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Boston Tea Party: storia e motivazioni della rivolta del tè

Il Boston Tea Party è stato uno degli eventi fondamentali che ha portato le colonie americane a dichiarare l’indipendenza dalla corona del Regno Unito. Un atto così semplice, che ebbe però una risonanza enorme, riuscendo ad unire per la prima volta tutte le colonie sotto una unica causa che poi sfociò nella Guerra d’Indipendenza.

Correlazione fra tè e indipendenza

Prima di approfondire l’evento in sé, dovremmo prima capire come mai questo atto apparentemente così semplice abbia avuto una tale importanza nella storia dell’indipendenza delle colonie.

Il tè nasce in Cina, anche se nessuno sa precisamente quando e dove, ma nel IX secolo alcuni viaggiatori Arabi scrivono di una bevanda chiamata Chah che veniva bevuta dalla stragrande maggioranza della popolazione cinese del tempo. In Europa il tè fu importato per la prima volta dai portoghesi fino a che nel 1610 la Dutch Indian Company non ne controllò il commercio. Fu però nel 1667 quando la famosa Compagnia delle Indie Orientali inglese iniziò l’importazione di questo prodotto che, con violente guerre commerciali, divenne la sua principale fonte di reddito ed esportazione, controllando anche una grossa porzione territoriale in cui veniva coltivato e raccolto.

Il passaggio del tè alle colonie non fu però immediato ed infatti solo negli anni del 1760 si iniziò a consumare tè su larga scala. C’era però un grosso problema e cioè che legalmente le colonie potevano rifornirsi esclusivamente dalla madrepatria, il Regno Unito, e quindi solo dalla compagnia delle Indie Orientali che ne possedeva essenzialmente il monopolio. Questo però non impediva a tutte le altre compagnie commerciali di fare anche loro accordi commerciali illegali e molto spesso ad un prezzo inferiore rispetto a quello inglese. Questo ebbe come conseguenza la nascita di un mercato di contrabbando non indifferente che si stima comprendesse circa il 70% del tè che veniva consumato.

La Compagnia delle Indie Orientali era ben consapevole della grave situazione di contrabbando e per questo fece pressione al governo affinché risolvesse la situazione e cosi fu quando nel 1767 fu emesso il Indemnity Act che mirava ad abbassare il prezzo del tè inglese e a farlo arrivare a quasi lo stesso prezzo di quello contrabbandato.

Sembrava, specialmente per la popolazione delle colonie, che l’Indemnity Act fosse solo l’inizio per una più equa tassazione e commercio con la corona ma queste speranze furono ben presto smorzate con i Townshed Acts, chiamati cosi per il nome del politico Charles Townshed, Cancelliere della tesoreria, di cui l’Indemntiy Act faceva parte.

Questi atti non sono altro che il tentativo della corona di alzare le tasse sulle colonie dopo la dispendiosa Guerra dei Sette Anni che aveva dilapidato le casse statali, visto che ora la corona doveva anche mantenere una guarnigione fissa nelle colonie e pagare anche tutti quei funzionari che lavoravano li. L’Indemnity Act ed il Revenue Act, l’atto che innalzava le tasse su vetro, colori per pittura, piombo, carta e tè, furono presentati in parlamento allo stesso tempo e, anche se sembrano contraddittori, avevano lo stesso obiettivo: salvare la Compagnia delle Indie Orientali che stava soffrendo un durissimo colpo per il contrabbando. L’Indemnity Act dava alla compagnia la possibilità di importare direttamente il tè alle colonie senza passare per l’Inghilterra, ma questo avrebbe provocato grosse perdite alla corona che di conseguenza innalzò le tasse sul tè con il Revenue Act. Da queste due leggi si può evincere il più grande problema che le colonie avevano con il Regno Unito e cioè che venivano trattate come terre estranee e quindi tassate due volte.

boston tea party
Boston Tea Party: illustrazione di W.D. Cooper – “The History of North America” di E. Newbury (Londra, 1789)

Ad ogni azione corrisponde una reazione

La reazione americana a queste nuove imposte fu lenta, anche se John Hanckock nel 1767 predisse l’opposizione forte del popolo delle colonie, ma si fece sentire con i mercanti della città di Boston che nel 1768 decisero di non importare prodotti britannici dopo il 1° gennaio 1769 e soprattutto di boicottare tutti i prodotti del Townshed Act riuscendo addirittura a convincere i mercanti di New York e Philadelphia, anche se con molta difficoltà, ad unirsi a loro.

Bisogna specificare che l’intenzione, almeno in queste prime battute, non fu mai quella della secessione e dell’indipendenza ma solamente di essere considerati parte del territorio britannico e quindi di non essere soggetti sia a tassazioni esterne che interne contemporaneamente, come avevamo detto prima.

Nel 1768 le colonie chiedevano la fine di questo genere trattamento e la cancellazione del Townshed Act e in cambio avrebbero terminato il loro boicottaggio, ma quando il Parlamento aprì la risposta fu tutt’altro che accomodante: anche se una parte del parlamento, seppur minoritaria, voleva riconoscere le richieste delle colonie a non essere tassate perché anche solo la raccolta di questo danaro risultava dispendioso economicamente data l’enorme distanza con l’isola inglese, la maggioranza fu d’accordo nel convenire che le colonie non avevano alcun diritto a richiedere nulla e dovevano obbedire senza discutere ai dettami della corona.

La questione però non si risolse con una sola seduta del Parlamento, a causa della sua complessità, ma continuò: nelle colonie ci si stava chiedendo fino a che punto era sostenibile economicamente continuare con il boicottaggio dei prodotti inglesi e da parte inglese si discuteva sulle conseguenze politiche che avrebbe dovuto concedere anche solo in minima parte alle richieste delle colonie.

Nel febbraio del 1770 il Parlamento inglese arrivò ad una decisione: le tasse sui prodotti del Revenue Act sarebbero state tolte tranne che per il tè, sia come simbolo politico del diritto inglese di tassare sia per motivi economici perché era il prodotto più importato.

Questa decisione mise in crisi il movimento di boicottaggio che si sciolse poco dopo, visto che la maggioranza convenne che una mezza vittoria era migliore di una sconfitta totale. Il movimento però aveva avuto una vittoria importante: quella di aver messo l’accento sulle problematiche della relazione tra le colonie e la corona che erano chiaramente una di subordinazione e fortissima disparità.

Il periodo tra il 1770 ed il 1773 viene definito periodo di calma perché sembrava davvero che i rapporti tra la corona e le colonie si fossero rilassate; certamente c’era ancora molta strada da fare per il miglioramento del trattamento di queste ultime, ma le vittorie avute fino ad ora davano fiducia. Rimaneva però un piccolo inconveniente: il tè importato dalla Compagnia delle Indie Orientali non vendeva più come prima.

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Boston Tea Party: copia di litografia di Sarony & Major (1846) – National Archives and Records Administration (ARC 532892) ©

La Dartmouth, distruzione del tè e il Tea Act

Può sembrare una sciocchezza, magari il popolo delle colonie aveva semplicemente cambiato gusto, forse tutta questa guerra commerciale aveva reso più patriottici i consumatori americani che rifiutavano a priori di continuare a bere tè inglese, invece le rotte di contrabbando erano state perfezionate così bene che il mercato americano non aveva più bisogno della Compagnia delle Indie Orientali per importare tè per di più ad un prezzo molto più alto.

Nel 1773 il Parlamento, come risposta a questa crisi, emanò il Tea Act, legge per cui ora la Compagnia delle Indie Orientali poteva vendere tè alle colonie senza bisogno di pagare tasse alcune alla corona per cercare di salvare le casse della compagnia, ma questo atto fu visto come l’ennesimo tentativo inglese di schiacciare la libertà delle colonie.

Questo provocò una durissima reazione nelle città di New York, Philadelphia e Boston, ma al contrario delle altre due città, a Boston il governatore Hutchinson non diede alcun ascolto alle proteste, sicuro della grossa guarnigione britannica presente nella città ed anche perché aveva forti interessi economici nel successo della Compagnia delle Indie Orientali.

La situazione però precipitò rapidamente quando i patrioti di Boston seppero dell’arrivo della nave Dartmouth della Compagnia delle Indie Orientali che cercarono in tutti i modi, principalmente legali ma non solo, di impedirne l’attracco al porto della città, poiché una volta attraccata il pagamento delle imposte sarebbe diventato impossibile da impedire.

La distruzione fisica del tè non era mai stata veramente programmata perché nessuno avrebbe pensato si sarebbe arrivato a tanto, ma l’attracco della nave e l’avvicinamento della data ultima del pagamento delle tasse aveva fatto prevalere idee sempre più estremiste. Fu così che il 16 dicembre 1773 il famoso atto del Boston Tea Party ebbe luogo e la sua importanza fu tale da riunire, dopo anni di ingiusti trattamenti subiti dalle colonie da parte della corona, sotto una unica causa la volontà indipendentista ormai affermatasi dopo che le altre strade diplomatiche avevano fallito.

Insomma, il Boston Tea Party come atto in sé, mai programmato dalle colonie, fu solo l’apice di una dura e frustrante lotta che le colonie avevano intrapreso per essere riconosciute allo stesso livello e ricevere lo stesso trattamento riservato ai cittadini del Regno Unito.

Bibliografia

📖 C. Capra, Storia moderna (1492-1848), Mondadori Education, 2016
📄 Labaree, Benjamin Woods. The Boston Tea Party. Originally published 1964. Boston: Nortèastern University Press, 1979

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a cura di

Bogdan Aurelio Chifor

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