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Il Guerriero di Capestrano

A Chieti, nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, è conservato uno dei reperti più importanti e conosciuti della scultura preromana. Si tratta dell’opera monumentale nota come Guerriero di Capestrano, rinvenuta in territorio Vestino e cronologicamente riferibile al periodo che va dalla tarda fase orientalizzante al periodo arcaico.

Il Guerriero: una statua monumentale

La statua, costituita da un unico blocco di pietra calcarea locale, è alta 209 cm compresa la base e rappresenta un guerriero italico, stante, con braccia al petto, la cui figura sembra sorretta dalla presenza di due pilastri laterali. Il guerriero, dai tratti stilistici schematici e quasi geometrici, è raffigurato con la sua panoplia e alcuni oggetti di ornamento personale. Il grande copricapo con ampia tesa circolare, è stato realizzato come blocco a sé e inserito poi in un secondo momento sulla testa del guerriero. La sua dimensione porta ad avvalorare un’ipotesi cerimoniale e celebrativa.

Probabilmente un capo, un re, che stando alla traduzione proposta da Adriano La Regina dell’iscrizione incisa su uno dei due pilastri, si chiamava Nevio Pompuledio:

Me, bella immagine, fece Aninis
per il re Nevio Pompuledio.”

Si tiene a precisare che questa iscrizione è tutt’ora oggetto di molti studi e interpretazioni molto diverse.

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Dettaglio del busto del Guerriero di Capestrano – Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo ©

La scoperta della statua

Il rinvenimento avvenne in maniera casuale nel 1934 a Capestrano nel terreno di proprietà di Michele Castagna, a seguito di lavori agricoli. Le condizioni della statua erano frammentarie, per cui, data l’eccezionalità della scoperta si decise di procedere subito con un significativo intervento di restauro, prevedendo anche importanti integrazioni; rimosse tuttavia, dopo il secondo conflitto mondiale.

In seguito, si decise di effettuare un’indagine più approfondita del terreno e questo portò al rinvenimento di una vasta necropoli: Giuseppe Moretti e Giovanni Annibaldi rinvennero almeno 50 tombe negli anni ’30 nonché frammenti di altre statue, alcune dello stesso livello di quella del guerriero. Si confermò pertanto così la scoperta di uno dei siti più importanti da un punto di vista archeologico in Abruzzo.

Gli accessori del Guerriero

La panoplia, in cui ritroviamo armi di difesa e di attacco, è così composta:

  • Due lunghe lance con lama foliata sui pilastri laterali.
  • Sul petto una lunga spada con elsa a croce, il cui fodero termina con una punta semicircolare. Sulla spada, quasi appoggiato sul fodero, è invece rappresentato un coltello, il cui uso probabilmente era legato all’affilatura della lama. Entrambe le armi sono decorate con motivi antropomorfi e zoomorfi e i dettagli erano probabilmente resi in altro materiale, quale l’avorio e l’osso.

Una serie di cinghie, il cui materiale originale doveva essere il cuoio con borchie in metallo, sorregge la spada e i due dischi corazza, che si presentano privi di decorazione. Nella mano destra, il guerriero tiene invece un’ascia. La zona inferiore del corpo è invece protetta da due mitre che scendono da un cinturone in vita: queste potevano essere in cuoio e metallo sui bordi.

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Dettaglio del busto del Guerriero di Capestrano – Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo ©

Nell’ambito degli elementi di ornamento personale troviamo:

  • Sul collo un torques con pendente centrale e terminazioni a “otto”.
  • Sulle braccia indossa delle armille, una delle quali arricchita con pendenti trapezoidali.
  • I calzari vengono così descritti: “con base d’appoggio in ferro e in legno, talvolta snodabile, articolata in due pianali distinti, con o senza ramponi, e raramente decorata da lamine in bronzo lungo il perimetro esterno della suola” (V. d’ Ercole- Elisa Cella 2007)

Bibliografia

📖 V. D’ERCOLE, E. CELLA, Il guerriero di Capestrano, in M. UGGERI (a cura di) Guerrieri e Re dell’Antico Abruzzo, 2007, pp. 33-44.
📖 A.LA REGINA, il guerriero di Capestrano e le iscrizioni paleosabelliche, in F. DALL’ORTO ( a cura di ) Pinna Vestinorum e il popolo dei Vestini”, 2011, pp. 230-269

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a cura di

Benedetta Ficcadenti

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