Ripostigli numismatici a Pompei

A Pompei, gli esercizi commerciali dedicati all’ospitalità e al ristoro, erano di norma situati nei pressi dei luoghi pubblici più frequentati, come l’anfiteatro e le terme, o in prossimità degli accessi alla città, ovvero le porte, fungendo da punti di ristoro per i viandanti.
Fra essi possiamo ricordare:
  • gli hospitia, per il pernottamento;
  • le cauponae, che prestavano servizio di ristorazione;
  • i thermopolia, molto simili alle più moderne osterie, nelle quali venivano serviti vino e cibi caldi.

In questi locali sono state rinvenute tracce importantissime per ricostruire la Storia Economica di Pompei: oltre a parlarci della Storia della Gastronomia, ci restituiscono numerosi gruppi di monete, prevalentemente in bronzo, detti ripostigli numismatici.

Nella foto di copertina è rappresentato l’asse di L. Sulla (Lucius Cornelius Sulla Felix, ovvero Silla), conservato presso il Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Sala I – Vetrina 4 – n.1). Il recto della moneta riporta la testa laureta di Giano e il verso la prua di una nave.

Soffermandosi sulla circolazione della valuta in bronzo possiamo dire che il nominale più adoperato risulta essere l’asse, in particolare le emissioni di età flavia, cronologicamente più vicine alla data dell’eruzione. Sono state rinvenute anche altre emissioni, ovviamente in misura molto ridotta, fra cui alcuni esemplari risalenti alle antiche zecche greche.

Situato lungo Via dell’Abbondanza, all’angolo nord orientale dell’ottava insula, il termopolio di Vetuzio Placido si presenta con una struttura piuttosto complessa: oltre a bottega e retrobottega, comprende anche i locali dell’abitazione personale del proprietario. Dai graffiti rinvenuti sui muri esterni dell’abitazione possiamo dire che il proprietario probabilmente furono Vetuzio Placido, oltre ai programmi elettorali e le anfore vinarie rinvenute all’interno. Questo termopolio è uno degli esercizi commerciali più rappresentativi della ristorazione di Pompei.

Il bancone, adibito alla vendita, presenta il piano superiore rivestito di piastrelle di marmo policromo. I dolia, incassati al suo interno, hanno restituito un ricco ripostiglio numismatico composto da 1385 monete in bronzo, del valore complessivo pari a circa 585 sesterzi. Molto probabilmente questo gruzzolo costituiva gli incassi di più giorni di attività.

Inoltre, le fonti epigrafiche ci lasciano traccia di quelli che erano alcuni dei prezzi correnti, di quelli che erano i prodotti offerti sul mercato: per una misura di vino comune si pagava 1 asse, come per un piatto di minestra di farina e farro, mentre per una misura di vino di Falerno, più pregiato, il prezzo saliva a 4 assi.

A questo, riportiamo di seguito un’iscrizione rinvenuta nella Taverna di Edoné, sita nel vicino Regio VII:

“Invitto Castrense, abbi propizi i tuoi tre dei così come li abbia tu che ora leggi. Viva Edoné! Salute a chi legge. Edoné vi dice: Qui si beve per un asse, ma se me ne dai due berrai vini migliori; se poi me ne dai quattro ti farò bere del Falerno. Viva Castrense!” (CIL IV 1679

Bibliografia

📖 Pecunia non olet. Potere e ideologia del denaro nell’antica Roma. – Alberto Jori – Nuova Ipsa Editore – 2018
📖 POMPEI 12 tracce di vita intorno al denaro – Portale Numismatico dello Stato
📖 https://www.pompei.numismaticadellostato.it/monete.html#sulla

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