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Romulus: la serie

Il regista e il team di sceneggiatori di Romulus, hanno tratto ispirazione da Romulus – Il sangue della Lupa (su cui forse ritorneremo? Chissà), romanzo storico di Luca Azzolini, e da alcuni passi chiave delle fonti antiche, come questo:

“Gli succede Proca, che genera Numitore ed Amulio, e lascia in eredità l’antico regno della gente Silvia a Numitore, che era il primogenito. Ma la violenza prevalse sulla volontà del padre e sul rispetto dovuto alla età maggiore: Amulio ma dal fato, credo, era voluta la fondazione di una sì grande città, e l’inizio dell’impero più grande che sia esistito dopo la potenza degli dèi. La Vestale essendo stata violata ebbe un parto gemello, e sia che così credesse veramente, sia che l’essere un dio causa del fallo diminuisse il disonore, attribuì a Marte la paternità dell’incerta prole. Ma né gli dèi né gli uomini bastano a proteggere la Vestale e la sua prole dalla crudeltà del re, il quale f a incatenare e imprigionare la sacerdotessa, e dà ordine che i fanciulli siano gettati nella corrente del fiume. […] Così, ritenendo di aver adempiuto agli ordini del re, essi depongono i fanciulli nello stagno più vicino, dove ora vi è il fico ruminale. […] Una lupa assetata dai monti circostanti rivolse il passo verso il vagito infantile, e offerse le mammelle abbassate ai piccoli.”
(Tito Livio – Ab Urbe Condita – Libro I, 3-4)

Incipit alla visione

Nel Lazio del VIII secolo a.C. dominano la violenza e la paura e gli uomini vivono in città soggiogati dal volere degli dei. Fuori da queste invece c’è il bosco, un luogo oscuro abitato da creature crudeli e misteriose. Un racconto di potere, guerre, rapporto con gli dèi e giovani eroi.

Perché parlare del Lazio protostorico? Perché farlo proprio in una serie?

Lo spazio seriale permette, volente o nolente, un maggiore minutaggio per lo sviluppo della storia. La serie in 10 puntate da 45-50 minuti l’una affronta adeguatamente tutti i temi centrali dell’opera, cosa questa che sarebbe stata difficile da fare in 180 minuti di lungometraggio.

Perché parlare del Lazio arcaico? A questa domanda Rovere (ma anche il resto del team, oltre a qualcuno di noi) risponde con un’altra domanda: Che cosa potrebbe essere successo realmente nell’VIII secolo a.C., che ha generato la leggenda circa la fondazione di Roma?

La serie parte proprio da questo, non vi troverete una narrazione strettamente fedele ad una versione dei tanti miti di fondazione di Roma ma una storia coerente che ricuce i pezzi delle frastagliate cose che sappiamo su questo momento storico. Romulus ci racconta l’esistenza (in particolare dei 3 giovani protagonisti) in quel preciso momento storico: dipendenza dai presagi degli dèi, lotte fratricide per il potere, riti di iniziazione, guerre, rapporti con il divino.

Si concentra sul potere che consuma gli individui che lo bramano, lo ottengano ed infine lo perdono. Altro aspetto fondamentale è quello del senso di appartenenza ad un popolo od una comunità: centrale per un individuo del VIII secolo a. C.

Nei tre protagonisti per tutta la serie è centrale e viene seguito lo svilupparsi del rapporto con il divino. La serie entra nello specifico di quelle sfaccettature che ne compongono il rapporto. Sia una sacerdotessa guerriera che ha giurato vendetta, un re abbandonato dagli dei, l’oracolo di un dio od un giovane che non ha paure della morte: la rappresentazione della spiritualità dell’uomo antico viene rappresentata degnamente, fuori dallo stereotipo, mostrandoci il solco che vi è tra noi moderni e loro.

Veniamo alla serie

È visibile su Sky e NOW Tv. Come già anticipato si sviluppa in 10 episodi da 45-50 minuti l’uno.

Il mio taccuino degli appunti recita: “Episodio 2, protolatino = altro effetto”.

Per un bug della piattaforma (o mia incapacità? Ci sta!) il primo episodio l’ho guardato in italiano, dal secondo episodio sono passato al protolatino sottotitolato in italiano, la serie nella versione originale è stata infatti girata in protolatino e poi successivamente doppiata. L’effetto è tutto un altro: fotografia, scenografie, tutto sembra potenziato, l’atmosfera più densa e carica di significato.

Quando sentirete per la prima volta un termine assimilabile al nome di quella che sarà Roma? Nel corso del quinto episodio.

Tutta la resa del progetto sembra crescere di puntata in puntata, la fotografia mantiene un alto livello, quasi sempre derivata da luci naturali o comunque di scena: aumenta costantemente il pathos della narrazione, così come molto funzionale ed organica appare la colonna sonora.

Romulus (come Il primo re) appare un prodotto che può competere alla pari, per contenuto e realizzazione tecnica, con qualsiasi altro prodotto seriale allotrio. Un’ottima notizia per il mondo cinematografico italiano troppo spesso periferico in questo universo.

L’aspetto interessante in questo è che la serie riesce ad muoversi su alti livelli di realizzazione ed declinarsi volendo in chiave pop senza però rinunciare alla perizia storica, le modalità sono le stesse de Il primo re: lavoro a braccetto con Dipartimenti di Antichistica che hanno portato all’utilizzo del protolatino, stretta coerenza archeologica dei costumi e delle scenografie.

Quando tempo hanno impiegato a ricostruire il set della città di Alba? 9 mesi. Spesso le strutture sono realizzate davvero con i materiali con le quali venivano realizzate: argilla, paglia, legno. Sicuramente un lavoro gigantesco.

L’augurio è quello che Romulus possa ottenere almeno quel successo che le serve per poter continuare a battere questa strada e funzionare da apripista a futuri progetti simili.

È possibile realizzare dei prodotti di livello internazionale, coerenti storicamente ma che riescano a declinare la narrazione dell’antichità in chiave pop in maniera tale da farla arrivare a più persone possibili? Si!

Bibliografia

💻 www.sky.it
💻 www.nowtv.it

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a cura di

Lorenzo Ares Bonechi

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