Oplitismo in Etruria

Non c’è dubbio che attorno all’ultimo quarto del VIII secolo a.C. alcuni elementi dell’armamento oplitico fossero già note ed utilizzate: testimonianza di questo è la tomba tarquiniese del Guerriero, ove, accanto ad elementi facenti riferimento a tutt’altro tipo di armamento come due asce ed il carro, troviamo armi simili a quelle di tipo oplitico come la spada corta, lancia da getto ed il pettorale in bronzo.

Già alla metà del VII secolo la documentazione è esplicita in favore della generala adozione della completa panoplia oplitica. Le stele, i lastroni-porta delle necropoli, l’oinochoe di Tragliatella, il vaso di Aristonothos, il cratere vulcente del pittore delle Rondini si esprimono chiaramente in questa direzione.

Il pieno passaggio alla tattica oplitica deve essere stato graduale, testimonianza di questo sono le fonti iconografiche tra VII e VI secolo, dove spesso personaggi di alto rango su di un carro o a cavallo sono preceduti da opliti appiedati, dimostrazione che questa transizione fosse in atto.

Risalgono al VI secolo a.C. i carri di Castel S. Mariano e Monteleone da Spoleto, od ancora la biga bronzea di Ischia di Castro. E’ attestato che fossero a quel punto presenti opliti non appartenenti alla classe aristocratica: ne sono testimonianza tombe contenti un corredo militare oplitico, come la tomba del Guerriero di Vulci.

Un altro elemento da considerare è la popolarità che assume la rappresentazione dell’oplita appiedato in produzioni iconografiche su grande scala e di bassa qualità come quella dei bronzetti votivi rappresentanti opliti ritrovati in stipi votive a Vulci.

L’introduzione definitiva della tattica oplitica in Etruria è dunque probabilmente da porre alla metà del VII secolo a.C. con il progressivo ammodernamento dell’equipaggiamento ed il superamento di forme di guerra arcaica e principesca come quella condotta dal carro.

Bibliografia

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