Sol Invictus

Il culto del Sole iniziò nell’antico Oriente: già in Siria e in Egitto esistevano devozioni legate al disco solare; erano vere e proprie ricorrenze solenni accompagnate da riti celebrati in santuari dedicati. Ovviamente l’Impero Romano adottò diversi culti provenienti dalle più disparate parti dell’impero, e quello del Sole non fa eccezione.

L’appellativo indicava divinità quali Helio, El-Gaba e Mitra che finirono poi assimilati nel culto solare monoteista. Seppur l’imperatore Eliogabalo avesse avviato una vera e propria venerazione, culminata con la creazione di un tempio sul Palatino, con la sua morte la devozione venne meno, seppur l’accostamento imperatore-Sole venne mantenuto anche dopo di lui.

È ufficialmente con Aureliano che il culto divenne riconosciuto: dopo aver sconfitto la regina Zenobia del regno di Palmira grazie a un’apparizione del dio Sole di Emesa, quest’ultima città alleata di Roma che aiutò l’esercito nella campagna contro la regina, l’imperatore fece trasferire i sacerdoti del dio Sol Invictus erigendo sulle pendici del Quirinale anche il tempio.

Cercò quindi di unificare tutti i vari culti che si praticavano intorno al sole. A tal proposito si ricordi solamente che Apollo è identificato con il sole e la sorella Semele con la luna. Diventa probabile che con l’ufficializzazione a culto di Stato la giornata e festa solstiziale denominata Dies Natalis Solis Invicti, ossia “Giorno di nascita del Sole Invitto”, diventi la giornata di chiusura dei Saturnalia.

La sovrapposizione tra pagani e Cristiani non deve sconcertare; infatti era naturale che prima o poi la festività dovesse venire a conciliarsi. Dopo l’editto di Costantino e quello di Tessalonica di Teodosio, che riconoscevano il Cristianesimo come religione ufficiale, nonché dopo le profezie ebraiche in cui il sole e il fuoco si legavano spesso al Messia:

“la mia giustizia sorgerà come un Sole e i suoi raggi porteranno la guarigione…il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi schiaccerete i malvagi”
(Libro di Malachia, 3, 20-21)

E’ normale che i cristiani accolsero a braccia aperte questa analogia. Le parole di Malachia sono state interpretate dai cristiani come l’avvento di Cristo: quando secondo il Vangelo di Luca Zaccaria preannuncia a Giovanni il Battista cos’è la misericordia di Dio, egli si esprime in questi termini: “ci verrà incontro dall’alto come luce che sorge”. Gesù poco dopo è presentato non a caso come “luce per illuminare le nazioni” (Lc 2, 32).

Anche sotto il profilo iconografico ci furono diverse appropriazioni di temi propriamente pagani. Vennero infatti presi gli attributi del Sol Invictus come la corona raggiata e il carro e applicati alla figura di Gesù. Un esempio classico è il mosaico del III secolo scoperto nella Necropoli vaticana posta sotto San Pietro. Oltre ai tralci di vite, quello che compare non è altro che Cristo nelle vesti di Helios.

Capire oggi come mai il nostro Natale venga a cadere il 25 dicembre è ancora molto complicato: si suppone che la decisione delle autorità romane fu quella di uniformare la data a fini politici, in modo da congiungersi e sovrapporsi alle feste pagane dei Saturnali e del Sol invictus. Comunque, le date fornite dai Vangeli sulla vera nascita del Salvatore sono molto difficili da stabile con certezza.

Bibliografia

📖 Storia della religione romana, Altheim. F., Settimo Sigillo, Roma, 1996
📖 Origins of the Christmas Date: Some Recent Trends in Historical Research, C. P. E. Nothaft, Cambridge University Press, New York, 2012

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