Neapolis: il porto

Il fascino storico, archeologico e artistico della città di Napoli è noto in tutto il mondo, eppure continua a sorprenderci tutt’oggi. Con la realizzazione di alcune stazioni previste tra Piazza Garibaldi e Piazza Municipio della Metropolitana Linea 1 è stato possibile ricreare l’antico paesaggio costiero di Parthenope, Neapolis e del suo antico bacino portuale, nonché approfondire le conoscenze sull’Archeologia Navale. La prima imbarcazione, infatti, è stata ritrovata nel 2003 ma i ritrovamenti navali si sono susseguiti fino al 2015.

L’originale impianto della città di Parthenope si sviluppò sulla collina di Pizzofalcone, databile alla prima metà del VII secolo a. C. Alla fine del VI e gli inizi del V secolo a. C., per sopperire alle nuove esigenze politico-amministrative, fu fondata Neapolis, ovvero città nuova per distinguerla dal nucleo più antico di Parthenope, denominato Palepolis, città vecchia. L’antico porto si presenta a circa 13 metri sottostanti all’attuale piano di calpestio.

La presenza di un bacino portuale fu identificato già nel 1985 da B. Capasso quando riscontrò la presenza di due porti in un documento del 1018, il Portus Vulpulum e il Portus de Arcina rispettivamente il primo nella zona compresa tra via Media, piazza Municipio e Castel Nuovo e il secondo molo adiacente di dimensioni ridotte ubicato nella zona del Molo Piccolo.

Il secondo molo si realizzò perpendicolarmente alla linea di costa alla fine del I secolo d. C. realizzato con una gettata di pietre e frammenti calcarei circoscritta da pali lignei. In quest’area sono state rinvenuti i relitti Napoli A e C che, data l’assenza di carico e dall’usura delle imbarcazioni, si pensa siano state sommerse volontariamente.

Il relitto Napoli A ha conservato una lunghezza di 11,77 mt, una larghezza massima di 3,32, e una profondità di 88 cm. Il relitto Napoli C ha dimensioni maggiori infatti, si è conservata per una lunghezza di 13,2 mt, una larghezza massima di 3,7 mt e una profondità si 80 cm.

Al di sopra di queste imbarcazioni insabbiate, nel corso del II secolo d. C. furono costruite due pontili i quali pali hanno causato la rottura del fasciame dei relitti. Queste strutture non furono più adoperate tra la fine del II e gli inizi del III secolo d. C. quando un’imbarcazione, naufragata probabilmente a causa di una mareggiata, va a depositarsi
sul molo e su uno dei pontili: il relitto Napoli B. L’imbarcazione è stata rinvenuta con a bordo un carico di scaglie di calce e calcare, conserva una lunghezza 7 metri e una larghezza massima di 2 mt circa.

Il porto iniziò il suo declino con la formazione di una laguna (principio del V d. C.) a cui susseguì un progressivo insabbiamento (VI secolo d. C.) che portò all’abbandono delle strutture portuali e all’avanzamento della linea di costa.

Una quarta imbarcazione è stata identificata, dopo qualche anno dai primi rinvenimenti (2005). Presenta la chiglia larga e con una prua piatta, in modo da facilitare l’attracco al molo e le operazioni di scarico e carico delle merci. Nel novembre del 2014 è stata rinvenuto un altro natante nei lavori d’esecuzione del pozzo che collega la Linea 6 con quello di manovra di via Acton.

Nel corso del 2015 sono stare rinvenute altre due imbarcazioni di epoca romana destinate ai commerci, conservatesi in uno strato di fango causato da un’inondazione tra il III e il V secolo a. C. che portò all’insabbiamento del porto. I relitti conservano una lunghezza di circa 15 mt e sono state realizzate con legno di abete. Per il recupero di queste navi si è optato questa volta per lo smontaggio, date le non ottime condizioni del fasciame, dopo aver accuratamente documentato ogni strato ed eseguito i rilievi con la scansione laser.

L’ambiente umido ha reso favorevole la conservazione di oggetti in materiale reperibile come nel caso di pettini e realizzati in legno, anfore di cui alcune ancora sigillate, gioielli ed elementi legati alla marineria.

Bibliografia

📖 BOETTO G., CARSANA V., GIAMPAOLA D. , “I relitti di Napoli e il loro contesto portuale”, in Archeologia Storia Etnologia Navale Atti del I convegno nazionale Cesenatico – Museo della Marineria (4 – 5 aprile 2008), Navis 4, 2010.
📖 GIAMPAOLA D. et alii, “La scoperta del porto di Neapolis: dalla ricostruzione topografica allo scavo e al recupero dei relitti”, in Archaeologia maritima mediterranea : International Journal on Underwater Archaeology: 2, 2005.
📖 BOETTO G., CARSANA V., GIAMPAOLA D. , Il porto di Neapolis e i suoi relitti, in Arqueologia nàutica mediterrània, Monografies del CASC 8 Museu d’Arqueologia de Catalunya Centre d’Arqueologia Subaquàtica de Catalunya, Girona, 2009.
📖 https://www.napolidavivere.it/2015/03/14/altre-2-navi-romane-trovate-negli-scavi-dellametro-di-municipio/
📖 https://www.nauticareport.it/dettnews/report/napoli_e_le_navi_romane_di_piazza_municipio-6-9575/
📖 https://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/77994-la-flotta-di-neapolis-spunta-la-quintaimbarcazione-a-piazza-municipio/
📖 https://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/77994-la-flotta-di-neapolis-spunta-la-quintaimbarcazione-a-piazza-municipio/
📖 https://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/02/19/news/ecco_le_navi_romane_del_metro_salvate_in_un_metro_d_acqua_dolce-189191439/
📖 http://www.dire.it/12-03-2018/182283-navi-romane-a-napoli-il-restauro-e-una-sfida-liscrstudia-un-nuovo-metodo/

Ti è piaciuto l'articolo?

Share on facebook
Share on twitter
Share on email

vuoi approfondire l'argomento?

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE: