Le innovazioni agricole nella fase Antico-Uruk

L’accrescimento della produzione agricola, databile durante la fase antico-Uruk (ca. 4000-3500 a.C.) è attribuibile ad un complesso di innovazioni correlate tra loro.

Nella regione mesopotamica è attestata la presenza di due sistemi di irrigazione, ciascuna adattabile alle diverse conformazioni geo-morfologiche e idrologiche della valle e del delta.

L’irrigazione a bacino prevedeva la completa sommersione del campo: il terreno, perfettamente in piano, era suddiviso in modesti lotti quadrati delimitati da piccoli argini. Questi campi erano facilmente gestibili a livello familiare e non necessitavano di alcuna pianificazione o intervento centralizzato.

L’irrigazione a solco era invece applicata a campi in leggera pendenza, suddivisi in lunghe strisce parallele fra loro. La testata alta era adiacente al canale che distribuiva acqua a tutti i campi mentre la testata bassa confinava con i bacini di drenaggio. In questo modo il terreno era imbevuto per percolazione orizzontale: per organizzare questo sistema in modo efficiente era necessario un lavoro coordinato per il primo impianto e la messa a coltura del terreno.

Per quanto riguarda gli strumenti agricoli è doveroso spendere qualche parola per ciascuno di essi, al fine di capirne la rilevanza. L’aratro seminatore a trazione animale, in cui venivano impiegate due o tre coppie di buoi, consentiva di scavare solchi rettilinei di lunghezza pari a centinaia di metri con un evidente risparmio in termini di tempo e di manodopera rispetto all’uso della zappa.

Ad esso veniva aggiunto un accessorio, l’imbuto a cannello, che consentiva una più efficiente dimora dei semi direttamente nel solco: minimizzando le perdite di semente rispetto al metodo per dispersione, si assisteva ad un miglioramento quasi doppio nel rapporto fra semi impiegati e raccolto effettivo.

La trazione animale era usata anche nell’ambito di altre operazioni quali la trebbiatura e il trasporto del raccolto, tramite la slitta trebbiatrice. In questo caso l’animale impiegato era un asino, come ci testimoniano numerose attestazioni iconografiche. La diffusione della trazione animale rientra in quella che è stata definita la “rivoluzione secondaria”, in concomitanza con i processi di prima urbanizzazione.

Per lo smistamento e il trasporto del raccolto nella bassa Mesopotamia, oltre ai carri, si utilizzavano a che imbarcazioni che sfruttavano la fitta rete di canali fluviali.

I falcetti di terracotta erano un attrezzo usato per la mietitura di grandi estensioni cerealicole. A forma di mezzaluna, avevano il bordo interno affilato e si pensa fossero strumenti usa e getta: altre al suo rapido deterioramento, l’affilatura non era ricostituibile. Questo strumento, che ai nostri occhi può apparirci limitato, aveva un costo di manifattura estremamente basso e permetteva l’utilizzo simultaneo di un numero ingente di manodopera nello stesso appezzamento.

Bibliografia

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