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La borghesia fra XVI e XVII secolo

Se inizialmente il termine bourgeois tende a identificare un abitante di città, nella prima metà del Seicento si osserva come il termine viene piuttosto impiegato per indicare il valore sociale: letterati, funzionari di banca, avvocati e mercanti, un tempo identificati come Terzo stato, ora “additabili” come borghesi[1]. Se il termine indica un valore sociale, l’identificazione della borghesia come abitanti di città rimane di fatto corretta: le professioni tipiche di questo gruppo di popolazione erano tutte cittadine e dalla città trassero le loro fortune.

L’ultimo giorno nella vecchia casa – Robert Braithwaite Martineau – Tate Museum (Londra) ©

L’organizzazione sociale della borghesia

La borghesia si inseriva tra due mondi completamente differenti: da un lato chi doveva lavorare ogni giorno per guadagnarsi da vivere, spesso lavorando duramente nei campi, dall’altra chi viveva di rendita e non doveva proprio lavorare (la nobiltà). Tuttavia non bisogna pensare che le divisioni tra e all’interno delle classi sociali fossero nette e rigide, anzi, vi era una discreta diversificazione. Se ci immaginiamo una piramide borghese, osserviamo al livello inferiore uno stuolo di piccoli mercanti, funzionari minori e fiorenti artigiani; nel livello intermedio della nostra piramide, invece, possiamo osservare un certo numero di burocrati, avvocati e addetti al servizio statale. In questo secondo livello la borghesia rappresenta la classe capitalistica e creatrice di ricchezza tramite il commercio e l’usura[2]. Nella fascia più alta invece si nota un disimpegno dalle attività capitaliste più rischiose in favore di investimenti in cariche pubbliche, affitti e terre. Queste erano tutte attività ad alto investimento iniziale, ma con rendite più sicure e costanti rispetto al commercio[3].

Non bisogna immaginare la borghesia come un gruppo chiuso: la mobilità sociale era notevole. Piccoli bottegai e contadini non mancavano di provare a elevare la propria condizione sociale (o quella dei figli). Per i contadini più ricchi si trattava spesso di mandare parte della famiglia in città ad aprire una macelleria o a dedicarsi al piccolo commercio. Con un po’ di fortuna le generazioni successive, se avessero continuato ad espandere le attività dei padri e dei nonni, avrebbero potuto mandare un figlio all’università. permettersi di comprare una carica pubblica minore ed entrare a pieno titolo nella borghesia.

Il soldo, tuttavia, non era l’unico requisito per farsi considerare borghesi. La società del XVI e XVII secolo, perlomeno la parte che aspirava a un posto al sole, iniziò a adottare qualifiche prima riservate ai soli mercanti e indicanti di un certo prestigio sociale, che potremmo assimilare a quello borghese: honorables hommes divenne comune anche tra gli artigiani e altre figure minori, cosa prima impensabile.

In una società estremamente gelosa del titolo […] riuscire ad usurpare un titolo onorifico era il segno sicuro di aver raggiunto uno status borghese[4].

A painting of a group of people

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L’influenza politica: ascesa e caduta della borghesia

Un elemento fondamentale da comprendere è l’influenza che la borghesia aveva nella politica, o meglio l’influenza che aveva nella prosperità economica quando le era permesso di immischiarsi nella politica cittadina. Non costituivano, ovviamente, l’unico motivo di successo economico di un insediamento, ma ne rappresentano una costante: “il commercio fiorì e le città si allargarono tutte le volte che i ceti medi contribuirono alla direzione del programma economico politico[5].

Era presente almeno una seconda dinamica che vale la pena riportare: la borghesia, arricchendosi sempre più con i commerci e passando dalla fascia intermedia a quella elevata, tendeva ad abbandonare o ridurre molto le proprie attività commerciali e capitaliste, in favore dell’affitto di terra, case e delle rendite provenienti delle cariche pubbliche. Questo fenomeno, in qualora avvenne con costanza, portò necessariamente a una depressione economica dovuta alla mancanza di investimenti, prima assicurati da una crescente classe media. Vediamo un esempio:

Gli sviluppi del Ducato di Milano offrono una chiara visione […] Borghesi, i quali avevano compiuto la carriera al servizio dello Stato (famiglie come i Borromeo, patrizi come i Moroni), membri delle professioni e detentori di cariche pubbliche, tutti affidarono i loro patrimoni alla terra, dalla quale traevano un titolo nobiliare e rendite feudali. Dal momento che il privilegio e lo status si potevano ottenere così facilmente, perché inseguire l’abietto guadagno?

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Il destino della borghesia dell’Europa orientale

Se le dinamiche sino ad ora osservate portarono al declino della borghesia nell’Europa mediterranea, perlomeno della sua vitalità e della sua capacità di accrescere il capitale, si osserva come invece, nelle zone centro orientali del nostro continente, il declino avvenne, oltre che per le cause già annoverate, anche per cause politiche.

Nell’Europa orientale la densità abitativa era inferiore, così come le dimensioni delle città e la loro ricchezza, e le campagne avevano un peso economico (e demografico) maggiore che nel resto dell’Europa. Durante il Cinquecento, l’inevitabile scontro tra commercianti cittadini (i borghesi) e produttori di campagna[6] si risolse a favore dei secondi. Questo accadde perché il ceto dei produttori extra-cittadini era costituito dalla nobiltà, che in quelle regioni era riuscita a mantenere una forte indipendenza e un notevole controllo sulla politica.

Il primo ministro Morozov […] fu a un tempo grande proprietario terriero, mercante, industriale, imprenditore e usuraio. Quando […] promuovevano il capitalismo fino a queste dimensioni, quale funzione poteva sperare di avere la nascente borghesia?[7].

Con la nobiltà così saldamente ancorata al territorio i governanti non ebbero scelta se quella di supportarli nelle diatribe con le città, a discapito della borghesia. Questa mancata indipendenza politica borghese, lo abbiamo detto anche precedentemente, influì in negativo sullo sviluppo cittadino, che a sua volta non faceva altro che rafforzare la posizione della nobiltà.

Conclusioni

Abbiamo osservato come la borghesia fosse, tra il XVI e il XVII secolo, un elemento molto importante nel tessuto economico degli stati. Proprio questo vigore economico, espresso soprattutto tramite il commercio e il capitale, determinò anche la fortuna o meno di molte città, e in alcuni casi ebbe un ruolo più o meno di rilievo anche in crisi statali, qualora la borghesia decise di ritirarsi a vita politica e/o di rendita. Abbiamo infine osservato come queste dinamiche siano valide soprattutto per l’Europa occidentale e mediterranea, mentre nelle zone orientali la diversa situazione sociale e politica non permise un florido sviluppo della borghesia cittadina.

Note al testo

[1] Kamen p.211

[2] Kamen p.212

[3] Kamen p.218

[4] Kamen p.213

[5] Kamen p.239

[6] Ovviamente questa suddivisione non è sempre netta: la relativa a primitivita dell’economia del tempo non permette una separazione netta dei ruoli, che sono dunque da intendere in maniera più generale di quanto si possa riferire rispetto ad oggi.Non era affatto raro trovare un commerciante di campagna, o che avesse interessi sia in città che in campagna.

[7] Kamen p.245

Bibliografia

📖 Kamen Henry, The iron century. Social change in counter-reformation Europe 1550-1660, London 1971

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a cura di

Alessandro Fara

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