Piceno VI: la conquista romana

Il Piceno VI costituisce l’ultima fase individuata per la civiltà picena e copre un arco cronologico che va dal 385 a.C. al 268 a.C., fino cioè alla definitiva conquista romana.

Si assiste in questa fase ad un profondo processo di trasformazione che era già cominciato nei decenni precedenti, per cui non troveremo più molti dei tratti caratteristici di questo popolo che abbiamo imparato a conoscere. Sicuramente rilevante è la sempre più crescente influenza celtica nel territorio. Sorgono infatti molti stanziamenti celtici e tra questi i più famosi sono quelli testimoniati dalle necropoli scavate a Montefortino di Arcevia, Santa Paolina di Filottrano e San Filippo di Osimo.

Rimangono invece molto ricchi i centri di Numana e Camerano che sembrano mantenere ancora importanti caratteristiche della Civiltà Picena. A Numana infatti in alcune sepolture, è stato ritrovato un sottile strato di ghiaia al di sotto dell’inumato. In generale il defunto può essere sepolto in posizione supina o su di un fianco e prono, mentre la fossa, spesso segnalata da pietre, presenta in genere una risega su tutti e quattro i lati dove si possono trovare tegole o lastre di pietra usate come protezione della tomba.

Tra le forme vascolari di tipo piceno ritroviamo pochi esempi, tra questi continuano ad essere diffusi il poculum e la forma miniaturistica del kantharos. Nelle sepolture ora si trovano maggiormente vasi provenienti dall’ Etruria, dalla Puglia, vasi cd. “alto-adriatici”, i vasi “etrusco-campani” e la ceramica tipo Gnathia. Molto più raro invece il vasellame in bronzo, una delle forme diffuse in questo periodo è il caldaio con il manico in ferro.

Le armi tornano ad essere bene documentate nelle sepolture: 

  • Lance, di varia lunghezza con la lama a forma di foglia con o senza costolatura;
  • Spade di tipo celtico, spesso rinvenute ripiegate ritualmente.

Per quanto riguarda gli ornamenti, sicuramente all’ambito celtico rimandano gli anelli in argento e il braccialetto in bronzo con le estremità terminanti in tre spirali. Tra le fibule è invece ancora molto diffusa la fibula già apparsa nella fase precedente ad arco ingrossato e staffa con “riccetto”.

Molte sono le fonti che descrivono il momento dell’acquisizione dei territori Piceni da parte dei Romani, un momento storico molto intenso che sarà trattato in maniera molto più approfondita in un contributo specifico. Per ora possiamo anticipare che Plinio nel III libro della sua Naturalis Historia riporta che:

“… CCCLX Picentium in fidem p. R. venere”
 “…furono trecento sessantamila i Picenti che si arresero al popolo romano”
(Nat. Hist. III, 10 – Trad. L. Antonelli)

Mentre Floro (I-II secolo d.C.) che riporta riassunti di passi oggi perduti delle storie di Tito Livio, come il libro XV, scrive:

“Omnis mox Italia pacem habuit – quid enim post Tarenton auderent? – nisi quod ultro persequi socios hostium placuit. Domiti ergo Picentes et caput gentis Asculum Sempronio duce, qui tremente inter proelium campo Tellurem deam promissa aede placavit”
“Tutta l’Italia raggiunse presto la pace (cos’altro potevano infatti osare dopo Taranto?): si decise soltanto di perseguire gli alleati dei nemici. Furono dunque sottomessi i Picenti e la loro capitale, Ascoli: le operazioni furono condotte da Sempronio, il quale, poiché si era verificato un terremoto durante la battaglia, placò la dea Terra con la promessa di un tempio”.

(Floro, St. Liv. I, 14 – Trad. L. Antonelli)

Bibliografia

🏺 PLINIO IL VECCHIO, Naturalis HIstoria
🏺 FLORO, Epitome de Tito Livio
📖 ANTONELLI L., I Piceni, Corpus delle Fonti. La documentazione letteraria, Roma 2003
📖 LOLLINI D., La civiltà picena, in AA.VV., Popoli e civiltà dell’Italia antica, Roma 1976, pp. 109-195
📖 PERCOSSI SERENELLI (A CURA DI), Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Sezione protostorica, Roma 1989
📷 corredo della tomba 34 di Camerano
(Popoli e civiltà dell’Italia Antica, fig. 22)

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