L’origine naturale dell’ambra

Nei precedenti contributi abbiamo anticipato come l’ambra fosse un materiale molto apprezzato e ricercato sia per la fabbricazione di gioielli che per le virtù magiche e terapeutiche che le venivano attribuite. Le particolari caratteristiche, un colore acceso e brillante, una buona modellabilità e un intenso profumo, la rendevano particolarmente affascinante per gli antichi che non potevano non riconoscerne un’origine mitica.

Ma, nonostante la ricerca dell’origine nel mito, gli antichi erano ben consapevoli dell’origine naturale dell’ambra e da dove questa derivasse, scrive infatti Plinio:

 

Nascitur autem defluente medulla pinei generis arboribus, ut cummis in cerasis, resina in pinis erumpit umoris abundantia…”

“Nasce poi col midollo che defluisce dagli alberi del genere del pino, come esce la gomma sui ciliegi, la resina sui pini esce fuori con abbondanza di liquido…”

(Nat. Hist. XXXVII, 42)

 

“Arboris sucum esse etiam prisci nostri credidere, ob id sucinum appellantes. Pinei autem generis arboris esse indicio est pineus in adtritu odor et quod accensum taedae modo ac nidore flafrat.”

“Anche i nostri predecessori ritenevano che fosse il succo dell’albero, chiamandolo perciò succino. Poi l’odore di pino nello sfregamento e il fatto che acceso brucia al modo della torcia con esalazione di cibo bruciato, è indizio che (l’albero) fosse del tipo dell’albero del pino”

(Nat. Hist. XXXVII, 43)

 

Le moderne ricerche e le analisi condotte su questa resina permettono oggi di avere informazioni più precise e dettagliate sulla sua naturale formazione. Oggi sappiamo infatti che l’ambra è il risultato di un lungo processo di fossilizzazione (della durata di circa 5 milioni di anni) di una resina prodotta da piante ormai estinte.

Il processo alla base prevede che la pianta si trovi in particolari condizioni climatiche caldo umide e circa 250 milioni di anni fa, un importante aumento della temperatura portò alla formazione delle prime estese foreste succinefere.

La fuoriuscita del succo poteva avvenire sia spontaneamente sia in seguito a lesioni o come protezione dall’attacco di agenti patogeni, la cui formazione è favorita appunto da ambienti caldo umidi; in questa fase, nel suo percorso verso il suolo, poteva inglobare al suo interno piccoli animali o micro-frammenti vegetali, rinvenuti poi perfettamente conservati nei frammenti di ambra fossilizzati, grazie alla capacità della resina di proibire la formazione di batteri.  Una volta raggiunto il suolo inizia a fossilizzarsi attraverso il processo della polimerizzazione. Quando questo processo non viene completato, la resina semifossile prende il nome di “copale”, una varietà dal colore molto più chiaro e preferita nella fabbricazione di gioielli per la sua maggiore modellabilità.

Numerosissimi sono in tutto il modo i giacimenti di ambra che hanno avuto origine in diverse ere geologiche. Quelli più estesi e conosciuti, formati nel corso dell’Eocene, si trovano nelle regioni baltiche. In Italia, i giacimenti di ambra si trovano in Sicilia e nell’appennino Tosco-Emiliano e la loro formazione viene fatta risalire al Miocene.

Nel corso della storia, l’ambra maggiormente utilizzata e diffusa è quella proveniente dai giacimenti del Mar Baltico; da queste regioni si propaga in tutto il continente europeo, attraverso un percorso commerciale, sfruttato fin dalle epoche più antiche conosciuto come “La Via dell’Ambra”. Particolarmente apprezzata anche in Italia, si diffonde attraverso i percorsi sorti lungo le regioni adriatiche.

Il commercio di questa resina fu talmente importante che sorsero nelle varie fasi storiche, numerosi e importanti centri di lavorazione e smistamento: come, per l’età del Ferro, Verucchio nel riminese e Belmonte Piceno nelle Marche.

Bibliografia

🏺 PLINIO, Naturalis Historia
📖 FORTE M. (ed.) 1994, Il dono delle Eliadi. Ambre e oreficerie dei principi etruschi di Verucchio, catalogo della mostra (Verucchio 16 luglio -15 ottobre 1994), Bologna
📖 NAVA M.L., SALERNO A. (ed.) 2007, Ambre, trasparenze dall’antico, catalogo della mostra (Napoli 26 marzo – 10 settembre 2007), Napoli
📸 DANIEL ALBANY – Pixabay.com

Ti è piaciuto l'articolo?

Share on facebook
Share on twitter
Share on email

vuoi approfondire l'argomento?

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE: