Le indagini paleonutrizionali

Le indagini paleonutrizionali hanno avuto un recente impulso dall’applicazione di nuove tecniche analitiche nel campo della paleoantropologia e della paleopatologia. L’applicazione di queste metodologie permette ai ricercatori di individuare la presenza di un determinato elemento, anche in quantità minime. Analizzando quindi i resti ossei è possibile farsi un’idea delle condizioni alimentari di quell’individuo grazie alla presenza di alcuni metalli, definiti marcatori alimentari. Ovviamente la diversa presenza di questi elementi sul territorio andrà registrata al fine di standardizzare i valori nei diversi siti.

Lo stronzio è sicuramente l’elemento maggiormente affidabile per questo tipo di ricerca: difatti il 99% dello stronzio presente nel corpo viene assorbito dal tessuto osseo. Questa sua caratteristica è detta tropismo elettivo per il tessuto osseo. Presente in forte quantità nei vegetali, è riscontrabile nelle ossa degli erbivori in quantità rilevanti, mentre negli onnivori è direttamente proporzionale all’assunzione di questi alimenti.

Lo zinco, invece, può essere assimilato al corrispettivo dello stronzio per gli alimenti di origine animale, anche se meno attendibile. Fortemente presente nelle carni, soprattutto quelle rosse e nella selvaggina, lo troviamo anche nel pesce e nei molluschi di mare. Sfortunatamente ne troviamo traccia anche nel latte vaccino e ovino, oltreché in alcuni cibi di origine vegetale, come le noci.

Questo studio, oltre a permettere la ricostruzione delle abitudini alimentari, costituisce un dato interessante sulle economie alimentari antiche. Si assiste così ad una classificazione di questo tipo:

  • Economie agricole, ad elevata concentrazione di stronzio nel tessuto osseo;
  • Economie miste, a concentrazione intermedia di stronzio nel tessuto osseo;
  • Economie pastorali, a bassa concentrazione di stronzio nel tessuto osseo;
  • Economie ricche, ad elevata concentrazione di zinco nel tessuto osseo;
  • Economie povere, a bassa concentrazione di zinco nel tessuto osseo.

È stato effettuato uno studio comparativo in alcuni campioni di popolazione a cultura etrusca, mettendo in relazione epoche diverse per analizzare l’evoluzione dell’alimentazione dei secoli. Analizzando i resti rinvenuti nei siti di Pontecagnano e Tarquinia, possiamo definire la società etrusca come agricola. Altro dato interessante è la progressiva diminuzione dell’apporto di proteine di origine animale, dall’età arcaica a quella ellenistica. Da un punto di vista statistico invece non è riscontrabile nessuna differenza significativa fra uomini e donne: questo ci dice molto sulla società etrusca e sull’accesso evidentemente non discriminato alle fonti alimentari.

Bibliografia

📖 L’alimentazione nel mondo antico – vol. Etruschi – Ministero per i Beni Culturali e Ambientali – Libreria dello Stato – 1987

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