L’Ipogeo di Via Livenza

Si definisce ipogeo un ambiente sotterraneo di interesse storico od antropologico, nel nostro caso dedicato forse al culto della dea tracia Cotys venerata dalla setta misterica dei Baptai, oppure un culto che prevedeva il rito battesimale vista la grande vasca posta nel centro dello spazio.

Si accede all’edificio grazie ad una scalinata fatta da gradini originali che immettono in uno spazio a pianta allungata, composto da una sola aula absidata e da alcuni ambienti secondari. Il lato nord è articolato con tre archi adiacenti che portano ad una scala e ad altri spazi oggi irrimediabilmente perduti. L’arco centrale sovrasta una vasca rettangolare che presenta ancora il sistema di deduzione e adduzione delle acque. Vi sono inoltre pitture sullo zoccolo e qualche resto di mosaico nella parte superiore. I pochi lacerti fanno pensare che l’episodio inscenato fosse quello in cui San Pietro fa scaturire da una roccia dell’acqua per battezzare un centurione appena convertito. L’epigrafe sull’arcone è illeggibile e non ci può più essere d’aiuto in nessun modo.

Altri affreschi sono presenti presso la nicchia sul fondo: ci sono decorazioni marmoree e vegetali, mentre sulla cima svetta un kantharos dal quale scaturisce acqua e due colombe si abbeverano. Ai lati appare Diana che è intenta a cogliere uno strale mentre corre nei boschi per cacciare due cervi. Sul lato destro una ninfa è intenta ad accarezzare un capriolo.

Gli studiosi datano concordemente l’ipogeo alla seconda metà del IV d.C., ma ad oggi nessun elemento conferma la reale funzione che aveva questo luogo che sorge presso il Quirinale. Infatti, con le poche fonti che citano il sito, la scoperta del 1923 avvenne fortuitamente durante la costruzione di un edificio che ne distrusse in parte i resti.

In fine, si potrebbe trattare molto semplicemente di un ninfeo vista la stretta connessione con l’acqua; forse in antico vi era una sorgente che determinò l’utilizzo e conseguentemente anche la decorazione parietale sopra citata. Verrebbe così a spiegarsi la coesistenza di elementi iconografici cristiani e pagani, che bene spiegano il particolare periodo storico nel quale sorse l’edificio caratterizzato da una lenta ma profonda trasformazione sociale e culturale del mondo romano.

Bibliografia

📖 L’arte dell’antichità classica, Etruria-Roma, R. Bianchi Bandinelli, M. Torelli, Torino 1976.

Ti è piaciuto l'articolo?

Share on facebook
Share on twitter
Share on email

vuoi approfondire l'argomento?

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE: