Lo sviluppo dell’economia neobabilonese

Del VI secolo a.C. abbiamo un’incredibile quantità di documentazione testuale che permette uno studio quantificativo dello sviluppo economico mesopotamico attendibile, a differenza di altri periodi storici.

Questa documentazione ha origine urbana, quindi ci restituisce una visione parziale rispetto alla globalità dell’economia. Ciò nonostante, grazie alla ricchezza degli archivi familiari e templari, è stata resa possibile una ricostruzione molto dettagliata della situazione economica del tempo.

Le tavolette in questione riportano atti giuridici e notarili, legati a compravendite, contratti di matrimonio e testamenti, oltre a documenti legati alla gestione ordinaria dei patrimoni come ricevute e contratti di prestito. Per quanto concerne l’amministrazione templare, si ha traccia della gestione delle proprietà e del lavoro dipendente, oltre ai costi delle principali voci di spesa, come ad esempio i prezzi del cibo.

In ambito demografico viene registrata una rapida crescita della popolazione e crescente tendenza all’urbanizzazione, sia da un punto di vista assoluto che relativo. Si stima che, in meno di quattro secoli, la popolazione si sia addirittura quintuplicata anche se una precisa quantificazione non è ancora possibile.

L’evoluzione urbana ha sicuramente favorito un’altra innovazione economica: l’introduzione del denaro in argento. L’argento era in realtà già presente come mezzo di pagamento, ma esclusivamente per concludere transazioni di alto valore. Per la prima volta nella Storia si può invece parlare dell’economia mesopotamica come di un’economia veramente monetizzata.

La diffusione di questo metallo fu resa possibile da una svalutazione del suo potere d’acquisto, di circa due terzi rispetto al periodo paleobabilonese. Il processo inflazionistico rese possibile l’uso dell’argento anche per le transazioni di poco valore, stabilendo l’unità minima a 0,208 grammi.

I salari godettero di un aumento, grazie all’azione indiretta di questa politica monetaria, vedendo addirittura raddoppiato il loro potere di acquisto. Dopo la caduta dall’impero assiro, il bottino di guerra non viene tesaurizzato ma investito in ambiziosi progetti architettonici di riqualificazione urbana: vengono scavati canali di irrigazione, erette mura difensive e costruiti templi e palazzi. Questa intensa domanda di manodopera fatta dallo stato fa, di conseguenza, crescere le retribuzioni.

Da un punto di vista agricolo, invece, si assiste ad una sistematica conversione dei campi di grano in giardini di palme da dattero. L’orticoltura intensiva richiede investimenti a lungo termine, stabilità politica e disponibilità di manodopera ma restituisce un ottimo rapporto fra quantità prodotta per unità di terra.

La prospera produttività agricola unita ai costi di trasporto molto bassi, stimola positivamente gli scambi commerciali.

Questo contesto economico favorisce lo sviluppo di nuove attività economiche. Entrano in scena nuove figure professionali di impronta imprenditoriale, quali l’esattore delle tasse e il banchiere.

Si può dunque affermare che l’economia mesopotamica di questa fase neobabilonese è molto più assimilabile alle coeve economie del mondo classico, greco e romano, che ai suoi stessi sistemi economici precedenti.

Bibliografia

📖 Storia Economica del Mondo Antico – Fritz M. Heichelheim – Universale Laterza – 1979

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