Le grotte di Pertosa-Auletta

All’interno del Massiccio dei Monti Alburni si trovano le Grotte di Pertosa-Auletta considerate un unicum in quanto sono le uniche grotte italiane nelle quali è possibile la navigazione del Nigro, il fiume sotterraneo che attraversa le grotte, e le uniche grotte europee a conservare resti di un insediamento palafitticolo risalente al II millennio a. C.

Le prime ricerche furono eseguite da G. Patroni e P. Carducci a fine Ottocento (1897-1898). I due studiosi riportarono alla luce la stratigrafia interna all’antegrotta. Dagli scavi, seppur di non facile esecuzione poiché la vicinanza al torrente ipogeo delle trincee di scavo influiva sull’allargamento delle stesse, emersero varie fasi di frequentazione antropica che copriva un arco temporale che iniziava dal Neolitico all’età greco-romana, documentata dalla presenza di manufatti in pietra, osso, ceramica e metallo.

Di notevole importanza, fu il ritrovamento di strutture lignee, appartenenti a due fasi stratigrafiche distinte, riconosciute come “palafitte” data la prossimità al torrente. Delle strutture palafitticole, la cosiddetta palafitta superiore fu distrutta per l’asportazione del deposito in cui era inglobata e della palafitta inferiore si sono conservati solo le porzioni dei pali ubicati nell’alveo del torrente. Negli anni venti del Novecento, il sito si ritrovò sommerso nel momento in cui si eresse una diga all’imbocco della cavità e i reperti archeologici furono distribuiti tra i musei di Salerno, Napoli e Roma.

Un temporaneo svuotamento del bacino idrico artificiale permise nel 2004 agli archeologi di riprendere gli scavi. Si accertò, infatti, che il livello palafitticolo inferiore era stato inglobato nei limi del fondale. Si organizzarono allora due campagne di scavo nel 2009 e nel 2013.

Il corso d’acqua sotterraneo è caratterizzato da un primo tratto torrentizio, dalla sorgente fino alla cascata, e il secondo, dalla cascata alla diga, da una profondità massima di 4,5 mt, facilmente navigabile con l’impiego di chiatte. Nel 2016 si svolgono le prime prospezioni subacquee all’interno della cavità nel secondo tratto che va dalla cascata alla diga per circa 230 mt suddivise in tre settori:

  • nel primo tratto la cd “antegrotta” (80 mt circa) illuminato dalla luce naturale, dove sono stati ritrovati materiali archeologici e resti dei pali lignei della palafitta protostorica già conosciuti dalle precedenti ricerche;
  • nel secondo tratto (130 mt circa), contraddistinto per l’assenza di luce e il fondale fangoso poco profondo;
  • l’ultimo tratto coincide con la zona antistante alla cascata, totalmente oscura, ed è caratterizzato dalla forma triangolare irregolare con fondale roccioso e sabbioso con una profondità massima di 4,5 mt.

Nell’antegrotta, tra il 2009 e il 2013, si sono identificarono 86 pali, nel 2009 è stato individuato il crollo di una palafitta e nel 2016 l’area è stata ritrovata coperta dal limo. La presenza del deposito fangoso incide sulla visibilità già ridotta della antegrotta, quindi per poter proseguire le ricerche bisognerà eliminare lo strato limoso recente.

Nel secondo tratto sono stati ritrovati reperti ceramici, un punteruolo in osso e una macina in pietra (2013). Anche in quest’area la presenza del sedimento limoso sul fondale ha pregiudicato la possibilità di chiarire con precisione l’estensione dell’area archeologica. Tuttavia, sono stati recuperati materiali ceramici protostorici e un frammento ligneo riconducibili a quelli presenti nell’antegrotta, appartenenti all’età del Bronzo media e recente.

Nella zona della cascata, le indagini avevano come obiettivo di valutare la possibilità di riconoscere quest’area come luogo di culto legato all’acqua. Purtroppo non sono state rinvenute evidenze archeologiche anche se potrebbero conservarsi al di sotto dei macigni di crollo pieni di cumuli sabbiosi.

Il complesso speleologico ha riaperto al pubblico il 1 luglio 2020, dopo 115 giorni di lockdown. I gruppi saranno contingentati a 12 persone ed è possibile prenotare la propria visita online o chiamando lo 0975/397037.

Bibliografia

📖 LAROCCA F., BREGLIA F., Grotte di Pertosa (Salerno). Un contesto archeologico sommerso in ambiente sotterraneo, in Atti del V Convegno nazionale di archeologia subacquea “Archeologia Subacquea 2.0” Udine, 8-10 settembre 2016, Il patrimonio culturale sommerso Ricerche e proposte per il futuro dell’archeologia subacquea in Italia, Capulli M. (a cura di), Forum, 2018.
💻 http://fondazionemida.com/grotte-pertosa-auletta
📸 Radio Alfa – Flickr

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