Il miele e le api nell’Antica Grecia

Risale a 10 mila anni fa la prima traccia dell’esistenza del miele nella vita dell’uomo. Una pittura rupestre scoperta nei pressi di Valencia, in Spagna ci presenta una scena unica: un uomo arrampicato su di un albero, circondato da api in volo, raccoglie i favi utilizzando il fumo per stordirle.

La più antica testimonianza di allevamento vero e proprio, risale invece a una pittura egiziana nel Tempio del Sole, risalente al 2400 a.C..

Il miele era conosciuto e apprezzato non solo dalle civiltà dell’area mediterranea: difatti anche in Anatolia l’apicoltura era praticata già dal II millennio avanti Cristo. La parola miele sembra derivare dall’ittita melit.  I Sumeri lo utilizzavano impastandolo con argilla e olio di cedro, a scopo cosmetico. Inoltre, nel Codice di Hammurabi si ritrovano addirittura alcuni articoli che tutelano gli apicoltori dal furto di miele dalle arnie.

Anche gli Antichi Romani lo apprezzavano: lo troviamo presente nel De Re Coquinaria di Apicio e veniva importato soprattutto da isole come Creta, Malta e Cipro.

Ma erano gli Antichi Greci i più grandi estimatori di miele: essi lo consideravano infatti il cibo degli dei.  Le api erano addirittura presenti nella monetazione greca: si pensi alle dracme coniate dalla zecca di Efeso.

Oltre alle testimonianze archeologiche, possiamo contare sulle tracce lasciate nelle fonti antiche: Omero descrive la raccolta del miele selvatico, mentre Pitagora lo segnala come segreto di vita lunga.

Anche il poeta giambico Semonide di Amorgo ci parla delle api: egli infatti sosteneva che le donne fossero di 10 tipologie, assimilabili ad altrettanti animali a seconda dei difetti posseduti. Un tipo solo di donna era augurabile per un uomo, quella che Zeus ha creato dall’ape: lavoratrice e assennata, la considerava una benedizione per il patrimonio e per la casa di chi ha la fortuna di trovarla e farla sua, incarnava quindi tutte le virtù che ogni moglie dovrebbe possedere. Riportiamo le parole di Semonide, in una traduzione di Quasimodo:

“Ma la donna ch’a l’ape è somiglievole beato è chi l’ottien, che d’ogni biasimo sola è disciolta, e seco ride e prospera la mortal vita. In carità reciproca, poi che bella e gentil prole crearono, ambo i consorti dolcemente invecchiano. Splende fra tutte; e la circonda e seguita non so qual garbo; nè con l’altre è solita goder di novellari osceni e fetidi.” (Semonide – Biasimo delle donne)

Aristotele, nel suo De Generatione Animalium, ci riporta forse la prima descrizione anatomica delle api e del loro ruolo nella formazione del miele.  Egli infatti sosteneva che:

“L’ape lo porta da tutti i fiori che sbocciano in un calice… essa bottina i succhi di questi fiori con l’organo simile alla lingua”

Sempre Aristotele ci parla delle varie qualità di miele. Egli descrive il miele primaverile “più dolce e più bianco e nel complesso più dolce di quello autunnale”. Era anche del parere che il miele rosso fosse meno buono.

Considerato un alimento altamente energetico e facilmente digeribile, tutt’oggi è apprezzato perchè ricco di vitamine e sali minerali. I diversi tipi di miele presentavano diverse proprietà che venivano sfruttate dalla pratica medica, come antisettico, cicatrizzante e purgante.

Il miele, e dunque anche l’ape, assurgevano per gli Antichi Greci anche un valore sacrale. Nel mitologia della Grecia antica, l’ape riveste un importante significato metasimbolico.  Intorno all’ape, al miele e al favo si svilupparono tradizioni mitiche cultuali, di cui citiamo solo alcuni esempi:

  • Zeus infante era nutrito dal latte della capra Amaltea e dal miele dalle figlie di Melisseo;
  • anche Dioniso venne allevato col miele da una ninfa;
  • Melissa, la dea di origine cretese Melissa, era considerata la Ninfa-Ape;
  • mentre si deve ad Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, l’insegnamento agli uomini dell’antica arte dell’apicoltura.

Nell’alimentazione non era utilizzato solo come dolcificante: il miele era sia un condimento, che un conservante. Il gusto agrodolce era difatti molto apprezzato. Troviamo addirittura anche alcune bevande a base di miele: dalla sua fermentazione veniva prodotto l’idromele, mentre mescolato a vini pregiati come il Falerno o il Massico veniva prodotto il vino mielato.

Come appena accennato, melassa e sciroppi venivano utilizzati nella conservazione sotto zucchero, pratica comune per frutta e carne. Dopo averlo essiccato, il cibo veniva immerso in vasche di sciroppo o miele. Ciò creava un’ambiente ostile alla proliferazione di muffe e batteri nocivi per l’uomo.

Bibliografia

🏺 Biasimo delle donne – Semonide
🏺 De Generatione Animalium – Aristotele
📖 Storia del Miele – Corrado Soddu – Lulu – 2012
📖 Melissa: archeologia delle api e del miele nell’Antica Grecia – Marco Giuman – Bretschneider Editore – 2008
📖 La mitologia greca. Fonti, luoghi e iconografia – Buxton Richard – Logos – 2006

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