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Cerbero, il mastino infernale

“Sulla sponda opposta dello Stige monta la guardia Cerbero, figlio di Tifone e di Echidna, un cane con tre teste, o cinquanta come altri sostengono, ricoperte di serpenti e dalla coda irta di aculei, pronto a divorare i viventi che tentino di introdursi laggiù, o le ombre che tentino di fuggire. Le ombre dei morti che scendevano nel Tartaro dovevano placarlo con un’offerta di dolce miele posto nella loro tomba insieme con l’obolo per Caronte.” 
(Robert Graves, I Miti Greci: Dèi ed Eroi in Omero, Vol. I)

Cerbero e le 50 teste di Esiodo

Cerbero, il Mastino Infernale posto a guardia dell’ingresso degli inferi, era figlio del gigante Tifone e di Echidna, essere femminile mostruoso, metà fanciulla e metà serpente. Così scrive Esiodo nella Teogonia:

“D’amor con lei (Echidna) si strinse, fanciulla dai fulgidi sguardi
l’ingiurïoso Tifone, che spezza ogni legge, tremendo.
Ed essa incinse, e a luce die’ figli dall’animo invitto
per Gerïone prima die’ a luce Orto, il cane: secondo
un mostro partorí terribile piú d’ogni dire,
Cèrbero, il cane dell’Orco, che voce ha di bronzo, gagliardo,
senza pietà, che di vivi si nutre, che (di) capi (ne) ha cinquanta […]”

(Esiodo, Teogonia, 306 – 312)

Cerbero viene descritto da Esiodo come un mostro “senza pietà, che di vivi si nutre” con “cinquanta capi“,  numero forse non casuale, e che ritroviamo citato altre volte:

  • cinquanta erano le figlie di Danao, le Danaidi ninfe delle acque dolci;
  • cinquanta le figlie del dio Nereo, le Nereidi ninfe delle acque salate;
  • cinquanta teste e cento braccia avevano gli Ecatonchiri Cotto, Briareo e Gige, figli di Urano e Gea;
  • cinquanta erano i cani da caccia dello sfortunato Atteone; egli infatti, colpevole di aver visto Artemide mentre si rinfrescava nuda in un fiume durante una pausa dalla caccia, fu trasformato dalla dea in un cervo e fatto sbranare dai suoi stessi cani, resi furiosi da Artemide.

Un’altra versione: solamente 3 teste

Nell’Eneide, Virgilio descrive invece Cerbero come un mostruoso cane a tre teste, che si oppone alla discesa negli Inferi di Enea:

“Cerbero immane questi regni introna
con latrato trifauce, in un covile
là di faccia sdraiato. A lui, che vede
tutto arruffar già di serpenti il collo […]”

(Virgilio, Eneide, Libro V)

Solo grazie all’intervento della Sibilla, che getta a Cerbero un focaccia di miele intrisa di erbe soporifere, Enea riuscirà a proseguire il suo viaggio nel Regno dei Morti:

“A lui getta la vate (la Sibilla) un’offa soporosa
di miele e lavorate farine. Esso
tre gole aprendo con rabbiosa fame
l’afferra in aria e l’ampio dorso allenta
distendendosi enorme in tutto l’antro.
Sepolto il guardïano, occupa Enea
le soglie e passa rapido la sponda
di quell’acqua che piú non si rivarca.”

(Virgilio, Eneide, Libro V)

Anche Ovidio nel X libro delle Metamorfosi scrivendo della discesa di Orfeo negli inferi per salvare l’amata Euridice, descrive Cerbero come un mostruoso cane con tre teste:

“O dei, che vivete nel mondo degl’Inferi,
dove noi tutti, esseri mortali, dobbiamo finire,
se è lecito e consentite che dica il vero, senza i sotterfugi
di un parlare ambiguo, io qui non sono sceso per visitare
le tenebre del Tartaro o per stringere in catene le tre gole,
irte di serpenti, del mostro che discende da Medusa.”

(Ovidio, Metamorfosi, Libro X, 17 – 22)

cerbero
Orfeo e Cerbero – Thomas Crawford – Museo delle Belle Arti (Boston) ©

La tradizione mitologica ci narra come solo Orfeo, grazie alle sue divine abilità di cantore, ed Eracle, grazie alla sua forza sovrumana, riuscirono a domare Cerbero, il mastino infernale con tre (o cinquanta) teste, custode dell’entrata del Regno dei Morti:

“Come dodicesima fatica gli fu imposto di portare via Cerbero dall’Ade. Cerbero aveva tre teste di cane, una coda di drago e lungo la schiena gli spuntavano teste di serpente di ogni tipo. […] Giunto al capo Tenaro, in Laconia, là dove si apre il passaggio per scendere all’Ade, Eracle lo imboccò e scese. […] Chiese poi di Cerbero ad Ade, e il Dio gli concesse di portarlo via se l’avesse vinto senza le armi. Eracle lo trovò vicino alla porta dell’Acheronte: protetto dalla corazza e coperto dalla pelle di leone, gli strinse le mani intorno al collo, e non mollò finche la bestia, soffocata, cadde a terra. Eracle allora lo prese, e risalì vicino a Trezene. […] Eracle fece vedere Cerbero a Euristeo, e lo riportò di nuovo nell’Ade.”
(Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro II)

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Ercole e Cerbero – Peter Paul Rubens – Museo del Prado (Madrid) ©

Bibliografia

🏺 Virgilio - Eneide
🏺 Esiodo - Teogonia
🏺 PseudoApollodoro - Biblioteca
📖 Robert Graves - I Miti Greci: Dèi ed Eroi in Omero - Vol. I - Longanesi - 1992

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a cura di

Niccolò Renzi

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