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I Longobardi e la nascita della Toscana al MAAM

Lo sapevate che le origini della regione Toscana non sono solo etrusche? Che le parole “carro”, “guerra” e “spranga” sono di origine longobarda? La mostra Una terra di mezzo – I Longobardi e la nascita della Toscana allestita al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma (MAAM) di Grosseto ci porta a scoprire la risposta a tutte queste domande!

I Longobardi in Toscana

All’arrivo dei Longobardi in Italia, nel 568 d.C., la nostra penisola – a seguito del crollo dell’Impero romano d’Occidente avvenuto nel 476 e delle successive guerre combattute sul suo territorio – in quel momento si trovava sotto il controllo dei Bizantini. Le popolazioni locali, stremate dalle continue lotte susseguitesi allo sgretolamento dell’impero, non opposero molta resistenza quando i Longobardi, guidati dal re Alboino discesero in Italia.

Questa popolazione, però, non conquistò solo l’Italia settentrionale (tutta l’area del nord ovest e del nord est), occupando importanti città come Treviso, Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo e Milano, ma occupò anche Pavia, che divenne la capitale del regno, ampia parte della Toscana, nonché Spoleto, Benevento e Salerno. Le zone occupate a nord presero il nome di Langobardia maior, mentre quelle di Spoleto, Benevento e Salerno, di Langobardia minor.

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Alcuni dettagli dell’allestimento della mostra sui Longobardi al MAAM – Museo Archeologico e d’Arte della Maremma ©

L’organizzazione della società longobarda

Quella dei Longobardi, inoltre, era un tipo di società fondata su un’aristocrazia guerriera, i cosiddetti arimanni, che aveva anche il compito di scegliere il re, dal quale dipendevano gli altri comandanti militari, i duchi. La parte rimanente della popolazione era composta da servi, che si occupavano di agricoltura e di allevamento e non godevano di alcun diritto, e da uomini semiliberi, gli aldii che, pur possedendo il diritto alla libertà personale, erano costretti a lavorare le terre dei signori.

Subito dopo la loro discesa, i Longobardi abolirono i precedenti ordinamenti amministrativi di tradizione romana e divisero il territorio in trentasei ducati, i quali, con il tempo, si trasformarono in principati ereditari e assunsero una sempre più marcata autonomia rispetto al potere centrale del re.

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Allestimento della mostra sui Longobardi al MAAM – Museo Archeologico e d’Arte della Maremma ©

La mostra al MAAM

Il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, con sede a Grosseto, ha inaugurato il 30 luglio 2021 la mostra dal titolo Una terra di mezzo – I Longobardi e la nascita della Toscana proprio con lo scopo di dimostrare che il Ducato di Tuscia, uno dei trentasei ducati longobardi menzionati sopra, ha visto una presenza longobarda tutt’altro che effimera, ma quanto mai stabile. I reperti esposti raccontano una storia – di solito – poco conosciuta o, almeno, di norma solo raccontata dai così chiamati “addetti ai lavori”. In realtà, la mostra mette in evidenza come questa popolazione fosse integrata nel territorio e come ci sia a tutti gli effetti rimasta.

L’allestimento in più sale permette al visitatore di godersi il viaggio attraverso gli usi e i costumi longobardi, entrando proprio nella loro realtà quotidiana grazie ai reperti esposti. Non solo, come se questi prendessero vita, la mostra prevede delle parti interattive che garantiscono al visitatore un’esperienza di vera e propria immersione nella storia, non solo di ammirazione dall’esterno.

La mostra è visitabile sino al 06 gennaio 2022: vi consigliamo di seguire i canali social del museo, facebook e instagram, per non perdervi nessuna novità al riguardo!

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Allestimento della mostra sui Longobardi al MAAM – Museo Archeologico e d’Arte della Maremma ©

Qualcosa sull’allestimento

Non vi vogliamo svelare tutto – così poi non andreste a vederla! – ma la mostra si sviluppa in quattro sezioni, con un allestimento di impatto, che cerca di mostrare al visitatore l’intreccio simbolo della compenetrazione tra autoctoni e invasori longobardi. Vi è inoltre un corner dove è possibile ammirare due abiti longobardi, uno maschile e uno femminile, a cura dell’associazione di rievocazione longobarda “La Fara”.

L’abbigliamento maschile prevedeva una veste di lino molto ampia ornata da fasce policrome mentre la parte bassa delle gambe era invece ricoperta da braghe e fasce. I guerrieri di alto rango erano accessoriati anche di speroni, staffe, lancia, scudo, spatha, scramasax (un tipo di spada ad un solo taglio) e cinturoni. L’abbigliamento femminile partiva da una camicia di lino, detta subucula, stretta in vita da una fascia e finemente decorata nelle parti terminali dell’abito. Questi outfit erano accessoriati con fibule, collane, aghi crinali per le acconciature e il velo, cinture con nastri, coltelli e piccole borse di cuoio. Completano i corredi bracciali, anelli e orecchini a cestello con dettagli in filigrana oltre a pettini in osso, corno o avorio, di chiara influenza romano-bizzantina.

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Allestimento della mostra sui Longobardi al MAAM – Museo Archeologico e d’Arte della Maremma ©

Subito all’ingresso, ad accogliere nella terra di mezzo, troviamo l’incipit dell’Origo Gentis Langobardorum, il titolo e due mappe, insieme ad una timeline essenziale che inizia con il 568 e termina con il 774 (anno di fine del Regno). La seconda sezione, totalmente immersiva e sensoriale, è dedicata a Goti, Bizantini e Longobardi e qui si possono ammirare due sepolture femminili, ritrovate a Chiusi, insieme al Tesoro di Galognano, la lamina di Agilulfo e l’anello sigillo di Faolfus.

In particolare, il Tesoro di Galogano si presenta come un gruppo di reperti in argento: 4 calici, una patena e un cucchiaino, degni di nota soprattutto per l’iscrizione che riporta uno di questi, ovvero “HUNC CALICE PUSUET HIMNIGILDA AECLISIAE GALLUNIANI“. Il rinvenimento del tesoro avvenne fortuitamente nelle campagne intorno a Poggibonsi (Siena), nel 1963.

La terza sezione è invece completamente dedicata al Ducato di Tuscia e all’esposizione di oggetti di uso quotidiano appartenenti al popolo Longobardo. I luoghi protagonisti sono: Roselle, Luni, Fiesole, Lucca, Volterra, Pisa, Aiano-Torraccia di Chiusi, Sovicille, Arezzo, Chiusi, Pistoia, la Maremma toscana e alto laziale, Chiusa del Belli (Farnese), Bolsena, Perugia, Isola del Giglio e Formiche.

La parola all’esperto!

Durante la nostra visita siamo stati accompagnati dal Dott. Simone Moretti, archeologo e operatore museale, che ci ha guidati in questo viaggio nella Storia della Toscana. Di seguito troverete un breve video in cui illustra la mostra in esclusiva per i lettori di StorieParallele!

Bibliografia

💻 maam.comune.grosseto.it

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a cura di

Silvia Gigliotti

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