Professione medica nell’Antica Grecia

Nell’Antica Grecia, l’arte medica era considerata un’attività artigiana e prevedeva alcune figure professionali, diverse fra loro. In larga misura, la professione medica veniva trasmessa di padre in figlio: qualora si avesse voluto intraprendere la carriera medica senza esser figlio d’arte, occorreva effettuare un tirocinio a pagamento presso un professionista.

Si svilupparono due correnti mediche: quella scientifica e quella empirica. Per molto tempo la superstizione e le pratiche magiche furono collegate al trattamento delle malattie, considerate manifestazioni di intercessioni demoniache. Ciò fomentò lo sviluppo della figura dell’eroe-guaritore nella letteratura del tempo.

Ne sono un esempio i versi di Omero: nell’Iliade, con gli abili chirurghi Macaone e Podalirio, e nell’Odissea, con l’episodio della guarigione di Ulisse, ferito dal morso di un cinghiale.

Nella mitologia troviamo riferimento alla dea Panacea, figlia di Asclepio e di Epione: ella era la personificazione della guarigione e custodiva una pozione universale per curare ogni male.

Bibliografia

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