Piceno V: il territorio

Il Piceno V, riferibile ad un arco cronologico compreso tra il 470 e il 385 a.C., vede l’affermazione di un importante sito della costa marchigiana situato nella riviera del Conero, Numana. Grazie alle attività portuali aperte a tutti i traffici adriatici e in particolare alle navi che sopraggiungono dalla Grecia, il sito conosce infatti un periodo di eccezionale ricchezza.

In generale il rituale funerario prevede la sepoltura del defunto in posizione distesa, in poche eccezioni troviamo ancora il letto di ghiaia all’interno. A Numana compaiono anche sepolture monumentali costituite in genere da una camera principale scavata nel terreno con gradinate ai lati. Questi gradoni potevano essere in qualche modo connessi con l’esecuzione di riti funebri per il defunto effettuati direttamente sul posto.

Elemento distintivo di questo periodo è sicuramente la ceramica greca d’importazione. La presenza di vasi attici è sicuramente un’importante testimonianza dei contatti tra il territorio piceno e il mondo ellenico. I vasi attici a figure rosse presentano un ’ottima qualità e sono in alcuni casi di notevoli dimensioni. Si trovano principalmente nelle sepolture dove compongono dei veri e proprio servizi per il banchetto destinati al consumo del vino, tra le forme più diffuse ci sono crateri, hydriai, oinochoai e kylikes.

Continuano consistenti i contatti con l’ambiente etrusco, per cui in territorio piceno si ritrovano pezzi di vasellame bronzeo, sia direttamente importati dall’Etruria sia riprodotti localmente tra cui stamnoi, situle, candelabri e colini.

Tra le forme note di vasellame fittile, il kantharos è ancora molto diffuso anche se di dimensioni più ridotte e inoltre compaiono ancora il bacino con beccuccio versatoio e il poculum. Assente invece il cothon. Tra le forme nuove troviamo “olpe in ceramica gialla con corpo piriforme allungato, oinochoe con becco obliquo a cartoccio e decorazione dipinta a fasce orizzontali” (Lollini).

Per quanto riguarda le armi, continua la diffusione delle spade a scimitarra, che abbiamo già visto per la fase precedente, anche se quelle ritrovate per questa fase hanno dimensioni più ridotte. Si rivela anche la presenza dell’Elmo Negau e della scure a occhio.

Rispetto alle fasi precedenti gli ornamenti cominciano ad essere elementi sempre più rari all’interno delle sepolture: le fibule sono sostanzialmente le stesse che abbiamo descritto per il Piceno IVa. Sempre molto diffusa la fibula tipo Certosa, anche se compare per lo più nella variante di più piccole dimensioni.

Tra i nuovi tipi possiamo citare:

  • la fibula con arco a doppia ondulazione a forma di foglia e staffa con appendice quadrata terminante in una “sorta di riccetto” (Lollini);
  • la fibula con arco leggermente ingrossato e staffa con “riccetto” terminale (Lollini). Questa forma può trovare confronto con altre fibule simili rinvenute nell’Italia sudorientale ma anche in Umbria e in Dalmazia.

Nelle sepolture individuate a Numana riferibili alle fasi più recenti del Piceno V, il rinvenimento dei vasi proto-italioti permette di collocare il passaggio alla nuova fase agli inizi del IV secolo a.C.

Bibliografia

📖 PERCOSSI SERENELLI (A CURA DI), Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Sezione protostorica, Roma, 1989
📖 LOLLINI D., La civiltà picena, in AA.VV., Popoli e civiltà dell’Italia antica, Roma, 1976, pp. 109-195.
📷 Corredo della tomba 100 di Camerano
(Popoli e civiltà dell’Italia Antica, fig. 21)

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