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Declinazioni dell’amore: sfumature nella Storia

Dalle copertine patinate alle impolverate pagine dei libri, dalle serie tv ai film d’autore, l’amore ha le sue sfaccettature. Ma è così anche storicamente? Certo che sì, l’amore assume una diversa concezione attraverso le varie epoche e le varie correnti di pensiero, attraverso la letteratura e la vita quotidiana. Attraverso tre grandi coppie del passato riviviamo alcune storie d’amore e i relativi concetti.

L’amore ai tempi dell’Antica Grecia: Ettore e Andromaca

Fin dalla Grecia classica e dalle primissime espressioni del pensiero filosofico, si iniziò a speculare sull’amore e sul concetto di esso anche e soprattutto attraverso gli amori mitici di Zeus, carnali e passionali atti alla mera procreazione, e agli amori romantici e struggenti come quello di Amore e Psiche o di Orfeo ed Euridice. Ma queste espressioni di amore sono ben lontane dalla dimensione concreta, quella della famiglia e dell’amore carnale, dell’attrazione amorosa e sessuale; concetti ben sviluppati nella Grecia arcaica e classica attraverso numerosi esempi sia artistici che letterari. Proprio nell’ambito letterario e poetico troviamo queste diverse declinazioni. La delicata e struggente storia di Ettore e Andromaca, due protagonisti dell’Iliade, per esempio, incarna perfettamente l’ideale di amore famigliare.

L’addio di Ettore e Andromaca – Francesco Hayez – Pinacoteca Giorgio Irneri (Triste)

Ettore figlio Priamo e Ecuba, fratello di Paride e principe di Troia sposò Andromaca figlia Eezione, che fu mandata a Troia per combinare il matrimonio con l’erede al trono. La giovane subito si innamorò di Ettore, bello e possente e tra i due nacque un sentimento, un amore che portò alla nascita del piccolo Astianatte. L’episodio cantato da Omero nel libro VI dell’Iliade condensa l’amore, la passione e l’onore in un dialogo struggente e romantico. L’incontro alle porte Scee nell’iliade mette in evidenza la sfera più pura, vera e concreta del concetto di amore famigliare, la necessità di salvaguardare l’unità della famiglia. E lo si evince dalle struggenti parole di Andromaca che deve salutare il marito forse per sempre.

“Ma di gran pianto Andromaca bagnata
Accossi al marito, e per la mano
Stringnendolo, e per nome in dolce suono
Chiamandolo proruppe: Oh troppo ardito!
Il valor ti perderà: nessuna
Pietà del figlio ne di me tu senti,
Crudel, di me che vedova infelice
Rimarrommi tra poco, perché tutti
Di conserto gli Achei contro te solo
Si scaglieranno a trucidarti intesi;
E a me fia meglio allor, se mi sei tolto,
L’andar sotto terra. Di te priva, ahi lassa!
Ch’altro mi resta che perpetuo pianto? […]
“Or mi resti tu solo, Ettore caro,
Tu padre mio, tu madre, tu fratello,
Tu florido marito. Abbi deh! Dunque
Di me pietade, e qui rimanti meco
A questa torre, ne voler che sia
Vedova la consorte, orfana il figlio.” […]
“Dolce consorte, le rispose Ettorre,
Ciò tutto che dicesti a me pur anco
Ange il pensier; ma de’ Troiani io temo
Fortemente lo spregio, e dell’altere
Troiane donne, se guerrier codardo
Mi tenessi in disparte, e dalla pugna
Evitassi i cimenti.”

(Omero – Iliade – Libro VI – Traduzione di Vincenzo Monti)

A mio parere, dalle parole di Andromaca traspare la grande prova di coraggio che la donna sta per dare, parole pregne di dolore, sentimento e paura per il futuro; una donna che ha solo il marito e null’altro e che perso esso finirà schiava degli Achei. Una donna che teme il suo destino, una moglie che sta per perdere il marito, una madre che sta per vedere il figlio orfano.

Dalle struggenti parole di Andromaca viene fuori l’amore per Ettore, l’amore e la voglia di proteggere quell’uomo dal suo destino e difendere la sua famiglia. Ma d’altro canto quella di Ettore è la risposta di un uomo che ha accettato la sua sorte, che sa di dover morire e lo accetta, da eroe. Un uomo combattuto tra la difesa dell’onore, dell’amor di patria e l’amore per la sua donna e per il figlio. Sicuramente una scelta non semplice dettata dal supremo vincolo della difesa dell’onore, che per la Grecia arcaica era tratto distintivo di un uomo e di un eroe.  Un amore romantico e idealizzato che pone al centro la famiglia ma che ci permette di capire e comprendere i canoni dell’epoca circa la figura dell’uomo e della donna nella coppia. Un amore che può essere assimilato a quello che è l’emblema di una famiglia felice e coesa.

L’amore ai tempi dell’Antica Roma: Catullo e Lesbia

Un concetto ed una manifestazione di amore diverso da quella che canterà Saffo nel VI secolo, un amore che va oltre il sentimentalismo, più carnale e passionale; una visione dell’amore più vicina a quella dei latini. Proprio nella Roma antica e nelle opere prodotte in quel periodo storico possiamo scorgere quello che era la concezione dell’amore più diffusa, quasi del tutto privo di sentimentalismi per i romani l’amore era puro eros, un mix di passione e sentimento. L’amore più famoso è senz’altro quello di Catullo per la sua Lesbia.  

Catullo, poeta latino, durante la sua vita ha scritto una serie di carmina dedicati all’amore per una donna, Clodia. Era una donna sposata con il proconsole Quinto Metello Cecilio Celere, con Catullo ella aveva avuto un affaire e il poeta si era perdutamente innamorato di un amore forte, possessivo a tratti violento. Clodia, a cui viene dato il soprannome di Lesbia, in onore di Saffo, come consuetudine per non rivelare l’identità dell’amata, è la “musa” ispiratrice nonché protagonista di struggenti carmina d’amore. Un amore che, è tormentato e geloso, impetuoso tanto che ha consumato il poeta da dentro. Un amore che è stato raccontato nelle sue diverse fasi, dalle attese flebili dell’amata, allo struggersi davanti al tradimento al non sapere riconoscere il sentimento, condensato in carmina a tratti violenti e a tratti soavi.

amore
Lawrence Alma Tadema – Catullo che legge le poesie a casa di Lesbia – Collezione Privata

Il Carme 85 è la condensazione di ciò, dell’amore tormentato:

“Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così e mi tormento.”

(Catullo – Carmina – Carme 85 – Traduzione di Quasimodo)

Secondo me, soprattutto da questo Carme si evince la dimensione struggente dell’amore catulliano per Lesbia, un amore che si deve confrontare con la realtà e che con essa si scontra, un amore che spesso viene messo a dura prova e che tormenta il poeta.

Un altro esempio dell’amore che è degenerato in gelosia accecante può esse il Carme 51 di saffiana memoria. Catullo opera una rivisitazione dell’Ode 31 della poetessa greca Saffo, noto anche come Ode alla Gelosia, che racconta di una ragazza che si allontana dal thiasos per convolare a nozze. Un componimento che condensa al suo interno i sintomi tipici della gelosia, segni che denotano l’amore forte e totalitario per la donna amata.

Mi sembra pari agli dei / quell’uomo che di fronte a te
siede, e da vicino ti ascolta / mentre tu dici dolci parole
e amorevole sorridi. Davvero a me questo / il cuore fa sussultare nel petto: non appena per un attimo ti guardo / non ho più voce,
la lingua è rotta, fuoco sottile / subito è diffuso sotto la pelle,
con gli occhi nulla più vedo, / un rumore mi ronza nelle orecchie,
sudore freddo mi avvolge. / Un tremito tutta mi prende,
sono più verde dell’erba, / mi sento poco lontano dalla morte
ma tutto bisogna sopportare.

(Saffo – Ode alla gelosia – Ode 31)

Questo invece il Carme catulliano:

“Mi sembra essere uguale ad un dio / se è lecito, (mi sembra) che sia superiore agli dèi / quello che, sedendo(ti) di fronte, incessantemente ti guarda e (ti) ascolta / mentre ridi dolcemente, cosa questa che a me misero / strappa tutte le facoltà; infatti appena che, o Lesbia, ti vedo, niente rimane a me / neppura la voce in gola ma la lingua si intorpidisce, scorre sotto le membra / una fiamma sottile, di un suono proprio / le orecchie risuonano, entrambi gli occhi sono ricoperti / da una duplice notte / L’ozio, Catullo, ti è dannoso; nell’ozio smanii e ti agiti troppo. / L’ozio in precedenza sia re che città felici / ha distrutto.”
(Catullo – Carmina – Carme 51)

Questa è, secondo me, la più alta testimonianza di un amore vissuto carnalmente che ti appanna i sensi e ti mette in ginocchio, un amore che sfocia in gelosia, la gelosia di volere l’amata per sé e che, nella particolare situazione di Catullo e Lesbia, era quasi impossibile. 

L’amore ai tempi del Dolce Stil Novo

Ma con l’avvento e la diffusione della religione cristiana si andò diffondendo anche un ideale di amore che andasse al di là della pura carnalità. L’ideale di amore si addolcisce e sfocia in un amore più puro, idealizzato, platonico anche verso il divino. Un amore soave e religioso che ha poi trovato in letteratura campo fertile tra i poeti del Dolce Stil Novo, nuova corrente poetica nata nel 200 nell’area fiorentina.

Da questi poeti nasce la concezione della donna-angelo, destinataria di un amore totalizzante e puro, un amore platonico e tutt’altro che carnale.  Importante diventa in questo periodo la contrapposizione tra la donna-angelo, che governa ogni aspetto della vita, e l’uomo servo fedele e adorante della sua donna, un sentimento che eleva l’uomo, ben lontano dai carmina impetuosi e passionali di Catullo.

Veicolo di tale concezione rimane la poesia nella forma di sonetto e canzone, nei versi si raccontano gli amori e l’amore per la donna. Un esempio tra i più eclatanti e famosi è l’amore di Dante per Beatrice, un amore intenso ma allo stesso tempo delicato che porta il poeta ad idealizzare la sua amata e a collocarla nella cantica del Paradiso come massima espressione dell’amore assimilabile al divino.

amore
Raffaello Sorbi – Dante che incontra Beatrice – Collezione Privata

Seppur molti siano stati gli autori che hanno aderito a questa corrente la canzone più emblematica che racchiude i canoni dell’amor cortese e considerata il manifesto di questa nuova corrente poetica è di Guido Guinizzelli (1237-1276), considerato il precursore di tali innovazioni. “Amor gentil reimpaira semper amore”, questo il titolo della canzone-manifesto di questa nuova corrente poetica, una canzone di 6 stanze nei quali il poeta condensa i canoni dell’amor corte e della nuova poetica; si parla della natura e di Dio e di come la donna elevi l’uomo che l’ama a Dio, un amore che possono sperimentare solo chi ha “cuor gentile”. Un amore elitario, ben diverso dalle già viste concezioni e che meglio racchiudeva anche l’ideale medievale della sfera amorosa, un periodo storico in cui forte e centrale era l’amore e la devozione per il divino si poneva in assonanza la figura della donna-angelo, una donna che assolveva per l’uomo innamorato la medesima funzione di amore, protezione del Dio per il devoto.

Le sfumature dell’amore nella Storia

Tre concezioni di amore che rispecchiano le epoche in cui avvengono e i costrutti sociali entro i quali si manifestano:

  • la dimensione famigliare della Grecia arcaica e la forte connotazione eroica di Ettore combaciano perfettamente con i tempi;
  • l’amore passionale, straziante di Catullo per Lesbia, un amore quasi proibito denota un costrutto sociale che pone estremamente importanza alla carnalità dell’amore, all’eros più puro;
  • infine l’amore cortese, quello dolce e delicato di Petrarca per Laura, di Dante per Beatrice, l’amore che ti eleva a Dio.

Tre concezioni diverse che ci forniscono, se approfondite, un’importante spaccato antropologico, sociale e storico di una sfera di vita dell’epoca. Amori che non tramonteranno mai e che con il passare dei secoli si sono uniti e mescolati. Amori impressi per sempre nelle pagine della Storia.

Questo è il nostro modo per augurarvi un romanticissimo San Valentino!

Bibliografia

🏺 Iliade di Omero nella traduzione di Vincenzo Monti
🏺 Carmina di Catullo
🏺 Liriche e frammenti di Saffo
📖 Catullo, Carme 51 o “Della Gelosia” in Garbarino, Pasquariello, Rossi “Colores 1” editori Pearson
📖 Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese: “Il nuovo La scrittura e l’Interpretazione” (Ediz. Rossa vol 1), Palumbo editore
📄 Pierangelo Rabozzi, articolo scritto per “Il Giornale di Brescia”, 1990
💻 Treccani.it

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a cura di

Myriam Venezia

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