Piceno I: la fase iniziale

Sulla base dello studio dei reperti, questa prima fase viene datata nel corso del IX secolo a.C.

Cominciano a formarsi quelle realtà territoriali che poi conosceranno uno sviluppo più importante nelle fasi successive e che sono principalmente concentrate nella fascia costiera o nell’immediato entroterra: tra alcuni dei siti più importanti possiamo citare Numana, Porto Sant’Elpidio, e in particolare, Ancona e Moie di Pollenza, dove oltre al rinvenimento della necropoli, è stato scavato anche parte dell’abitato.

Le informazioni più importanti ci provengono ovviamente dai contesti sepolcrali dove, allo stato degli studi, la tipologia di deposizione utilizzata era principalmente l’inumazione in posizione rannicchiata deposta su un letto di ghiaia. Tuttavia, è attestato anche il rito dell’incinerazione, riscontrato sia a Numana, con il rinvenimento della tomba 52 Quagliotti e anche a Moie di Pollenza, soprattutto grazie agli scavi condotti nel 2002.

I corredi delle sepolture sono spesso caratterizzati dalla presenza di pochi oggetti, se non un unico reperto, e tra alcuni degli oggetti più importanti e caratterizzanti ritroviamo:

  • un tipo di spillone definito a foggia pastorale;
  • la fibula ad arco ingrossato con decorazione incisa;
  • la fibula ad arco ingrossato e staffa a disco spiraliforme;
  • il rasoio con dorso a curva interrotta;
  • la spada ad antenne Tarquinia;
  • la cote di pietra;
  • lo spillone di bronzo tipo Numana.

Questi oggetti testimoniano, già per questa prima fase, come il territorio fosse inserito in un importante rete commerciale che lo metteva in contatto non solo con le regioni tirreniche e padane, ma anche con quelle transadriatiche (come ci indica la presenza della cote).

Purtroppo più scarsa per questa prima fase è la documentazione ceramica: in contesti sepolcrali è limitata ai vasi biconici destinati a contenere le ceneri del defunto, come quelle trovate a Moie di Pollenza e Numana; in contesti abitativi, come Ancona, ritroviamo alcune forme particolari come: il cothon ( contenitore dalla forma globulare o lenticolare con un’ ansa sormontante la cui funzione non è stata ancora definita con certezza ma che potrebbe essere legato all’ambito dell’illuminazione), ciotole decorate con costolature e particolari tipi di ansa che derivano dalla fase precedente della fine dell’età del Bronzo.

Anche se sono passati più di quaranta anni e oggi possiamo contare sulla presenza di nuovi dati e informazioni provenienti dalla moderna ricerca che possono senza dubbio aggiornare e implementare questa suddivisione cronologica, lo studio della Lollini rimane sempre un fondamentale punto di riferimento per gli studiosi, una base indispensabile da cui partire per ricostruire la storia e la cultura del territorio.

Bibliografia

📖 LOLLINI D., L’abitato preistorico e protostorico di Ancona (nota preliminare), in “Bullettino di Paletnologia Italiana” LXV, 1956, pp. 237-262.
📖 LOLLINI D., Tomba ad incinerazione dalla necropoli di Numana. Contributo alla conoscenza della civiltà Picena, in Atti del I Simposio Internazionale di Protostoria Italiana, Orvieto 1967, Roma 1969, pp. 89-101.
📖 LOLLINI D., La civiltà picena, in AA.VV., Popoli e civiltà dell’Italia antica, Roma 1976, pp. 109-195.
📖 PERCOSSI SERENELLI (A CURA DI), Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Sezione protostorica, Roma 1989
📷 Disegni del corredo della tomba 52 Quagliotti di Numana
(Popoli e civiltà dell’Italia Antica, fig. 1)

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