Piceno III: la fase orientalizzante

In questo contributo sarà presa in esame la terza fase cronologica individuata per il popolo piceno. È importante ricordare che le informazioni qui riportate si limitano a quanto scritto da Delia Lollini al momento della pubblicazione del suo lavoro e che ovviamente le moderne ricerche possono in qualche modo modificare, correggere o ampliare, laddove necessario, quanto riportato.

 

Questa terza fase viene riferita ad un arco cronologico che va dal 700 al 580 a.C.

 

Non si verificano sostanziali differenze rispetto ai siti sorti nelle fasi precedenti, anche se compaiono alcune tra le realtà più importanti per l’orientalizzante piceno come Tolentino e Pitino di San Severino; le necropoli individuate hanno infatti restituito alcuni tra i corredi più ricchi del territorio.

 

La sepoltura è ad inumazione, con lo scheletro per lo più in posizione distesa, con qualche eccezione a Novilara, dove si trova ancora la posizione rannicchiata su letto di ghiaia. Dallo stesso sito provengono anche le prime steli, sagomate e decorate, utilizzate per contrassegnare le tombe.

La sepoltura semplice in fossa terragna poteva anche essere delimitata da circoli di pietra, che potevano raggiungere anche diametri di notevoli dimensioni come quelli rinvenuti a Tolentino e a Moie di Pollenza. In alcuni casi invece, come a Fabriano, le sepolture potevano trovarsi sotto cumuli di pietre.

 

Aumentano in questa fase le tipologie ceramiche, risultando anche molto più frequenti all’interno delle sepolture, tra le forme maggiormente diffuse ci sono:

  • la coppa quadriansata;
  • l’anforetta ad alto collo costolato;
  • il bicchiere a due anse verticali appaiate;
  • l’olla biansata globulare.

 

Nei corredi più ricchi, le forme vascolari potevano essere arricchite da decorazioni plastiche anche figurate; alcuni vasi erano invece caratterizzati dalla presenza sulla spalla di piccoli vasetti accessori.

Si assiste ad una crescita della produzione metallurgica, oltre alla lavorazione di oggetti legati all’ornamento personale, cominciano ad essere prodotti anche bronzi laminati come:

  • elmi a calotta composita;
  • dischi con decorazione incisa o a sbalzo, sia geometrica che figurata;
  • ciste a cordoni.

Le fibule si trovano in una notevole varietà di tipi che trovano diffusione anche in altre aree culturali dell’Italia Antica:

  • fibula ad arco serpeggiante, con molte varianti;
  • fibula a drago con antenne, con molte varianti;
  • fibula a navicella, di varie forme e dimensioni.

 

Il ferro continua ad essere utilizzato principalmente per la fabbricazione di strumenti e di armi, tra cui:

  • asce a cannone;
  • punte di lancia;
  • spade ricurve.

 

I reperti ci testimoniano importantissime relazioni commerciali sia con le regioni dell’adriatico orientale sia con le altre realtà italiche, tra cui spiccano in modo particolare i contatti con il mondo etrusco. Nelle necropoli di Fabriano e di Pitino di San Severino abbondano infatti oggetti sia di fabbricazione etrusca sia importati attraverso l’Etruria, come:

  • fibule e ornamenti in argento;
  • schinieri;
  • patere baccellate;
  • bacini ad orlo perlato.

 

Le particolari spade con impugnatura a “T”, rinvenute a Novilara, ci rimandano invece a tipi diffusi nelle regioni transadriatiche.

Bibliografia

📖 LOLLINI D., La civiltà picena, in AA.VV., Popoli e civiltà dell’Italia antica, Roma 1976, pp. 109-195.
📷 Reperti significativi per la fase III provenienti dalla tomba 18 della necropoli di Moie di Pollenza
(Popoli e civiltà dell’Italia Antica, fig. 6)

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