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Il curioso caso delle “colline di sterco” nel sud dell’India: gli Ashmound

Nell’altopiano del Deccan, un ampio territorio che occupa l’area centro-meridionale della penisola indiana, sono state ritrovate una serie di colline artificiali realizzate attraverso la sovrapposizione di strati combusti di sterco di vacca, gli Ashmound.  Ma di cosa di tratta?

Cronologia e localizzazione geografica

L’altopiano del Deccan è un territorio di formazione vulcanica creatosi alla fine del periodo Cretaceo, tra i 60-65 milioni di anni fa, compreso tra le catena montuose costiere dei Ghati Occidentali e  dei Ghati orientali. Attualmente l’altopiano occupa gli stati indiani del  Maharashtra, Madhya Pradesh e Karnataka, ad ovest, e del Telangana e  l’Andhra Pradesh, ad est. Il paesaggio dell’area del Deccan è quasi surreale, infatti, ad enormi distese piane o lievemente inclinate si alternano, spettacolari affioramenti di rocce granitiche che, per forma e composizione, sembrano sfidare le leggi di gravità. Accanto a questi capolavori naturali sono presenti aree collinari che fungono da pianori, permettendo, una visione di insieme del territorio circostante. É proprio su questi pianori che, durante il corso del Neolitico, si svilupparono i primi insediamenti di pastori e agricoltori. Nel sud dell’India la cosiddetta “Rivoluzione Neolitica” era caratterizzata da un’agricoltura a base di legumi (come fagiolo verde e il fagiolo di madras) e miglio, e dalla domesticazione di caprini, ovini e dello zebù.

La nascita e la diffusione degli ashmound nel sud del Deccan è avvenuta in un lasso di tempo che va dal 3000 a.C all’800 d.C., vale a dire dall’apparizione delle prime piante e animali domesticati fino alla costruzione di strutture megalitiche. Ad oggi se ne contano circa un centinaio e la loro particolarità è stata, ed è, oggetto di ricerca.

Vista dell’altopiano del Deccan

La scoperta degli Ashmound

Gli ashmound catturarono per la prima volta l’attenzione del mondo accademico durante il corso dell’Ottocento, quando, esploratori e coloni arrivarono nel sud dell’India. Inizialmente vennero interpretati come il risultato di processi naturali del terreno, tuttavia, la presenza di reperti archeologici all’interno degli strati di cenere portarono all’ipotesi che si trattasse di depositi creati intenzionalmente. Intuizione che portò gli studiosi, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, ad avanzare molteplici ipotesi che spaziavano dalla sfera apotropaica, come resti di antichi demoni, a testimonianze di omicidi di massa.  Si deve al geologo inglese Robert Bruce Foote l’intuizione che gli ashmound non erano altro che l’accumulo di sterco di vacca combusto appartenente ai gruppi umani neolitici che occupavano i medesimi territori.

Solo quaranta anni più tardi, nel 1960, vennero effettuate indagini chimiche mirate allo studio degli strati di ceneri combusti. Le indagini confermarono l’intuizione di Foote e sottolinearono che le colline attualmente visibili sul territorio erano il risultato di multiple combustioni di sterco effettuate nel tempo. Negli stessi anni l’archeologo Alchin, a seguito di nuove indagini archeologiche, arrivò alla conclusione che gli ashmound erano il frutto di una serie di azioni che avvenivano in maniera ciclica e prevedevano:

  • livellamento del suolo;
  • costruzione di recinti;
  • occupazione del bestiame nei recinti;
  • l’accumulo dello sterco;
  • combustione dello sterco;
  • la deposizione della cenere.

Secondo Alchin gli ashmound avevano una duplice finalità, di tipo pratica, creando un legame tra pastori e bestiame, e di tipo rituale, per incentivare la fertilità della terra da coltivare. Le ricerche condotte successivamente tuttavia misero in dubbio molte delle conclusioni a cui era giunto Alchin tra cui la stretta connessione recinto/ashmound e la datazione al Neolitico delle colline di cenere.

Negli anni 90, dopo un lungo periodo di stasi nell’indagine sul tema, l’archeologo Paddayya sottolineò il legame inscindibile tra insediamenti stabili e siti Ashmound. Secondo l’autore le colline di cenere erano il risultato di pratiche cerimoniali finalizzare a creare relazioni sociali tra diverse comunità. Attualmente la funzionalità e il ruolo degli ashmound così come la sua associazione a società sedentarie o nomadi è ancora oggetto di ricerca.

Cosa caratterizza un Ashmound?

COSA CARATTERIZZA UN ASHMOUND?

In base alle ricerche effettuate su un grande numero di siti ashmound l’archeologa Nicole Boivin e la sua equipe di ricerca sono concordi nell’ affermare che queste curiose colline di ceneri presentano elementi caratterizzanti:

  • L’intervisibilità: come abbiamo detto precedentemente, il paesaggio del Deccan è caratterizzato da una distesa piana e quasi monotona di pianura, pochi sono i rilievi collinari presenti sul territorio. Gli insediamenti che si trovavano sui rilievi collinari erano sicuramente visibili tra loro, sarà quindi probabile che gli ashmound collocati accanto ad essi e illuminati dai fuochi di combustione, erano visibili a distanze elevate. La combustione degli ashmound poteva quindi servire come mezzo di riconoscimento a livello intercomunitario tra più insediamenti.
  • L’impatto visivo: da una analisi paesaggistica è emerso che i grandi ashmound hanno un impatto visivo unico nel panorama del Deccan e che spesso sono associati a formazioni rocciose particolari. Gli ashmound svolgerebbero il ruolo di rendere unico e sensazionale il paesaggio che li circonda.
  • La collocazione ad est degli insediamenti: secondo alcuni sondaggi condotti nel 2002, sembrerebbe che alcuni ashmound erano collocati lungo i versanti o alle pendici orientali degli insediamenti. L’ubicazione degli ashmound ad est degli insediamenti è ancora poco chiaro e dovrà essere indagata attraverso indagini specifiche.

Come si costruisce un Ashmound?

Gli ashmound sono un fenomeno complesso ed eterogeneo e quindi presentano spesso peculiarità regionali differenti. In linea generale possiamo dire che il suolo che ospita il cumulo di ceneri viene leggermente livellato e collocato all’interno di un perimetro recintato che coincideva probabilmente al luogo in cui venivano ammassati gli animali; in alcuni casi al posto del recinto è possibile osservare la presenza di una piattaforma in argilla o in terra battuta. Al di sopra della base sono presenti uno o più cumuli di sterco assieme a reperti ceramici che vengono combusti a temperature elevate (tra gli 800 e i 1200 gradi). Al di sopra delle ceneri createsi vengono posti nuovi cumuli di sterco sottoposti successivamente allo stesso trattamento.

Le analisi degli strati di cenere hanno sottolineato che la maggior parte degli ashmound sono stati utilizzati per circa 100 o 200 anni, corrispondente all’alternarsi di circa 8-10 generazioni. Caso eccezionale è l’ashmound di Kudantini, utilizzato per circa 700 anni, che presenta particolarità che lo rendono uno dei più affascinanti del sud dell’India.

Schema delle fasi di formazione di un Ashmound

L’ashmound di Kudatini

L’ashmound di Kudatini si trova nella zona del distretto del Bellary all’interno dello stato federale del Karnataka. Le sue dimensioni lo rendono uno dei cumuli di cenere più grandi del Neolitico; è alto circa 10 m e copre una superficie di 1295 m2 per un volume di 8635 m3. Il nome del sito attuale è dovuto ad un villaggio che è situato a circa 5 km a est dell’ashmound, ma, in tempi meno recenti, veniva chiamato Budigunta o Budikanama che significa letteralmente “passaggio di cenere”.

L’ashmound è collocato al centro di una serie di colline che arricchiscono il paesaggio. Tra i rilievi naturali la collina di Toranagallu, posta a poca distanza da Kudantini, presenta anch’essa alla base un ashmound. La particolarità è che ponendoci sulla cima dell’ashmound di Kudantini è possibile osservare che la collina di Toranagallu si trova in una posizione centrale e panoramica rispetto agli altri rilievi naturali presenti nel paesaggio. Se invece ci ponessimo al di sopra della vetta di Toranagallu risulta panoramica e centrale la posizione dell’ashmound di Kudantini. Questa inter-visibilità dei siti ha portato alla conclusione che l’ashmound di Kudantini servisse al controllo del tragitto, tra Kudatini e Toranagallu, in quanto rotta commerciale e di passaggio.

Le ricerche, tuttavia, hanno mostrato un’altra particolarità: in due brevi periodi dell’anno (fine aprile e fine settembre) se ci ponessimo sulla vetta dell’ashmound di Kudatini e guardassimo verso la collina di Toranagallu, noteremo che al tramonto il sole cala esattamente dietro di essa. Se immaginassimo che proprio durante il tramonto si procedesse alla combustione dello strato di sterco, il colore del sole e del fuoco creerebbero una enorme sfera rossa, come se cielo e terra si unissero.

Ritualità e funzione pratica sono qui mescolati in un complesso gioco di colori e di atmosfere che sicuramente non erano indifferenti ai nostri antichi antenati.

L’Ashmound di Kudatini

Bibliografia

📄 Allchin, F.R., 1963 . Neolithic Cattle Keepers of South India: a Study of the Deccan Ashmounds. Cambridge: Cambridge University Press.
📄 Boivin, N. 2004. Landscape and cosmology in the south Indian Neolithic: New perspectives on the Deccan ashmounds. Cambridge Archaeological Journal 14(02), pp. 235-57.
📄 Foote,B. R., 1979[1916]. Prehistoric and Protohistoric Antiquities of India. Leeladevi, Delhi.
📄 Fuller, D.Q. 2001. Ashmounds and hilltop villages: the search for early agriculture in southern India. Archaeology International 4 (2000/2001), pp. 43-6.
📄 Fuller, D.Q. et Al, 2005. Dating The Neolithic Of South India: New Radiometric Evidence For Key Economic, Social And Ritual Transformations. Institute of Archaeology, University College London.
📄 Johansen, P. G., 2018, Issues and problems with Ashmound research in the Neolithic South Deccan: Contemporary Perspective, in “Beyond and more Stone” vol. II ( Ravi Korisettar, a cura di), pp. 170-207
📄 Paddayya, K., 2002. The Problem Of Ashmounds Of Southern Deccan In Light Of Recent Research, in K. Paddayya (ed.), Recent Studies in Indian Archaeology,New Delhi: Munshiram Manoharlal, pp. 81-111

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a cura di

Martina Basile

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