Ver Sacrum

In un passo del III libro della Naturalis Historia, Plinio Il Vecchio si sofferma sulla descrizione della Regio V, il Picenum. La denominazione Picenum deriva dal nome con cui era conosciuto il popolo che abitava questo territorio prima della conquista romana, i Piceni. Un territorio che nella suddivisione augustea comprende le Marche centro meridionali e l’Abruzzo settentrionale, ma che non corrisponde con quella che era la reale distribuzione topografica di questa realtà preromana.

In questo testo Plinio, prima di descrivere i confini e i principali centri urbani che caratterizzavano questa regione, ci riporta un dato importante sulle origini di questo popolo, scrive infatti:

“…orti sunt a Sabinis voto vere sacro.” (Plin. Nat. Hist. III 110)
“…furono originati dai Sabini in seguito al voto di una primavera sacra” (trad. Naso 2000)

Ma cosa si intende per ver sacrum ovvero per primavera sacra, nome del rituale che, secondo Plinio, era all’origine delle genti picene?

Le informazioni che noi oggi abbiamo ci sono state tramandate dalle fonti antiche ma in particolare solo un autore ci fornisce una definizione precisa di questo rito, Sesto Pompeo Festo (II secolo d.C.), le cui parole ci sono state tramandate da Paolo Diacono (720 circa d.C.- 799 d.C.):

“Ver sacrum vovendi mos fuit Italis. Magnis enim periculis adducti vovebant, quaecumque proximo vere nata essent apud se animalia immolaturos.
Sed quum crudele videretur pueros ac puellas innocentes interficere, perductos in adultam aetatem velabant atque ita extra fines suos exigebant” (Festo 519 L)

“Tra gli Italici c’era l’usanza di votare una primavera sacra. Infatti, in momenti di grande pericolo, facevano il voto di immolare tutti gli esseri viventi che sarebbero nati presso di loro la primavera seguente.
Ma poiché sembrava crudele sacrificare fanciulli e fanciulle innocenti, una volta che questi giungevano all’età adulta li si bendava e li si scacciava in queste condizioni fuori dai loro confini” (Trad. di Leonardo Sacco 2016-2017)

Sappiamo quindi che era un rito proprio delle popolazione italiche e che questo veniva in genere eseguito in caso di situazioni difficili e di grande pericolo (come ad esempio pestilenze, carestie o mancanza di terre coltivabili). Il voto consisteva nel dedicare ad una divinità, che era per lo più Marte, tutto ciò che sarebbe nato nella primavera successiva all’evento funesto (umani, animali e piante).

Ma, come si desume dallo stesso Festo, l’immolazione di vite umane, ritenuta crudele, fu sostituita con una migrazione di giovani dal territorio d’origine. Per cui questi giovani una volta compiuti i ventuno anni dovevano abbandonare il proprio popolo ed emigrare verso una nuova terra, rendendo così possibile la nascita e la formazione di nuove comunità.

Stando sempre a quanto riportato nelle fonti antiche, questi spostamenti avvenivano sotto la guida di un animale totemico assunto probabilmente a insegna sul vessillo del gruppo, il cui nome avrebbe ispirato quello della nuova tribù che si sarebbe formata, per esempio:

  • In latino Picus (picchio) = Piceni
  • In greco Lùkos (lupo) = Lucani
  • In sabino Hirpus (lupo) = Irpini

 

E proprio nel caso degli stessi Piceni, Festo riporta:

 “… Picena regio, in qua est Asculum, dicta, quod Sabini cum Asculum proficiscerentur, in vexillo eorum picus consederat…” (Festo 235 L)

“La regione picena, nella quale si trova Ascoli, viene chiamata così perché, quando i Sabini partirono alla volta di Ascoli, un picchio si posò sul loro vessillo.” (trad. Luca Antonelli 2003)

 

Significativa è sicuramente la presenza di questo animale: infatti nella tradizione romano-italica, il picchio (nel caso dei piceni si trattava del picchio verde) era considerato molto importante nella prassi divinatoria che analizzava il volo degli uccelli prima di intraprendere una determinata azione, come poteva essere uno spostamento di gruppi di genti.

Sicuramente interessante è la forza che ha ancora oggi l’immagine del picchio per il territorio piceno, basti pensare che si trova rappresentato sul logo della Regione Marche.

Bibliografia

📖 AIGNER FORESTI L., La tradizione antica sul “ver sacrum”, “CISA” 21, 1995, pp. 141-147
📖 ANTONELLI L., I Piceni, Corpus delle Fonti. La documentazione letteraria, Roma 2003
📖 HEURGON J., Trois etudes sur le ver sacrum, Bruxelles 1958
📖 NASO A., I Piceni. Storia e archeologia delle Marche in età preromana, Biblioteca di Archeologia 29, Milano 2000
📖 SACCO L., Ver sacrum. Osservazioni storico-religiose sul rito italico e romano, Chaos e Kosmos XVII-XVIII, 2016-2017
📖 TAGLIAMONTE G., I figli di Marte. Mobilità, mercenari e mercenariato italici in Magna Grecia e Sicilia, Roma 1994, pp. 62-66

Ti è piaciuto l'articolo?

Share on facebook
Share on twitter
Share on email

vuoi approfondire l'argomento?

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE: