Le armi dei legionari: il gladio

L’arma iconica per eccellenza delle legioni romane, rappresentata anche in età moderna in un’infinita quantità di quadri, immagini e film su Roma, è certamente il gladio.

Ma tale arma fu davvero utilizzata durante tutta la Storia Romana?

Se si considerasse le fonti letterarie si potrebbe affermare che il gladio fu un’arma legionaria fin dal periodo monarchico, dato che Livio ne riporta il termine per indicare le armi dei soldati in età serviana. Tuttavia si deve specificare che Livio mancava di competenze militari specifiche ed inoltre tendeva a utilizzare termini e concetti noti al lettore della sua epoca (I secolo a.C.) per indicare anche elementi di un passato arcaico ormai scarsamente presente nella memoria della società romana. Il termine gladio sta dunque ad indicare semplicemente l’arma corta da corpo a corpo individuale a disposizione del legionario, che in origine doveva essere una sorta di spatha, ovvero un’arma da utilizzare di taglio, la cui dimensione variava, a seconda del modello, dai 30 centimetri fino ai quasi 80 della falcata (dall’utilizzo molto simile a quello di una falce)  conosciuta a partire dal IV secolo. Le spade più corte erano spesso un’integrazione all’armamento oplitico, che prevedeva innanzitutto l’utilizzo dell’hasta e solo in casi eccezionali il ricorso a queste armi per il combattimenti individuale.

Con il termine gladius invece ci riferiamo solitamente ad una spada da utilizzare di punta, con riferimento particolare al gladius hispaniensis che, stando a Polibio (fonte militarmente più competente e affidabile di Livio e, anzi, da lui stesso ripreso) era di origine iberica e fu introdotto nell’esercito romano a partire dalla Seconda Guerra Punica. Con la spedizione annibalica infatti giunsero nella penisola svariate migliaia di mercenari iberi e celtiberi che utilizzarono efficacemente quest’arma contro le legioni romane. Il gladio si rivelò particolarmente efficace se integrato con gli scudi piuttosto voluminosi e le loricae dei romani, tanto che dopo le battaglie vittoriose i Celtiberi erano soliti spogliare i caduti avversari delle armature per appropriarsene. Quando i Romani si trovarono di fronte le linee celtibere sulle piane di Canne esse erano ormai indistinguibili per armamento da quelle dei soldati capitolini.

I contatti militari proseguirono anche in Iberia e gradualmente il gladio si impose tra i legionari. Esso infatti permetteva al soldato, riparato dallo scutum, di colpire di punta, dal basso verso l’alto nel momento in cui i nemici esponevano il fianco per vibrare il colpo con spade e armi più ingombranti. A quel punto il legionario non doveva far altro che ruotare l’arma fin a 180 gradi per rendere la ferita gravissima e ridurre all’impotenza l’avversario. L’efficacia del gladio era aumentata dai pila, il cui lancio spesso costringeva il nemico ad abbandonare il proprio scudo (se ne era dotato), ormai danneggiato, e a rimanere quindi scoperto.

Nel corso del tempo ovviamente il gladio iberico, lungo fino a 70 centimetri e 5-6 di larghezza nella parte più bassa e ampia dell’arma, entrò in competizione con modelli alternativi, più corti. Grazie alle fonti archeologiche di Pompei possiamo constatare l’esistenza di gladi tra i 42 e i 55 centimetri.

Dal II secolo d.C. tuttavia la popolarità di quest’arma diminuì e si preferì tornare a svariati modelli di spatha, soprattutto con l’aumento dei legionari e degli ausiliari di origini centro europee e barbariche, dove queste armi più lunghe erano di uso comune.

Bibliografia

🏺 Livio – Ab Urbe condita
🏺 Polibio – Historiae
📖 G. Brizzi – Il guerriero, l’oplita, il legionario – Il Mulino – Bologna – 2002
📖 M. Luchetti – Le armi che hanno cambiato la storia di Roma antica – Newton Compton – Roma – 2020

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