Mirabolano: frutto dimenticato (o forse no?!)

Quando parliamo di Storia della Gastronomia, spesso ci imbattiamo in piatti elaborati, cotture e salse tralasciando quelle che erano le materie prime, alla base dell’alimentazione comune. La maggior parte dei prodotti esistono ancora oggi sulle nostre tavole, ad eccezione di qualche raro caso: si pensi ad esempio al silfio, pianta purtroppo estinta, che ricopriva un ruolo fondamentale in molte ricette greco-romane.

Molte però sono le sopravvivenze vegetali: seppur modificatasi nel tempo, la maggior parte della frutta e della verdura che imbandiva le tavole antiche è tutt’oggi disponibile, anche se poco diffusa e/o conosciuta.

Fra i frutti dimenticati vi voglio parlare oggi del Mirabolano. Alcuni di voi forse lo conoscono come amolo o come brombolo. Si tratta di un albero da frutto originario del Caucaso, introdotto in Europa in età preromana. Il nome deriva da mirabilis, ovvero meraviglioso: tale è la sua eleganza che spesso nella Storia è stato usato più come albero ornamentale che per i suoi frutti, a metà fra susine e ciliegie. La sua nomenclatura binomiale, infatti, è Prunus Cerasifera, ovvero susino con frutti a forma di ciliegia. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, aveva difatti dedicato un libro agli alberi da frutto, ove distingueva il Prunus, ovvero l’albero delle susine, dal Cerasus, l’albero delle ciliegie.

Dallo studio dei resti archeobotanici, in aggiunta ai trattati di agronomia giunti sino a noi, si sa che i Romani conoscevano tecniche colturali avanzate e in modo particolare praticavano l’innesto per quanto riguarda la riproduzione vegetativa: selezionavano e diffondevano specie e varietà colturali importate anche da zone remote del loro Impero.  Per quanto riguarda il susino odierno, possiamo ipotizzare che il prugnolo e il mirabolano abbiano concorso alla sua formazione.

Plinio ci parla del mirabolano anche in un altro passaggio della sua opera (N.H. XIII, 18): esso infatti è uno dei pregiati ingredienti del regale unguentum, profumo preparato per il Re dei Parti, antico popolo iranico.

Ma come utilizzare oggi i Mirabolani? Semplice: grazie al loro gusto dolce-acidulo sono perfetti per farne una confettura.

Noi di StorieParallele abbiamo selezionato la Marmlà dell’Azienda Agricola Cascina Rivali: si tratta di una confettura di frutta realizzata seguendo antiche ricette tradizionali, rivisitate e attualizzate… talmente buona da includerla fra i nostri ArcheoProdotti!

Bibliografia

🏺 Plinio – Naturalis Historia – Libro XII – XIII – XV
📖 Morello Pecchioli – I frutti dimenticati – Gribaudo – 2017
📖 Ispra – Natura e biodiversità – Quaderno 8/2017 – La Pieve Poligrafica Editore

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