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Rivolte e sommosse medievali: uno sguardo d’insieme

Durante tutto il Medioevo sia in Italia che nel resto d’Europa nacquero molti movimenti e tumulti legati chi più chi meno al popolo, che sfociarono in rivolte. Storiograficamente come ci ricorda anche Samuel Cohn[1] nell’ambito di un convegno sulle rivolte popolari del Trecento, queste rivolte medievali furono molto frequenti in determinate parti d’Europa ma abbiamo poche e incomplete notizie, gli scenari e i fatti spesso vengono ricostruiti sulla base di altre rivolte più estese, più famose e sicuramente più studiate. Naturalmente con l’avvento della Storia comparata e l’affiancamento di discipline ausiliarie si iniziano a sviluppare diversi filoni di pensiero e diverse interpretazioni; sia i sociologi che gli storici convengono nel fare una sostanziale distinzione tra rivolte pre e post industriali proprio per la diversità dei promotori e dei rivoltosi e il ruolo delle donne.

Rivolte celebri

Una delle più importanti rivolte che vengono studiate e approfondite in ambito europeo è quella inglese, la Rivolta dei Contadini del 1381; in Italia quelle più studiate e di cui abbiamo maggiori informazioni e cronache è sicuramente quella dei Ciompi e delle corporazioni nel centro-nord della penisola, gli scenari furono principalmente tre Siena, Perugia e Firenze. In generale in Italia furono abbastanza frequenti episodi rivoltosi, sommosse cittadine e contadine; questi avvenimenti però per la maggior parte furono repressi e/o durarono molto poco probabilmente anche per la scarsa adesione del popolo. Non avendo vissuto delle estese e sanguinose rivolte paragonabili alle Jacquerie francesi o alle rivolte contadine dell’Inghilterra non abbiamo conseguentemente molte testimonianze né ampi e numerosi studi in merito almeno fino agli anni ‘90 del 900. In questi anni si è avuta un’impennata degli studi sulle rivolte medievali e si è scavato nella documentazione superstite alla ricerca di fonti per poter ricostruire i fatti. Il caso specifico dei lavoratori di lana, viene sottolineato da Giovanni Cherubini[2] in un suo intervento durante un convegno, è rilevante e peculiare per la scena italiana; sulla fine 1300 tre sono le città che vedono sommosse di lavoratori della lana, Siena, Perugia e infine Firenze. Posto l’accento in questi termini possiamo notare come queste sommosse e rivolte furono attive soprattutto nel centro nord della penisola per conformazione politica e sociale che a differenza di un sud stagnante e arido socialmente manifestava segni di emancipazione e modernità nelle strutture sociali.

Firenze e i Ciompi

Una delle uniche rivolte/sommosse che hanno interessato il centro-nord Italia di cui abbiamo delle abbondanti testimonianze è sicuramente la rivolta dei Ciompi di Firenze. Gli studiosi interessati a questo grande avvenimento che ha cambiato anche il modo di vedere i lavoratori in quel periodo storico, hanno trovato una cospicua quantità di fonti nei fondi archivistici ma erano spesso tra di loro discordanti, nonostante ciò sono stati fondamentali poi per poter ricostruire i fatti avvenuti in quella circostanza; di contro queste fonti sono state oggetto di rielaborazione e strumentalizzate da parte di studiosi afferenti a diverse scuole di pensiero politico. Ovviamente come spiega e sottolinea sempre il Cherubini nell’ambito del convegno sopracitato, queste rivolte e sommosse del Trecento nel nord dell’Italia non sono minimamente riconducibili a fazioni e ideologie politiche tanto di destra quanto di sinistra.

Un caso a parte: il meridione italiano

Diversa la situazione nel meridione italiano, come abbiamo sopra accennato, il divario fra il Centro nord, diviso in molte realtà comunali, e il meridione unito e coeso sotto la guida angioina caratterizzato con un accentuato e forse esasperato feudalesimo ha conosciuto le rivolte e le sommosse che non erano dettate dai bisogni dei lavoratori ma dai rapporti di forza tra i vari signori e quindi per le tensioni che si crearono. Molte quindi sono le sommosse e scontri più che rivolte che si verificarono al sud dettate da questi bisogni di giocoforza più che da reali bisogni materiali dei lavoratori e contadini e di cui possiamo ritrovarne traccia nei pochissimi documenti ancora presenti nei fondi archivisti o nei musei al sud della penisola.

Generalmente in questi casi risulta poi fondamentale capire e riconoscere quale parte della popolazione prese parte e fu la promotrice delle rivolte e delle sommosse, per alcune di queste che vedremo nel dettaglio, un ruolo importante lo giocherà tanto la componente religiosa quanto la componente femminile del popolo e fondamentali saranno anche i rapporti popolo-signore.

Il martedì della rivolta

Inauguriamo quindi una nuova rubrica: in questo viaggio attraverso le rivolte e le sommosse che mossero e animarono il popolo vedremo gli scenari, i fatti e le implicazioni sociali durante alcune delle più famose ed importanti rivolte medievali e vedremo come cambia e si modifica la partecipazione popolare in base ai tempi e ai periodi.

Di seguito l’elenco delle rivolte che verranno trattate in questa rubrica:

Note al testo

[1] Samuel K. Cohn, Convegno internazionale di studi, Firenze 2006, “Rivolte urbane e contadine nell’Europa del Trecento: un confronto”. “La peculiarità degli inglesi e le rivolte del Tardo Medioevo” pp 1 e seg.

[2] Giovanni Cherubini, Convegno internazionale di studi, Firenze 2006, “Rivolte urbane e contadine nell’Europa del Trecento: un confronto – L’Italia” pp 93 e seg.

Bibliografia

📃 Samuel K. Cohn, Convegno internazionale di studi, Firenze 2006, “Rivolte urbane e contadine nell'Europa del Trecento: un confronto”. “La peculiarità degli inglesi e le rivolte del Tardo Medioevo”
📃 Giovanni Cherubini, Convegno internazionale di studi, Firenze 2006, “Rivolte urbane e contadine nell'Europa del Trecento: un confronto - L'Italia”

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a cura di

Myriam Venezia

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