L’Eretteo dell’Acropoli

La cariatide, anche conosciuta come canèfora, è una scultura avente la funzione di colonna a forma femminile. Stando a Vitruvio il nome significherebbe donne di Karya, città del Peloponneso che venne distrutta per aver dato appoggio ai nemici persiani. Le donne vennero rese schiave e per l’architetto romano questo sarebbe il motivo del loro infausto compito.

Eppure, le celeberrime cariatidi dell’Eretteo sull’Acropoli di Atene sembrano non tanto soffrire il compito, quanto più riprodurre le figure ieratiche korai; cioè la raffigurazione di giovani donne non più fanciulle.

Iniziato dall’architetto Alcibiade nel 421 a.C., e poi ripreso dall’architetto Filocle tra il 409-407 a.C., il tempio si erge su un terreno impervio caratterizzato da un profondo dislivello che ha fatto sì che la pianta si presenti insolita rispetto alla norma. Si caratterizza come tempio prostilo, cioè con la parte nord avente sei colonne ioniche poste a protezione della polla d’acqua salata, mentre a ovest gli intercolumni sono chiusi da muri forniti di finestre.

A sud si sviluppa la loggia delle Cariatidi che proteggono e ornano la tomba del re Cecrope. In realtà quelle che oggi si vedono sono copie perché le originali sono conservate all’interno del Museo dell’Acropoli per preservale dal degrado. Inoltre, originariamente queste erano sei: una di esse venne prelevata da Lord Elgin nel 1801 e trasportata in Inghilterra dove ancora oggi la si può vedere al British Museum di Londra.

L’interno presenta due celle a diverso livello, quella più alta ospitava il Palladio e quella più bassa era divisa in tre vani. Un vestibolo dava accesso due spazi di egual dimensione che ospitavano il culto del dio Poseidone e quello del mitico re Eretteo.

Questo santuario era dedicato ad Atena Poliade, cioè la protettrice della città, nonché legato a più antichi culti arcaici che costituirono la leggenda della nascita di Atene. Qui infatti si sarebbe svolta la disputa tra Atena e Poseidone per il dominio dell’Attica: a testimonianza si custodivano la pietra con l’impronta del tridente divino, la polla d’acqua dalla quale nacque il cavallo dono dello stesso dio e, infine, l’ulivo sacro donato dalla dea e divenuto simbolo di pace per eccellenza della città. Il mitico re Cecrope avrebbe inseguito divinizzato il Palladio, la statua caduta miracolosamente dal cielo, nonché vi furono tumulate le spoglie di sua figlia Androsa amata da Ermes.

L’Eretteo sostituì il Tempio Arcaico quando venne distrutto dai persiani nel 480 a.C., rimangono a testimonianza alcune fondamenta tra il suddetto edificio e il Partenone.

Bibliografia

📖 L’arte dell’antichità classica. Grecia, R.Bianchi Bandinelli, E. Paribeni, Torino, Utet Libreria, 1986.

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