Piceno II: le fasi della formazione

Lo studio dei principali corredi funerari ha permesso di datare la fase II al pieno VIII secolo a.C.

Grazie ad un notevole incremento delle testimonianze archeologiche (dovute anche ad un importante aumento delle campagne di scavo), è possibile accertare per questa seconda fase non solo una continuità di vita per i siti già sorti nella fase I, ma anche la formazione di nuove comunità che permettono di costruire un quadro sicuramente più completo per queste prime due fasi chiamate della formazione: tra i nuovi siti possiamo citare Novilara, S. Ginesio, Ripatransone, Cupra Marittima.

Nelle necropoli, dalle quali ricordiamo provengono la maggior parte delle informazioni in nostro possesso, il tipo di rito funerario maggiormente usato continua ad essere l’inumazione in posizione rannicchiata su letto di ghiaia marina (in alcuni casi la fossa è completamente ricolma di ghiaia). Si rinvengono però anche le prime testimonianze di sepoltura in posizione distesa.

I corredi sono principalmente costituiti da armi, ornamenti e cominciano a diventare più frequenti gli oggetti ceramici.

 

I numerosi reperti in bronzo ci confermano che vi era sicuramente una attività metallurgica molto importante che riguardava sia la produzione locale dei manufatti sia la circolazione nel territorio di oggetti provenienti dalle altre regioni italiche e da quelle transadriatiche.

Tra gli oggetti in bronzo più noti e diffusi:

  • fibula con arco a foglia con o senza giro di anellini sull’arco;
  • pettorale a doppia piastrina trapezoidale con protomi ornitomorfe ai lati;
  • anelloni di bronzo a sezione romboidale con all’interno anelli simili ma di più piccole dimensioni.

Il ferro comincia inoltre ad essere molto utilizzato sia per la fabbricazione di armi (spade e coltelli) che per la realizzazione di ornamenti e oggetti di uso quotidiano (fibule, rasoi e anelli).

Come anticipato, nelle sepolture cominciano ad essere recuperati i primi vasi fittili, limitati sempre però ad uno o due oggetti per sepoltura. Ritroviamo il cothon, contenitore dalla forma globulare o lenticolare con un’ansa sormontante che, come visto nella fase I, poteva essere legato all’ambito dell’illuminazione e il kantharos con la bocca schiacciata in corrispondenza delle anse che gli conferisce una forma ovale.

 

Il ritrovamento di oggetti,  come la fibula di bronzo ad occhiali con cappio ad otto tra i due dischi, ci testimoniano contatti commerciali importanti con le regioni orientali dell’Adriatico.

Dalle regioni settentrionali e in particolare dalle regioni baltiche, arrivava invece l’ambra che veniva ricercata soprattutto per la creazione di diversi tipi di ornamenti: poteva essere utilizzata per realizzare il rivestimento dell’arco delle fibule, per la realizzazione di pendenti per orecchini (una parte era realizzata in bronzo) e per arricchire collane, vesti e pettorali.

Non stupisce la presenza dell’ambra già in queste prime fasi, trovandosi il territorio piceno perfettamente inserito all’interno della via commerciale della cosiddetta Via dell’Ambra che qui transitava.

Bibliografia

📖 LOLLINI D., La civiltà picena, in AA.VV., Popoli e civiltà dell’Italia antica, Roma 1976, pp. 109-195.
📸 Reperti significativi per la fase II, rinvenuti in diverse località del territorio marchigiano come Rotacupa, Novilara, S. Costanzo e Osimo
(Popoli e civiltà dell’Italia Antica, fig. 4)

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