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Santa Rosalia e il miracolo della peste

Incredibile ma vero, la storia e la popolarità di Santa Rosalia sono strettamente legate alla terribile ondata di peste che si abbattè su Palermo nel XVII secolo.

La malattia, il voto e la guarigione

Nel 1624, all’inizio del mese di Giugno, una nuova terribile calamità si abbattè su Palermo: la peste, che cominciò inesorabile a mietere vittime su vittime. La provenienza del virus fu addebitata ad una nave proveniente da Tunisi che trasportava schiavi riscattati e suppellettili di contrabbando provenienti dall’Oriente.

Anche se ciò fosse vero, il contagio così veloce fu di certo dovuto alle scarse condizioni igieniche in cui si trovavano gli abitanti della città. Nonostante gli sforzi dei medici non si riusciva a bloccare o ad arginare l’avanzata del morbo, non conoscendone le vie di contagio. Inoltre, le processioni organizzate dalla chiesa locale, a capo della quale era il Cardinale Giannettino Doria, contribuivano grandemente alla diffusione della peste ammassando insieme moltitudini di fedeli.

Ma facciamo un salto indietro di qualche mese.

Nel mese di Ottobre del 1623 si trovava ricoverata, all’ospedale pubblico di Palermo, una tale Girolama Gatto, la quale, essendo gravemente ammalata, aveva già ricevuto i sacramenti dei moribondi ed attendeva soltanto di ricongiungersi ai suoi cari in Paradiso. Durante una notte, svegliatasi per la sete, scorse una fanciulla vestita di bianco, la quale disse all’inferma che, se avesse fatto voto di salire devotamente al Monte Pellegrino, sarebbe guarita. La donna fece il voto e, dopo due giorni, la dimisero guarita dall’ospedale. Girolama non fu però precipitosa nell’assolvere al suo voto e così le tornò la febbre, che le durò per mesi, senza andare via.

Finalmente, il 26 Maggio 1624, la donna, in compagnia di Giacomina, moglie di un certo Vito Amato, che aveva fatto anche lei voto di salire al pellegrino,  insieme a Francesca Anfusa, cognata di Giacomina, si recò al monte, nel cui Santuario si celebrava la messa del giorno di Pentecoste. Dopo essersi confessate e comunicate si recarono nella grotta e Girolama bevve dell’acqua che grondava dalla roccia, colta da un profondo torpore ebbe allora la visione di una donna con un bambino al seno che le disse: “Sei venuta a sciogliere il tuo voto, o figlia; abbi la sanità.

A quella seguì un’altra visione in cui una religiosa, vestita di bianco, le indicò il luogo esatto della sepoltura di Santa Rosalia. Girolama si rivolse ai frati del convento, i quali autorizzarono gli ennesimi scavi alla ricerca dei resti della Santuzza.

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Veduta del Santuario di Santa Rosalia dal basso – StorieParallele ©

La ricerca delle reliquie

Il 29 maggio Vito Amato, Giacomo Genovese e Giovanni Tarantino, con l’aiuto di quattro frati, cominciarono a scavare alla ricerca delle reliquie. Gli scavi continuarono dal 29 maggio al 25 luglio, nel frattempo, richiamati dal chiacchiericcio nato attorno a questi lavori di scavo, sul fatto che i frati stessero tentando di disseppellire un grande tesoro, vi si erano uniti altri che si erano appunto convinti che oggetto della ricerca fosse un tesoro e che si sarebbero senz’altro arricchiti.

Il 25 luglio venne trovato un grosso masso e pensando che ostruisse un passaggio venne colpito con una mazza e si spaccò, dal punto in cui si ruppe venne fuori un teschio, ben presto si accorsero che si trovava, aderente al masso, uno scheletro, che formava un unico blocco col masso ma che si distingueva bene da esso. La notizia fu portata al Vicerè, il principe Filiberto, figlio del duca di Savoia, il quale lasciò tutto nelle mani dell’Arcivescovo.

L’indomani il tutto venne trasferito nella Cappella dell’Episcopio perché la chiesa potesse procedere agli accertamenti necessari. Il tutto subì una sosta il 3 agosto, perché morto il principe Filiberto, divenne Vicerè lo stesso Arcivescovo, il quale ereditando il titolo ne ereditò anche le incombenze e gli mancò il tempo di occuparsi delle reliquie.

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Il reliquiario di Santa Rosalia – StorieParallele ©

La storia di Santa Rosalia

Intanto la notizia del ritrovamento si era sparsa e, vista la situazione della città nelle fauci della peste, la popolazione cominciò a chiedere il miracolo alla ritrovata Santa.

Ma chi era questa nuova beniamina del popolo? Rosalia era una dolce fanciulla, vissuta durante il dominio normanno, la sua data di nascita si aggira attorno al 1120 e quella di morte attorno al 1160, figlia di Sinibaldo, feudatario e signore delle terre della Quisquina e delle Rose. Gli antichi lo credevano discendere addirittura da Carlo Magno, tant’è che Papa Urbano VIII lo aveva fatto inserire nel Martirologio.

Sembra che Rosalia fosse imparentata da parte materna coi normanni, visse così nella fastosa Reggia di Palermo, dove fu educata come ed accolta come dama d’onore della Regina Margherita, figlia del re Garzia di Navarra.

Ad un certo punto della sua vita, come spiegano queste parole incise in una Grotta della Quisquina, ella volle lasciare tutto quello che aveva a disposizione, compreso il sicuro avvenire di un matrimonio con qualche nobile ricco normanno, e si rifugiò nella preghiera tra le rocce.

Per amor del mio Signor Gesù Cristo, divenuto il fiorellino del campo, ho determinato di dimorare perennemente in una grotta.”

Dalla Quisquina passò poi al Pellegrino, forse perché la sua fama si era talmente diffusa da non lasciarle più pace, per via dei pellegrini che andavano a trovarla.

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Particolare della grotta – StorieParallele ©

La Santa della peste

Rosalia divenne punto di riferimento per i credenti, ma fu con il ritrovamento dei suoi resti che si riprese a festeggiare e venerare la Santuzza.

Il popolo, infatti, in preda alla peste, non appena seppe la notizia del ritrovamento, cominciò a chiedere la grazia alla Verginella Romita e l’epidemia, lentamente, abbandonò la città. La Santuzza divenne Patrona Eccellentissima della città di Palermo e da allora, le sue reliquie, si portano in processione per la città ogni anno, ed a lei si rivolge il palermitano, alla sua Santuzza che lo ascolta e lo consola.

Per la diffusione della peste si volle trovare un capro espiatorio nel medico greco Demetrio Sabaziano. Questo venne accusato dal Vicerè, Antonio Pimentel nonchè Marchese di Tavora, di essere a capo degli untori, usando a pretesto il fatto che il medico, che tanto invece contribuì alla sconfitta del morbo, tenesse dei bracieri per scaldarsi durante l’inverno che, secondo l’accusa, servivano a bruciare polveri magiche. In verità il processo farsa servì ad eliminare un povero medico, caduto in disgrazia presso le autorità del periodo.

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L’altare dedicato alla Santa Patrona – StorieParallele ©

La festa attorno alla tradizione

La tradizione vuole che la festa si svolga la notte tra il 14 e il 15 luglio, un grande carro con sopra il reliquario e la statua della Santa parte dalla Cattedrale d Palermo, scende lungo la strada del Cassaro, giù giù fino al mare, dove, giunto il piano di Sant’Erasmo. L’arrivo della Santa viene accolto con strepitosi fuochi d’artificio, mentre il popolo, lungo tutto il percorso, festeggia, beve e mangia cibo che assume carattere rituale e tradizionale, come ad esempio i babbaluci, lumache cucinate con aglio e prezzemolo, insieme a tante altre leccornie dello street food palermitano.

Giunta circa a metà di questo percorso, nella piazza Vigliena, detta dei 4 canti, il Sindaco della città esce dal palazzo municipale e sale sul carro, per offrire un mazzo di fiori alla Santa Patrona, fatto questo, da sopra il carro grida per tre volte Viva Palermo e Santa Rosalia.

Se vi capita di passare da Palermo a metà luglio non potete perdervi questo spettacolo che colora la notte, né potete perdervi una gita sul monte Pellegrino, per visitare il Santuario la grotta dove la Santa dimorò, magari percorrendo a piedi la vecchia strada che sale sul monte, quella che ogni anno, tanti devoti, percorrono a piedi nudi.

I fuochi durante la processione – SicilianSecrets ©

Bibliografia

📖 Carmelo Catalano, Da Ziz a Palermo narrata con amore, Boopen Editore
📖 Anonimo, Vita di Santa Rosalia protettrice e patrona di Palermo, Antares Editrice
📖 Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, Laterza Editore

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a cura di

Carmelo Catalano

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