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Dionisio I, sovrano di Siracusa

Non si può parlare di Storia della Sicilia, dal 405 a.C. fino alla conquista romana, iniziata dal 264,
senza menzionare la storia di cinque sovrani di Siracusa. Il primo e più straordinario di essi, Dionisio
il Vecchio
, divenne bersaglio della critica moralistica sulla tirannide, fu scritto tanto su di lui e spesso
in maniera stravagante al punto da impedire un quadro equilibrato dell’uomo, delle sue gesta e del
suo mondo.

Storia di un tiranno e delle sue imprese

Cicerone ci parla di Dioniso in questo modo:

“…per non offrire il collo al barbiere, insegnò alle sue figliuole a raderlo. Così, con sordido e servile
mestiere, le regali fanciulle radevano la barba e tagliavano i capelli al padre come vili tosatrici.
Nondimeno perfino ad esse, quando furono cresciute, tolse di mano il ferro e ordinò che con gusci di
noce accesi gli bruciassero la barba ed i capelli. Avendo due mogli, Aristomache, sua concittadina, e
Doride, di Locri, ogni notte, prima di andare da loro, guardava e frugava attentamente ogni cosa.
Aveva circondato la camera da letto con una larga fossa, pel cui passaggio aveva fatto costruire un
ponticello di legno, che egli toglieva quando aveva chiuso la porta della camera”.


Quello che sappiamo lo dobbiamo a Filisto, contemporaneo e stretto collaboratore del sovrano, che
scriveva di storia anche se la sua opera non è giunta a noi ma di essa ci parla Diodoro. Pare fosse di
estrazione elevata ma non particolarmente ricco. Riuscì a farsi nominare generale, poi unico comandante e riuscì persino ad ottenere una guardia del corpo privata. Rimase al potere per 38 anni, fino alla morte avvenuta nel 367 a.C. e scrive Diodoro che la sua fu la tirannide più forte e più lunga che si ricordi nella storia.

Divenuto tiranno, trasformò l’isola di Ortigia in una fortezza privata, dove alloggiavano tutti suoi più stretti collaboratori, i mercenari e parte della flotta. Egli riscuoteva le normali tasse di uno stato greco ma ricorreva ad ogni possibile espediente per procurarsi dei fondi di emergenza quando ne aveva bisogno.
La vecchia organizzazione militare fu cambiata radicalmente, ristrutturandone i quadri direttivi che
furono da quel momento in poi suoi parenti o stretti collaboratori e immettendovi un forte
contingente mercenario. Il nepotismo fu un leitmotiv del regno di Dionisio.

La sua prima moglie, figlia di Ermocrate, morì dopo pochi mesi, pare durante una insurrezione, fu l’unica persona legata al tiranno della cui morte questi non fu accusato dai posteri. Quindi prese in mogli altre due donne, Aristomache di Siracusa che gli diede due figli e due figlie: Ipparino, Niseo, Arete (Virtù) e Sofrosyne (Prudenza o Moderazione); e Doride di Locri, che gli diede due figli ed una figlia: Dionisio, Ermocrito e Dikaiosyne (Giustizia).

dionisio
Promptuarii Iconum Insigniorum – Guillaume Rouillé

Il suo regno o meglio, l’area di sua influenza, era estesa quanto l’intera Sicilia ad eccezione dell’estremità occidentale dalla foce del fiume Alico a Solunto, ad est di Palermo e la punta dello stivale, fino al golfo di Taranto. Aveva alleati in Epiro, nella Grecia nord-occidentale e tra i popoli italici dell’Italia Meridionale, campani, lucani, japigi, tra i quali reclutava i suoi mercenari più fidati. Nei documenti storici ritrovati egli viene chiamato Arconte di Sicilia.

Tra il 404 e il 402 sottomise Catania e Nasso e ne vendette gli abitanti in schiavitù, insediando a
Catania i mercenari campani e radendo al suolo Nasso; offrì ai leontinesi la cittadinanza se fossero
venuti in massa a Siracusa, cosa che fecero; soffocò una rivolta a Siracusa e la rese la più vasta e
potentemente fortificata tra tutte le città greche; migliorò la flotta e le macchine d’assedio, compresa un’invenzione di fondamentale importanza: la catapulta.

Ma il suo obiettivo era prepararsi alla guerra contro Cartagine. Nel 398 convocò l’assemblea e ottenne l’adesione al suo progetto: la colonia commerciale cartaginese di Siracusa e le navi cartaginesi che stavano nel porto furono saccheggiate e le altre città greche agirono come Siracusa, con grande crudeltà verso i gruppi cartaginesi che vi si erano stabiliti. Il primo obiettivo militare fu Motia.

Quando cadde vi furono massacri e saccheggi, gli abitanti greci che le erano rimasti fedeli furono crocifissi, la città fu distrutta e sebbene poi ripopolata non raggiunse i fasti di un tempo perché quando l’anno dopo i cartaginesi ritornarono nella zona preferirono fondare una nuova colonia: Lilibeo, oggi Marsala.

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Bibliografia

📖 Carmelo Catalano, La più bella storia, da Ziz a Palermo narrata con amore, Edizioni Boopen
📖 Moses I. Finley, Storia della Sicilia antica, Editori Laterza

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a cura di

Carmelo Catalano

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