Archeologia
del Cibo

Una delle costanti che accompagna l’uomo dalla Preistoria ai giorni nostri è sicuramente il cibo. Certo, nei secoli sono cambiati gli ingredienti, le tipologie di cottura, gli abbinamenti e perfino i gusti. Molti sono gli articoli di approfondimento e le ArcheoRicette che potrete trovare nella sezione del nostro blog dedicata alla Storia della Gastronomia. In questa sezione troverete invece una raccolta di quelli che sono secondo noi i reperti archeologici più significativi, che ci aiutano a ricostruire la Storia dell’Alimentazione. 

Anfore tipo “Africana Grande II A”

Utensile

Dal relitto di una nave romana affondata nei pressi dell'Isola del Giglio provengono queste anfore tipicamente usate per il trasporto delle conserve di pesce. Dal tipo di anfore e da altri oggetti presenti a bordo è stato possibile accertare la provenienza tunisina della nave e del suo carico, testimonianza di come le coste maremmane fossero interessate da un'estesa rete di traffici marittimi dall'Africa. Il relitto di Giglio Porto, scavato dalla Soprintendenza della Toscana tra il 1984 e il 1988, è stato parzialmente ricostruito in una sala appositamente dedicata al primo piano del museo.

Braciere

Cottura dei cibi

Braciere utilizzato per la cottura dei cibi in ceramica e pietra micacea. Manchevole di molti pezzi, è stato restaurato in gesso. Una porta quadrata nella parte anteriore e fori d'aria rotondi sui lati e sul retro permettevano di riporre la brace sotto e far uscire il fumo in eccesso.

Bricco (Guttus) in terra sigillata africana

Utensile

Frammento di terra sigillata africana pertinente ad una forma chiusa caratterizzata da doppia solcatura alla base della spalla e beccuccio versatoio, riconoscibile nella forma Hayes 126. Questa rarissima forma ceramica, destinata alle mense di alto livello, è originaria dell’Africa settentrionale ed è sempre stata ritenuta una produzione non destinata all’esportazione al di fuori del continente africano. Ne è testimonianza il ritrovamento di soli 3 esemplari in Italia: nel sito di Santa Mustiola, nello scavo di Cossyra a Pantelleria e in quello della Villa di Tiberio a Sperlonga (LT).

Colatoio

Utensile

Questo utensile, realizzato in bronzo, veniva utilizzato per filtrare i liquidi. I fori sono disposti in modo da realizzare una ricchissima decorazione geometrica.

Colino etrusco in ceramica d’impasto

Utensile

Utensile di forma troncoconica, presenta sul fondo e sulle pareti numerosi fori passanti a distanza irregolare. Forma imperfetta realizzata senza l'utilizzo del tornio, visto l'aspetto grossolano, doveva servire a filtrare composti con abbondanti parti solide. Ritrovato frammentato in 3 parti, benché mancante di parte del fondo e della quasi totalità delle pareti, mostra chiaramente la sua funzione una volta ricostruito.

Cratere euboico

Utensile

In archeologia il termine "cratere" indica in grosso vaso utilizzato per mescolare vino e acqua da servire ai commensali durante il rito del simposio. Il nostro esemplare presenta una decorazione molto elaborata con un coperchio sormontato da una piccola coppa su alto piede cilindrico. La sua particolare decorazione ha permesso di ricondurlo al Pittore di Cesnola, un ceramografo euboico attivo nella seconda metà dell'VIII secolo a.C.

Dettagli della tomba di Ankh-Hor (TT414)

Rilievo

Su queste pareti si trovano alcune scene legate alla pratica dell'apicultura. Oltre a poter ammirare numerosi esemplari di api, rappresentati minuziosamente, si può riconoscere una scena in cui l'apicoltore pare porgere un'offerta alle api. Ph. Tiziana Giuliani ©

Dettagli della Tomba di Pabasa detta “Tomba delle api” (TT279)

Rilievo

In queste due scene viene rappresentata la pratica dell'apicultura. Si riconosce un apicoltore che versa in un otre il miele ed un altro inginocchiato con le braccia alzate davanti alcuni alveari. L’uomo sembra essere raffigurato nel tipico atto di adorazione. La sua postura ricorda anche il segno determinativo che nella lingua scritta indica un’azione, come l’atto di raccogliere il miele. Ph. Tiziana Giuliani ©

Imbuti in vetro soffiato

Utensile

Fra i tanti reperti rinvenuti nell'area vesuviana, si trovano utensili in vetro soffiato. Le ultime due sale (LXXXVI e LXXXVI) del percorso incentrato sugli oggetti della vita quotidiana sono dedicate al vetro nel mondo romano, alle diverse tecniche di lavorazione e alle molteplici funzioni cui i recipienti in vetro era destinati. Questi imbuti, ottimamente conservati, servivano per travasare liquidi fra vari recipienti.

Incannicciato concotto con impronta di spighe

Reperto organico

Frammenti di incannicciato concotto provenienti dalla distruzione, per opera di un incendio, del Santuario di Ortaglia. L'argilla cruda, che veniva posta in opera sulle pareti realizzate con la tecnica dell'incannicciato, ha subìto un processo di cottura conservando le impressioni del materiale con cui era a contatto. Si possono riconoscere le impressioni lasciate dalle canne di palude (Arundo sp.) e di alcune spighe di cereali (Triticum sp. o Hordeum vulgare)

Kylix attica di Makron

Utensile

Coppa biansata a vernice nera e figure rosse utilizzata per la libagione dei vini e nei corredi simposiaci. Attribuibile alla produzione del vasaio Hieron e dipinta da Makron, famoso pittore ateniese, la sua presenza fra i reperti provenienti dal Santuario di Ortaglia dimostra la notevole ricchezza e importanza raggiunte dalle élites che controllavano il sito. La decorazione nel medaglione interno raffigura una scena relativa ad un'offerta rituale presso un altare dove arde un fuoco sacro, mentre all’esterno sono presenti scene di danza.

Macina e pestello

Utensile

La presenza di questa macina con pestello, come di altri utensili di vita quotidiana, confermano l'uso abitativo di questa grotta, situata nei pressi del fiume Melandro. Questi utensili venivano utilizzati per polverizzare e schiacciare vari alimenti, producendo così farine.

Mandorle carbonizzate

Reperto organico

Fra la frutta secca che i pompeiani usavano consumare vi erano le mandorle. Queste venivano utilizzare sia per preparare piatti sapidi che dolci. Era diffusa la credenza che mangiando alcune mandorle prima del vino, queste ne impedissero l'ebbrezza.

Melagrana di terracotta

Statuetta-modellino

Piccola statuina fittile raffigurante una melagrana. L'usanza di raffigurare frutti in terracotta da riporre come offerte in depositi votivi o contesti funerari compare in Grecia per poi diffondersi anche in Italia soprattutto nell'area magno-greca e in Etruria. Se il dono di frutta e altri prodotti della terra si può ricondurre genericamente al simbolismo legato alla fertilità e la riproduzione, la melagrana è connessa anche alla sfera funeraria e all'idea di rinascita come si evince dai numerosi miti greci che parlano di questi frutti. Compare infatti nel mito di Persefone e Demetra, per il quale è maggiormente conosciuta, ma anche nel mito di Dioniso, di Orione e di Niobe, sempre legata al mondo ultraterreno.

Modello con scena di panificazione

Statuetta-modellino

Modello in legno dipinto, raffigurante una scena di panificazione (S. 13271). Il pane era l’alimento base della dieta nell’antico Egitto ed è il motivo per il quale si ritrovano all’interno delle tombe questi tipi di modellini che servivano a garantirne la produzione anche nell’Aldilà.

Olle e fornelli etruschi

Cottura dei cibi

Le olle sono dei recipienti in terracotta dall'impasto molto grossolano adatto a resistere alle alte temperature. All'interno di questi vasi, posti sopra gli appositi fornelli, sempre realizzati in terracotta, venivano cucinati i cibi. I fornelli sono dotati di una maniglia che serviva per allontanare o avvicinare il vaso alla fiamma.

Pane di Sorgo

Reperto organico

Tozzo di pane di sorgo (S.285) contenuto in un paniere in fibra vegetale (S. 285) facente parte di un corredo funerario infantile (S. 278). Il sorgo (o saggina) era uno fra i cereali più coltivati nell’antico Egitto anche perché è molto resistente alla siccità. Veniva utilizzato per la preparazione di un pane di solito di forma rotondeggiante soprattutto nella zona di Asyut.

Pesci e anatre

Mosaico

Questo mosaico si presenta di piccole dimensioni e decorava l'anticamera di un cubicolo. La natura morta si sviluppa su due registri: in altro si trovano ammucchiati alcuni pesci, una spigola ed alcune triglie. Separa le due scene un rametto di olivo, mentre al di sotto troviamo due esemplari di germani reali ed un'oca egiziana, tutti legati per le zampe.

Ricostruzione di un thermopolium pompeiano

Cucina

Nella sala denominata Instrumentum domesticum è allestita la copia di un thermopolium di modello pompeiano che rimanda alla vita quotidiana in epoca romana. Si tratta di una scenografia che ricrea una zona di ristoro con un piccolo braciere, un tavolo per il rapido consumo dei pasti e una sorta di bancone con inserite tre grosse dolia in terracotta che contenevano vino e vivande.

Statua del dio Silvano

Statuetta-modellino

Scultura di marmo raffigurante il dio Silvano, riconoscibile benché acefalo dal cesto con frutta e prodotti agricoli che tipicamente porta in braccio. Divinità adorata dai romani come protettore dei boschi, delle selve, degli orti e in generale della campagna, era anche assimilato a Fauno o Pan. Esiste anche la divinità etrusca "Selvans", da alcuni ritenuta affine al "Silvano" dei romani ma su questo punto, nonostante la similitudine del nome, non esistono certezze.