Piceno IV a: la cultura materiale

In questo secondo articolo dedicato al Piceno IVa, analizzeremo altri importanti aspetti della cultura materiale che hanno permesso di riconoscere in questa fase l’inizio del periodo di massima fioritura per il Popolo Piceno.

 

Per la fabbricazione di armi si usa quasi esclusivamente il ferro e tra i reperti più frequenti possiamo elencare:

  • Punte di lancia, con manico definito “a cannone”, la cui lama può essere sia a forma di foglia sia a forma triangolare con una costolatura centrale;
  • Teste di mazza, ovvero oggetti in ferro di forma sferoidale o ovoidale che vengono inseriti ad una estremità di un bastone di legno. Possono essere realizzate anche in bronzo;
  • Spade, con impugnatura a croce o a cinque antenne;
  • Elmi, sia di importazione come quello di tipo corinzio sia di produzione locale a calotta decorata con due volute in rilievo;
  • Schinieri.

 

Molte sepolture riferibili a questo periodo conservavano il carro al loro interno, documentato generalmente dal ritrovamento dei cerchioni in ferro delle ruote e dalla presenza di morsi di cavallo, realizzati sia in ferro che in bronzo. Tra i ritrovamenti più importanti possiamo citare Numana, Belmonte Piceno, Grottazzolina, Pitino di San Severino ecc.

 

All’interno delle sepolture si trovano anche tantissimi oggetti legati agli aspetti della vita quotidiana, anche in questo caso i materiali usati sono il ferro e il bronzo:

  • Coltelli;
  • Spiedi;
  • Asce, sia con manico “a cartoccio” a sezione quadrangolare sia con manico piatto e due appendici laterali.

 

Le forme ceramiche in cui si comincia a notare l’utilizzo della ruota a mano,  sono principalmente costituite dai tipi già diffusi nelle fasi precedenti (anche con varianti) come il cothon, il kantharos e la coppa quadriansata su alto piede a tromba e da forme nuove tra cui possiamo citare il poculum (ciotola di varie dimensioni caratterizzata dalla presenza di 4 prese al di sotto dell’orlo), il bicchiere monoansato con labbro svasato e un piccolo vaso con beccuccio ed ansa a ponticello impostata sull’orlo.

Anche in questa fase sono consistenti le importazioni da altre regioni, come ad esempio i vasi dipinti provenienti dalla Daunia, tra cui l’olla con bocca ad imbuto e anse che presentano un particolare zoomorfo.

 

A questa fase e anche alla fase successiva (Piceno IVb) vanno riferiti i primi ritrovamenti di iscrizioni in lingua picena, dialetto che appartiene al gruppo delle lingue sabelliche. Tra le iscrizioni più importanti è doveroso ricordare la lunga iscrizione riportata su una grande stele rinvenuta a Belmonte Piceno; anche se in alcuni punti è di difficile lettura, si legge il nome Aponio, ovvero il nome del defunto sicuramente di alto rango, sepolto al di sotto di questa stele. Mentre l’originale è oggi conservata al Museo Archeologico di Bologna, una bellissima copia dell’inizio del 1900, accoglie i visitatori al Museo Archeologico di Belmonte Piceno.

Bibliografia

📖 PERCOSSI SERENELLI (A CURA DI), Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Sezione protostorica, Roma 1989
📖 LOLLINI D., La civiltà picena, in AA.VV., Popoli e civiltà dell’Italia antica, Roma 1976, pp. 109-195.
📷 Disegni del corredo della tomba 14 Fabiani di Numana
(Popoli e civiltà dell’Italia Antica, fig. 13)

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