Le Leggi Suntuarie e l’alimentazione

Con lo scopo di limitare gli eccessi, l’ostentazione e il lusso, a partire dal II secolo a.C. vennero varate le cosiddette Leggi Suntuarie, dispositivi legislativi atti a contenere la sregolatezza anche sul piano alimentare.

Una prima fonte che ci parla di queste leggi contro il lusso è Aulo Gellio, nelle sue Notti Attiche: egli infatti, nel II libro, riporta che i romani legiferarono più volte per contenere gli eccessi nei banchetti.

La Legge Orchia (180 a.C.) pose limite al numero dei convitati a tavola, ma come denuncia più volte Catone nelle sue orazioni, questa era spesso disattesa.

Della Legge Fannia (161 a.C.) parla anche Macrobio (Saturnalia, liber III c. 13). Questa imponeva un budget di spesa pari a 100 assi, per ogni pasto organizzato in occasione dei Ludi Romani, dei Ludi Plebei e dei Saturnalia, e di appena 10 assi per i restanti giorni dell’anno.

La Legge Didia (143 a.C.) venne promulgata con l’intento di rafforzare le restrizioni già emanate, sempre meno rispettate.

Su questa scia, prese forma anche la Legge Licinia (97 a.C.) la quale, continuando a confermare le leggi precedenti (in particolare i precetti della Legge Orchia) fissò a 200 sesterzi la spesa massima per un banchetto di nozze. Questa legge contingentava anche il consumo di carne e prodotti di salumeria; era invece consentito il libero consumo di alimenti di origine vegetali.

Silla limitò a determinati giorni festivi (Calende, Idi, None e Ludi) la possibilità di offrire banchetti con budget sino a 300 sesterzi, che scendevano ad appena 30 sesterzi per i restanti giorni dell’anno. Fu però colpevole, nell’emanare la Legge Cornelia (81 a.C.), di rendere accessibili a tutti, anche i prodotti gastronomici più ricercati, con una manovra di contenimento dei prezzi delle derrate alimentari.

La Legge Anzia (68 a.C.) oltre a fissare il tetto massimo di spesa per i banchetti, vietava formalmente ai magistrati in carica di accettare inviti a cena, se non presso personalità di spicco.

Le leggi suntuarie non erano altro che tentativi dei legislatori di salvaguardare il mos maiorum, la frugalità e l’austerità tipiche della tradizione romana, che avevano permesso di raggiungere la grandezza. Oltre a voler arginare il consumo dei beni di lusso, provenienti dalle province orientali, l’obiettivo era quello di attenuare il dislivello che c’era fra l’élite privilegiata e il resto della popolazione, al fine di disinnescare possibili moti interni e contenere l’indignazione delle masse.

Bibliografia

📖 Notti Attiche, Aulo Gellio, UTET, 1992
📖 Saturnalia, Ambrogio Teodosio Macrobio, UTET, 1992
📖 Panem et Circenses, Alberto, Jori, Nuova Ipsa Editore, 2016

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