Pisa: dalla fase VI al relitto “D”

Continuando il nostro viaggio nella cronologia delle Antiche Navi di Pisa arriviamo all’alluvione adrianea, corrispondente alla fase VI. La piena fluviale causò il naufragio delle barche “F” e“H” e della nave con carico “N”.

Il barchino “H” presenta il fondo piatto, con sponde basse e diritte spinta a remi o una pertica.

L’imbarcazione lintres “F”, lunga 9 metri, affusolata a sagoma deformata per la remata a un solo lato, fu realizzata con il fondo regolato da uno stretto tavolato ancorato alle ordinate, in legno di quercia con pochi elementi in ontano. La presenza di un inserto per scalmo su di un lato dell’imbarcazione suggerisce che era manovrata con pertica. La prua e la poppa furono ottenute con blocchi di legno scolpiti mentre lo scafo è realizzato in quercia caducifoglia. Era destinata a tratti di navigazione ridotta.

Alla fase VII (250 – 280 d. C.) appartiene la nave onoraria “A” di medio-grandi dimensioni, rinvenuta con il carico. Lo scafo è stato realizzato con doppio fasciame, utilizzando la tecnica a mortase e tenoni, mentre sul fasciame esterno le ordinate, alternandosi a mezze ordinate, sono fissate con cavicchi. Sono stati recuperati frammenti di una brocchetta, tegami, coperti e piatti, una coppa in terra sigillata africana A forma Lamboglia 2b, un’anfora Forlimpopoli C, utilizzata per il trasporto di vino di produzione adriatica e settentrionale, due anfore Gallica 4, vino e garum.

Si susseguono varie alluvioni fino all’individuazione nella Fase IX (fine IV – inizio V sec. d. C.) dell’inondazione che coinvolse le lintres fluviali “I”, di grandi dimensioni, e la “Q”, di dimensioni più ridotte. Si ipotizza il naufragio di un’imbarcazione “L” di cui è stato rinvenuto solo il carico, essendo collocata al di fuori dell’area di scavo.

Agli inizi del V (Fase X) probabilmente appartengono le strutture murarie rinvenute nell’area 1. Alla Fase XI s’ipotizza, a causa del ritrovamento di Spatiae, la presenza di una nave “O” esterna all’area di scavo.

Alla XII fase, databile intorno al VI secol, appartiene la nave “D” (14 x 6 metri) di cui si conserva eccezionalmente l’opera morta, essendo stata rinvenuta capovolta, gran parte del ponte e il boccaporto d’accesso alla stiva, il cui naufragio si data intorno al VI d. C., secondo le analisi dei reperti ceramici. Conserva i settori di poppa e di prua, delimitati da paratie e coperti dal ponte, che prevedevano delle feritoie per il passaggio delle merci e delle
persone. La parte centrale mostra delle murate più alte rispetto alle estremità dello scafo. Nel baglio maestro è presente l’incasso per l’albero. Dal fasciame spezzato si è visto che l’imbarcazione è stata costruita secondo la tecnica a mortase e tenoni. Le tavole di legno erano disposte in successione, la giustapposizione del fasciame era assicurato dalla giunzione tra i listelli per mezzo di linguette di legno (tenoni) che incassavano nelle scanalature (mortase) della tavola contigua, garantendo solidità e uniformità allo scafo. La natura e la provenienza dei materiali rinvenuti nei relitti indicano l’appartenenza all’Italia insulare e centro meridionale.

Analizzando le zavorre delle navi B e D, infatti, realizzate con blocchi arrotondati di rocce dure, come graniti, marmi e basalti, tipici dell’area tirrenica.

Alla XIII e ultima fase (VII secolo d. C.), appartengono tronchi semilavorati intrappolati dalla corrente.

Le navi recuperate sono alloggiate nel Museo delle Navi antiche di Pisa, allestito presso gli Arsenali Medicei.

Bibliografia

📖 E. Remotti, Il Bagaglio di un Marinaio – Aracne Editrice – 2012
📖 CAMILLI A. e SETARI E. – Le navi antiche di Pisa: Guida Archeologica – Mondadori Electa – 2005
📖 BURRESI M. e ZAMPIERI A. – Pisa allo specchio I musei e le collezioni pisane – Edizioni ETS – 2012
📖 BELTRAME C. – Le navi di Pisa Una questione ancora “pendente” – in L’Archeologo subacqueo – Quadrimestrale di archeologia subacquea e navale, anno XVIII, Settembre – Dicembre 2012

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