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Medievalismo e identità culturale

Ha ancora senso parlare di Medioevo? Il Medioevo vive ed esiste ancora ai giorni nostri: esso nasce come interpretazione di un blocco di secoli appena trascorso e si trasforma nella visione che gli eruditi avevano di quel periodo fino ad arrivare alle interpretazioni più contemporanee. Tutto è storia contemporanea, anche il medievalismo che diventa identità culturale.

Che cos’ha di interessante il Medioevo e perché lo studiamo

Ad oggi, che senso ha parlare ancora di Medioevo? Oltre allo sfoggio erudito, questo periodo storico impregna ancora la contemporaneità, in primis con tutte quelle feste e manifestazioni che lo richiamano, dalle sagre alle rievocazioni storiche e, in secundis, con la presenza – e l’uso – di monumenti risalenti al periodo medievale o costruiti di recente ad emulazione dello stile gotico (cioè durante il periodo neogotico).

Il Medioevo, in questo senso, vive nuovamente attraverso l’uso che ne fa una comunità, la quale sceglie quale significato attribuirgli: nel caso di una rievocazione storica la ricostruzione di un determinato avvenimento avrà uno scopo ben preciso, nel caso di una sagra un altro ancora e nel caso della costruzione di un edificio uno ancora diverso. Tutti questi scopi differenti vanno al di là della semplice curiosità accademica, poiché hanno un fine pratico, che va al di là della pura erudizione. La comunità ha svolto delle ricerche, degli studi, su un momento ben preciso del Medioevo, ha deciso che proprio quell’istante la rappresentava e che, quindi, doveva entrare a far parte della memoria collettiva, non solo in archivio, ma nella vita stessa dei suoi cittadini.

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Festa Medievale di Monteriggioni (Siena) – MonteriggioniMedievale.it ©

Il mio, il tuo e il nostro Medioevo: il Medievalismo

Ogni comunità ha dunque il suo Medioevo, nel quale ritrova un proprio valore, culturale o identitario. Si tratta qui del fenomeno del medievalismo, cioè la tendenza a far tornare in uso forme di vita, azioni, linguaggi, mestieri, del periodo medievale. Nel caso delle feste, delle sagre e delle rievocazioni, la comunità sceglie quale momento del medioevo la rappresenta di più e lo mette in scena. Questo tipo di manifestazioni prendono il nome di feste emblematiche, poiché sono riconosciute come identitarie e rappresentative sia dalla comunità stessa che le mette in scena sia dalle altre. Un esempio di festa emblematica è il Palio di Siena: tutti riconoscono che la celebrazione sia l’emblema della città di Siena.

Questo tipo di feste non è sempre uguale, ogni comunità ha le proprie caratteristiche, ma si può comunque suddividere in due grandi categorie: le feste dove il Medioevo è il vero e proprio soggetto della celebrazione (è il caso delle rievocazioni storiche o di tutte quelle manifestazioni che rientrano nel fenomeno della living history) e le feste dove il Medioevo è l’attributo, lo sfondo, della celebrazione, come nel caso delle messe in scena dei palii o di una festa patronale: si festeggia la ricorrenza della sfida o della morte del Patrono, non il Medioevo in sé e per sé.

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Uno scatto del Palio dell’Assunta (Siena) – Ph. William Domenichini ©

Anacronismi: sì o no?

Ma questo tipo di visione del Medioevo è da considerarsi, forse, anacronistica? Durante le feste si mettono in scena avvenimenti o fatti che sono successi davvero e se fossero solo inventati, allora il Medioevo ha meno valore? Non proprio. Nel senso che si tratta di un tipo diverso di valore dato al periodo storico che non c’entra con quello accademico, ma con quello culturale. Il Medioevo, la tradizione medievale magari inventata di una festa patronale, della ricorrenza di un palio, di una giostra, hanno valore anche se inventate perché sono identitarie.

Il Medioevo ha valore in quanto funge da emblema di una comunità, che lo sceglie per rappresentarsi, e per essere rappresentata fuori dai propri confini, in un mare di secoli e di avvenimenti, poco importa se davvero in quel preciso giorno dell’anno il Santo Patrono della cittadina si sia davvero fermato a bere alla fontana del paese e lo abbia benedetto, il valore qui è nella scelta di rendere il fatto parte della memoria cittadina e di costruirvi sopra la propria storia e le proprie radici.

Lo stesso vale per i monumenti creati a cavallo tra il XIX e il XX secolo in quello stile che viene chiamato Neogotico. Sia che si tratti dei cosiddetti falsi storici – cioè di edifici dall’aspetto creati dal nulla – sia che si tratti di ristrutturazioni in stile medievale di edifici che sì, risalgono a quel periodo storico, ma che nel corso dei secoli sono stati completamente alterati, essi trovano il loro valore proprio nell’invenzione. La comunità ha scelto il Medioevo per rappresentarla non un paio di giorni all’anno, come nel caso delle feste, ma bensì tutto l’anno, tutti i giorni, in tutte le occasioni.

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Giostra del Saracino (Arezzo) – GiostradelSaracinoArezzo.it ©

Bibliografia

📄 TOMMASO DI CARPEGNA FALCONIERI, San Marino dalla prospettiva del medievalismo, in "La libertà sognata nella pietra: San Marino (neo)medievale (neo)medievale", 2019.
📖 FABIO MUGNAINI, Le feste neo – medievali e le rievocazioni storiche contemporanee tra storia, tradizione e patrimonio, Lares, maggio-dicembre 2013, Vol.79 (n. 2-3).
📖 ERIC HOBSBAWM E TERENCE RANGER, L'invenzione della tradizione, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2002.
💻 www.festivaldelmedioevo.it

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a cura di

Silvia Gigliotti

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