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L’antica arte della tessitura: brevi cenni storici

Vi siete mai chiesti quando l’uomo scoprì i metodi di filatura delle fibre naturali e perchè? Per quale motivo l’arte della tessitura si sviluppò inizialmente in specifiche aree quali la Spagna, la Sicilia e successivamente l’Italia centrale e meridionale? La risposta più sintetica potrebbe essere che i tessuti in ogni loro forma e funzione sono connaturati alla vita dell’uomo: dall’ abbigliamento laico a quello profano, da quello intimo e quotidiano a quello formale e ufficiale, dall’arredamento alla creazione di veri e propri ambienti. La tessitura nacque in quelle aree accomunate dall’essere affacciate sul mar Mediterraneo e quindi soggette a scambi e contatti commerciali con i maggiori centri di produzione: il Medio Oriente, nello specifico la città di Bisanzio, e il mondo arabo.

Responso senz’altro esemplificativo che merita di essere ampliato all’interno di questo articolo; infatti, ricercare i “perchè” di queste domande è un compito arduo, soprattutto se gli unici spunti di riflessione sono forniti dalle sole fonti documentarie e iconografiche. Di seguito vi proponiamo alcuni cenni storici introduttivi all’arte della tessitura, che verranno poi approfonditi in successivi editoriali dedicati alle fibre tessili in antichità… consideratelo un “assaggio”…

E’ nato prima l’ago o il tessuto?


L’arte del filare e del tessere è tanto antica quanto lo è la civiltà umana. Le sue origini risalgono ad epoche preistoriche e non è possibile fissare con precisione una data post quem. La fonte principale delle nostre conoscenze è perciò per tutta l’antichità la letteratura, affiancata dalle raffigurazioni vascolari, pittoriche e musive e dai rari reperti archeologici.
Le prime notizie che abbiamo sui tessuti antichi risalgono ad un’ epoca in cui l’arte della tessitura aveva già raggiunto un notevole grado di perfezionamento tecnico. La relativa sporadicità dei ritrovamenti si deve ovviamente alla deperibilità dei filati di origine naturale, vegetale e/o animale (lino, cotone, lana, seta ecc…) e degli strumenti impiegati per la tessitura (in materiale organico come ad esempio il legno).

Ne sono un esempio “pesi” in terracotta rinvenuti in tutti gli strati protostorici delle civiltà, dai territori mediterranei e quelli europei utilizzati per tenere tesi i fili durante la tessitura a telaio. Il telaio “a pesi” – impiegato a partire dal Neolitico e in uso fin dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente – è uno strumento molto semplice che ha la peculiarità di essere costituito da una cornice fissa di forma rettangolare a cui vengono appesi i fili di ordito mantenuti in tensione da pesi. Questi ultimi potevano essere realizzati in diversi materiali: pietra, argilla cruda, terracotta, bronzo e ossidiana; i più comuni avevano forma cilindrica o a tronco di piramide con un foro all’estremità per permettere l’ancoraggio dei filati. Contrariamente dai telai moderni l’intreccio per la tessitura veniva eseguito a partire dall’alto.

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Dettaglio della decorazione di un lekythos raffigurante tessitrici di lana – Met Museum ©


Ancora, un’altra testimonianza materiale circa la storia del tessuto e del costume è quella fornita dalla cosiddetta mummia del Similaun, meglio conosciuta come Otzi, ritrovata nel 1991 nelle Alpi Venoste ai piedi del ghiacciaio del Similaun lungo il confine tra il Trentino Alto Adige e il Tirolo. Un uomo vissuto circa nel 5000 a.C.. il cui guardaroba, realizzato assemblando pelli di diverse specie animali, era costituito da: perizoma, calzoni, cintura, calzature di pelle, mantella d’erba, berretto con stringhe sotto il mento e sopravveste composta da lunghe strisce di pelle alternativamente chiare e scure. Si tratta di un ritrovamento molto importante perché testimonia l’uso di uno strumento rivoluzionario: l’ago grazie al quale si sviluppò la sartorialità delle vesti, le quali potevano essere confezionate aderenti al corpo e quindi più adatte a proteggere dal freddo rispetto a quelle drappeggiate. Le pelli degli abiti di Otzi, inoltre furono cucite con un filo ricavato da tendini animali (seccati e poi sfibrati per ottenere lunghi fili fibrosi).

I luoghi, le vie di scambio e i commerci dell’arte tessile


Nell’antichità, dal momento che sia la materia prima che i manufatti erano merci facilmente trasportabili, si sviluppò un intenso commercio di fibre e stoffe. Per la medesima ragione il sito di produzione non coincideva necessariamente con quello della lavorazione, anche se in molti casi di fatto questa contestualità esisteva.
In breve si ampliarono diversi centri di produzione tessile che conservarono inalterata la loro fama per secoli. Uno di questi era l’Egitto la patria dei tessuti in lino e lana, i cosiddetti tessuti copti, prodotti dagli abitanti di religione cristiana che occuparono le rive del Nilo nei primi secoli dopo Cristo e provenienti da Antinoe, Achmim, Panopolis e Fayum. Generalmente realizzati con la tecnica dell’arazzo, quindi ad intreccio semplice a tela, venivano intessuti mediante telai verticali rudimentali.

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Riproduzioni di vesti tardo antica in uso in Egitto in età romana in alcuni ritratti del Fayum


In Persia si svilupparono altre tipologie tessili, in parte nate dalle contaminazioni culturali e dagli scambi commerciali con la “Mezzaluna Fertile”, in particolare con l’Egitto. In quest’area il contributo maggiore venne dato però dai tessitori siriani deportati in seguito alle campagne militari. Presumibilmente, l’introduzione tecnica dello sciamito e l’impiego di filati di diverse tonalità per ottenere sfumature lo si deve proprio ai siriani!
A differenza dei tessuti copti, conservati sino ai nostri giorni grazie al clima secco e alla pratica di seppellire i defunti (propria della religione egiziana), la maggior parte dei tessuti sasanidi è scomparsa dai propri territori di origine in quanto le pratiche religiose prevedevano la cremazione o l’esposizione delle salme all’aggressione di uccelli rapaci. Ciò nonostante, alcuni reperti si sono conservati in forma di frammenti in Europa perché considerati preziosa merce di scambio e reimpiegati quindi nell’abbigliamento civile e religioso. Le stoffe mediorientali assunsero in occidente un carattere sacrale che contribuì alla loro salvaguardia nei tesori delle cattedrali.

Frammento di Sciamito in seta con fagiani – Asia Centrale, VII-VIII secolo – Ph. Luigi Bevilacqua ©

L’Asia Minore, soprattutto Mileto, divenne un rilevante centro per la realizzazione di stoffe di lana mentre Laodicea in Siria ed Alessandria in Egitto, furono sedi di manifatture tessili di grande prestigio. In Italia, tessuti in lana erano confezionati soprattutto nelle regioni del Sud dove l’allevamento delle greggi era praticato su vasta scala, mentre in Grecia soltanto Corinto aveva raggiunto una certa fama. I paesi occidentali del mondo antico come la Gallia e la Spagna, esportavano prodotti in lana più pesanti e ruvidi adatti per la protezione dai rigori invernali e dalle intemperie.
Sulla diffusione del cotone e della seta, sussistono tuttora numerosi interrogativi: entrambe non sono originarie dell’area del mondo antico mediterraneo e furono conosciute relativamente tardi. Il primo accenno alla seta è dovuto ad Aristotele (Historia Animalium), che in ogni caso doveva avere una idea molto vaga del modo in cui veniva prodotta. Secondo il filosofo si trattava della secrezione di un grande baco con le corna, che durante le sue molteplici metamorfosi produceva il filo di seta. In Grecia la prima donna a filare la seta sarebbe stata Pamphile, la figlia di Plates, sull’isola di Coo.


Nell’antichità si usavano degli strumenti piuttosto semplici per la preparazione delle fibre, dai quali ne derivarono comunque tessuti di ottime qualità. Soprattutto i greci e i romani portarono la tessitura delle stoffe di lana a livelli notevoli. Da un punto di vista storico la caduta dell’Impero d’Occidente, non portò soltanto a grandi stravolgimenti in campo politico, ma anche e soprattutto economici, commerciali e agricoli che causarono la rottura della coesione interna dell’Impero, in particolare della parte a ovest. La stagnazione della produttività e la crescente insicurezza dei traffici portò ad un abbassamento qualitativo delle merci tessili; nonostante ciò Bisanzio continuò a produrre e a coltivare l’arte del telaio soprattutto grazie ai contatti con l’Estremo Oriente. La produzione di stoffe seriche si sviluppò sotto l’imperatore Giustiniano (metà del VI secolo) che fece impiantare un laboratorio tessile improntato per la sola realizzazione di tessuti regali; qui furono chiamati a lavorare solamente tessitori provenienti dall’Oriente. Grazie a questi fattori il repertorio figurativo bizantino si fuse con quello sasanide tant’è che spesso è difficile individuare gli ambiti di provenienza.

Casula di Sant’Alboino, seta bizantina, 1000 d.C. circa

Dal VII secolo in poi i conquistatori arabi diffusero la tecnica dell’allevamento del baco da seta e della coltivazione del lino e del cotone dai paesi orientali a quelli occidentali. La storia del tessuto subì un notevole impulso, basti pensare che molte denominazioni di armature tessili derivano proprio dall’arabo. Ad esempio la parola mussola, utilizzata per identificare un tessuto leggero in cotone simile ad una garza ad armatura a tela con trama molto larga, deriva dall’arabo mausili, dal nome dell’omonima città di Mosul da cui proveniva.

I secoli successivi videro una grande espansione della produzione tessile in Europa e, con lo sviluppo della specializzazione, subentrarono norme regolatrici nell’ambito degli Stati e si svilupparono così dei nuovi mestieri come quello del tessitore, del follatore, del tintore e del tosatore. Nacquero le Corporazioni, dette anche Arti, gruppi di categorie di artigiani che a partire dal 1300 iniziarono a dettare statuti molto particolareggiati che regolavano l’acquisto di materie prime, la produzione e il commercio dei tessuti finiti e i loro prezzi.

Soprattutto nel Rinascimento assistiamo ad una notevole espansione del commercio in quanto la produzione e lo scambio di fibre e tessuti, si evolverà in stretto rapporto con l’alternarsi del benessere nei vari paesi. Un fiorente commercio tessile era infatti alla base della prosperità nazionale. Progressivamente l’arte della filatura e della tessitura si trasformarono da occupazione domestica in industria vera e propria.

Quando la potenza delle corporazioni diminuì, lo Stato iniziò via via ad impadronirsi del controllo di questo genere di industria, regolando rigorosamente ogni procedimento, salvaguardando i rifornimenti di materiale e proteggendo il mercato interno. Comparvero anche nel corso della storia dei decreti statali piuttosto bizzarri come quello emesso in Slesia, dove nessun contadino, maschio o femmina che fosse, poteva sposarsi fino a che non avesse imparato a filare. O ancora in Inghilterra, dal 1666 al 1786, era ritenuto illegale seppellire un cadavere in qualsiasi stoffa che non fosse lana, mentre gli Scozzesi dovevano servirsi di stoffe in lino.

Bibliografia

📖 C. Singer, E.J. Holmyard, A.R. Hall, T.I. Williams, Storia della Tecnologia. Le Civiltà mediterranee e il Medioevo, voll. I, II, III, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2012.
📖 F. Volbach, Il tessuto nell’arte antica, Fratelli Fabbri editore, 1966.
📖 D. Devoti, L’arte del tessuto in Europa, Bramante editore, Milano, 1974.
📷 Si ringraziano il Museo Archeologico e d'Arte della Maremma, il Museo Archeologico dell'Alto Adige e il Met Museum di New York per la concessione delle immagini

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a cura di

Elisa Monfasani

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