETTIA, Castelli e villaggi nell’Italia padana. Popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo, Liguori Editore, Napoli, 1984
📷 Arek Socha - Pixabay.com

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a cura di

Silvia Gigliotti

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